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Garlasco, il Dna sulla bici, le analisi del Ris: verso l’indagine per depistaggio e il ruolo di Garofano

29 Settembre 2026 - 05:12 Alessandro D’Amato
garlasco omicidio chiara poggi alberto stasi luciano garofano indagine depistaggio ris
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L'allora colonnello sentito in procura con due suoi collaboratori. La storia dei Raw Data e del profilo genetico della vittima. La consegna ritardata per anni e i sospetti sullo scambio di reperti
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La parola chiave è Raw Data. Sono i cosiddetti dati grezzi delle analisi dei pedali della bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi, all’epoca fidanzato di Chiara Poggi, uccisa nel villino di via Pascoli a Garlasco il 13 agosto 2007. All’epoca sui pedali si individuò «un profilo genetico riconducibile al di là di ogni ragionevole dubbio alla vittima Poggi Chiara», come scrissero nella loro relazione l’allora colonnello Luciano Garofano e il capitano Alberto Marino. A lavorare sul Dna l’utente “Port”: i pm della procura diretta da Fabio Napoleone lo hanno identificato in Giorgio Portera, al Ris di Parma tra il 2005 al 2009 e oggi esperto a Quarto Grado. Tre persone sentite in procura a Pavia nei giorni scorsi. Mentre si fa sempre più probabile l’apertura di un’indagine per depistaggio.

I pedali, la bici, il Dna, l’omicidio

I Raw data, spiega oggi Repubblica, sono stati consegnati dal Ris di Parma alla procura di Pavia soltanto il 6 novembre 2025. Sono rimasti sotto chiave fino al deposto degli atti dell’indagine. Il reperto “campione bu_p”, la cosiddetta prova regina del caso Garlasco. Perché collegavano quel Dna a Poggi e questo contraddiceva la versione di Stasi. E soprattutto perché quel dato voleva dire che l’allora indagato si era macchiato le scarpe entrando in casa Poggi e poi si era liberato di quelle calzature, facendone trovare altre agli investigatori. La coincidenza era di 16 marcatori su 16. L’accesso ai dati però ha rivelato altro.

Le controprove negative

Il dato infatti coincideva al centesimo (2,78) con il reperto 29, ovvero il cucchiaino dell’ultima colazione della vittima. E questo permetteva di ipotizzare uno scambio di reperti. Poi l’attribuzione del profilo sul cucchiaino a Poggi, oggetto di «un’assegnazione manuale e arbitraria delle chiamate alleliche». Infine, le due controprove negative. Datate 17.57 del 20 settembre 2007. Marino lavora ancora al Ris di Parma e nei giorni scorsi è comparso a Pavia insieme a Portera. Per adesso la procura ha aperto un fascicolo a carico di ignoti.

Il Dna di Chiara sulla bici

Il Dna di Poggi sulla bici Umberto Dei di Stasi è stato quantificato in 2,78 nanogrammi per microlitro il 19 settembre 2007. Zero su due tracciati consecutivi il giorno dopo. Ma gli ufficiali del Ris di Parma comunicarono al pm di Vigevano Rosa Muscio solo il primo risultato. Tacendo il resto per 19 anni. A scoprire la difesa di Stasi con la consulenza dei genetisti Ricci e Linarello. Poi la procura di Pavia con la valutazione critica del professor Carlo Previderè e della dottoressa Pierangela Grignani. I pm di Pavia Stefano Civardi e Giuliana Rizza hanno sentito il generale Garofano spiegare che non era direttamente delegato a quegli accertamenti. Ma il foglio della relazione preliminare aveva la sua firma.

La versione di Garofano

«Escludo categoricamente qualsiasi manipolazione, non era e non è nel nostro costume. Metto la mano sul fuoco sull’onestà dei miei collaboratori. E tutte quelle analisi sono state fatte nel contraddittorio, alla presenza dei consulenti di parte», dice lui. «I carabinieri del Ris di Parma agli ordini del generale Luciano Garofano sapevano che il test del Dna sui pedali della bici di Stasi era negativo ma nascosero i risultati che provavano la sua innocenza», è l’idea della procura secondo il Corriere della Sera.

La nuova indagine

Nei giorni scorsi i pm di Pavia e i carabinieri del colonnello Antonio Coppola hanno interrogato alcuni carabinieri dei Ris che si occuparono delle analisi. Gli esami vennero svolti come accertamenti tecnici non ripetibili e senza la presenza dei consulenti di parte, come confermato dai verbali di quei giorni. Il rinvenimento del Dna di Poggi fece scattare il 24 settembre 2007 il fermo di Stasi. Quattro giorni prima, è la ricostruzione di Pavia, nei laboratori dei Ris di Parma qualcuno ripeté per due volte il test senza lasciare la minima traccia negli atti.

Il generale

Il generale, sentito dal Corriere, ribatte: «Atti nascosti? È fantascienza. Ho la certezza granitica di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti. Non era e non è nel nostro costume. Metto tutte le mani sul fuoco sull’onestà dei miei collaboratori che materialmente furono individuati dalla Procura di Vigevano per fare quelle analisi». In procura, dice, «tutto si è svolto in un clima di massima collaborazione e serenità. Abbiamo parlato di tante cose e delle analisi di allora».

E sulla possibile nuova indagine: «Per quanto mi riguarda, lo escludo. Almeno fino a ora. Le analisi sono state fatte dai miei collaboratori, ma credo che anche loro non siano indagati». «Va messo in chiaro che tutte le attività all’epoca sono state eseguite nel contraddittorio tra le parti. Cioè c’erano anche i consulenti della famiglia Poggi e quelli di Alberto Stasi. Come potevano sfuggire dei dati? E poi, quale interesse potevano avere i miei collaboratori a nascondere dei risultati, qualunque essi fossero?».