Ultime notizie CarovitaDelitto di GarlascoNazionale italianaScuolaUcrainaVladimir Putin
ATTUALITÀBrandizzoInchiesta urbanistica MilanoInchiesteLavoro e impresaPiemonteSicurezza sul lavoroTorinoTrenitalia

Strage di Brandizzo, udienza preliminare tra le polemiche: dalle aule divise al risarcimento ingiusto a una delle famiglie

30 Settembre 2026 - 20:21 Michela De Marchi Giusto
L'udienza parte con due polemiche
L'udienza parte con due polemiche
I famigliari delle vittime vogliono giustizia: «I ragazzi sono stati mandati lì a morire». In Tribunale uno degli indagati, Antonio Massa, caposcorta di Rfi
Google Preferred Site

Dopo tre anni dalla strage di Brandizzo è iniziato mercoledì 30 settembre il processo per stabilire le eventuali responsabilità per l’incidente ferroviario del 30 agosto 2023, dove morirono 5 operai. Subito però sono sorti due problemi: l’organizzazione delle aule e il risarcimento sbagliato di una delle famiglie che si sono costituite parte civile. Il processo, quindi, è partito a rilento e con grandi difficoltà.

All’udienza preliminare tenutasi al Tribunale di Ivrea ne seguirà una in cui si pronunceranno le difese, fissata per il prossimo 28 ottobre. Ad oggi sono 24 gli indagati tra persone fisiche e società e 50 le richieste di costituirsi parte civile da parte dei famigliare delle vittime e degli enti.

Perché la famiglia di Kevin Laganà contesta il risarcimento alla madre

La prima polemica nata in Tribunale è legata al rimborso ottenuto da Concetta Salvo, madre di Kevin Laganà, uno dei 5 operai morti a Brandizzo dopo essere stato investito dal treno, nonché la vittima più giovane. «È vergognoso perché lei non ci ha cresciuto. A farlo è stato solo nostro padre» racconta il fratello Antonino a Repubblica. La madre, inoltre, non era presente in aula e avrebbe agito con un accordo riservato per ottenere il risarcimento. «A noi familiari ha fatto tanto male sapere di questo accordo oggi in tribunale. – aggiunge Antonino – Nostro padre ci ha cresciuto, ha fatto da madre e padre. Nessun altro. Lei è sparita».

Due aule in videoconferenza: mancato il rispetto per le famiglie

Il secondo problema ha riguardato l’organizzazione dell’udienza, svolta in due aule collegate in videoconferenza data la quantità di persone che vi avrebbe partecipato. In una c’erano gli imputati con i legali, nell’altra le parti offese e i relativi avvocati. «Non è una questione soltanto logistica ma di rispetto, che attualmente sta mancando, per i morti e per i loro familiari» afferma Chiara Gribaudo, deputata Pd e presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, che chiede al ministero della Giustizia spazi più consoni.

L’avvocato Bona: «Il ministro Nordio dovrebbe vergognarsi»

Con Gribaudo concorda l’avvocato della famiglia Laganà, Enrico Calabrese, secondo cui «è indecoroso fare udienza in queste condizioni, in due aule separate quando c’erano delle alternative assolutamente praticabili». Il legale ha poi specificato: «Non accusiamo né il tribunale né la procura, ma il ministero forse un po’ più di buona volontà avrebbe potuto metterla». E ancora sul tema si aggiunge l’avvocato di parte civile, Marco Bona: «Il ministro Nordio dovrebbe vergognarsi, non si può celebrare un processo così importante in queste condizioni, è uno scempio. Così non si rispetta la dignità delle parti offese e di tutti coloro che fanno parte di questo processo». Di fronte alle lamentele di famigliari e avvocati, è intervenuta la Regione Piemonte che, con il Comune, ha allestito una sala con 100 posti in un edificio vicino al Tribunale.

Giustizia per i famigliari delle 5 vittime

Le famiglie in aula si sono dette molto provate, ma per loro era essenziale partecipare al processo. «Stiamo male, sarà un percorso lungo ma vogliamo giustizia» dice Lidia Orastella, madre di Giuseppe Aversa. Un’attesa che è durata tre anni e che ora richiede giustizia. «Tutta Italia sa già quello che è successo e verrà messo in chiaro. Non è stato un incidente sul lavoro. I ragazzi sono stati mandati lì a morire. Lo sapevano che passavano dei treni» afferma Massimo Laganà, padre di Kevin.

Chi sono gli indagati

In aula era presente anche Antonio Massa, caposcorta di Rfi, uno dei due sopravvissuti e tra gli indagati nel procedimento insieme a Andrea Girardin Gibin, caposquadra della Sigifer, azienda per cui lavoravano i cinque operai. Massa, però, non ha rilasciato dichiarazioni. Compaiono nell’inchiesta anche Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato di Fs e all’epoca dei fatti ai vertici di Rfi, e Vera Fiorani, ex amministratrice delegata di Rfi. Sono coinvolte, come società sottoposte a indagine, anche Rfi, Sigifer e Clf. L’accusa era inizialmente di omicidio volontario con dolo eventuale, poi è stata ridefinita dalla Procura di Ivrea che parla ora di omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario colposo.

Per portare avanti l’inchiesta, gli inquirenti hanno recuperato video e audio dei minuti prima della strage. In un filmato, infatti, viene ripreso Antonio Massa che tenta di interrompere la linea quando ormai gli operai erano sui binari.

leggi anche