Gino Cecchettin: «A volte mi capita di parlare con Giulia. La famiglia Turetta non deve essere abbandonata»

«Mi capita di parlarle o di volerle dirle qualcosa e subito rendermi conto che non posso» racconta Gino Cecchettin in un’intervista al Corriere della Sera, in occasione dell’esposizione dei disegni di Giulia e di altri 40 studenti della Naba. E il disegno, per Giulia Cecchettin, la studentessa 22enne uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta, era qualcosa di prezioso. «Il sorriso più bello che mi abbia regalato è legato alla sua passione per il disegno. Le illuminò il viso quando le dissi che poteva frequentare la scuola per illustratori, anche se studiava Ingegneria» ha ricordato suo padre.
I libri per attenuare il dolore
Durante l’intervista Gino Cecchettin ha detto che si sentiva male: «A volte basta poco, un oggetto, un ricordo che riaffiora, per sprofondare nel dolore. Stavolta è stato vedere la sua auto: quella che guidava Giulia». Un dolore da cui è difficile uscire, ma grazie all’aiuto dei libri è riuscito almeno ad attenuarlo: «Fino a prima che si ammalasse mia moglie leggevo solo testi motivazionali e tecnici, sulle vendite, sulla carriera. Non sapevo cosa significasse immergersi in un romanzo o in un saggio di psicologia o sociologia. Poi un giorno ho visto Giulia con Jane Austen. “Che ci trovi?”, le ho chiesto. L’ho ascoltata. È iniziato tutto lì».
I pensieri di Gino
Infine, un pensiero al papà di Lorena Isceri, la 45enne lanciata giù dal cavalcavia dal suo compagno il 3 settembre scorso: «Io faccio un passo indietro davanti al dolore. Ma il signor Isceri sappia che, se vorrà e se mi cercherà, io ci sarò per lui». E un messaggio lo manda anche alla famiglia di Filippo Turetta: «I Turetta sono la famiglia dell’assassino, subiscono il giudizio della società, certo la gente non li ferma per strada per abbracciarli o dar loro solidarietà. Credo siano soli, andrebbero aiutati»

