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Gino Cecchettin: «A volte mi capita di parlare con Giulia. La famiglia Turetta non deve essere abbandonata»

29 Settembre 2026 - 11:28 Marco Fedeli
Gino Cecchettin, padre di Giulia, uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta
Gino Cecchettin, padre di Giulia, uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta
In un'intervista al Corriere della Sera Gino Cecchettin ha parlato del suo dolore, di come i libri lo abbiano aiutato e ha lanciato un messaggio ai genitori di Turetta
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«Mi capita di parlarle o di volerle dirle qualcosa e subito rendermi conto che non posso» racconta Gino Cecchettin in un’intervista al Corriere della Sera, in occasione dell’esposizione dei disegni di Giulia e di altri 40 studenti della Naba. E il disegno, per Giulia Cecchettin, la studentessa 22enne uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta, era qualcosa di prezioso. «Il sorriso più bello che mi abbia regalato è legato alla sua passione per il disegno. Le illuminò il viso quando le dissi che poteva frequentare la scuola per illustratori, anche se studiava Ingegneria» ha ricordato suo padre.

I libri per attenuare il dolore

Durante l’intervista Gino Cecchettin ha detto che si sentiva male: «A volte basta poco, un oggetto, un ricordo che riaffiora, per sprofondare nel dolore. Stavolta è stato vedere la sua auto: quella che guidava Giulia». Un dolore da cui è difficile uscire, ma grazie all’aiuto dei libri è riuscito almeno ad attenuarlo: «Fino a prima che si ammalasse mia moglie leggevo solo testi motivazionali e tecnici, sulle vendite, sulla carriera. Non sapevo cosa significasse immergersi in un romanzo o in un saggio di psicologia o sociologia. Poi un giorno ho visto Giulia con Jane Austen. “Che ci trovi?”, le ho chiesto. L’ho ascoltata. È iniziato tutto lì».

I pensieri di Gino

Infine, un pensiero al papà di Lorena Isceri, la 45enne lanciata giù dal cavalcavia dal suo compagno il 3 settembre scorso: «Io faccio un passo indietro davanti al dolore. Ma il signor Isceri sappia che, se vorrà e se mi cercherà, io ci sarò per lui». E un messaggio lo manda anche alla famiglia di Filippo Turetta: «I Turetta sono la famiglia dell’assassino, subiscono il giudizio della società, certo la gente non li ferma per strada per abbracciarli o dar loro solidarietà. Credo siano soli, andrebbero aiutati»

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