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Gender gap, violenza sulle donne e i limiti all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Gino Cecchettin: «C’è ancora tanto da fare»

12 Giugno 2026 - 18:12 Roberta Brodini
gino cecchettin - close the gap - evento coop
gino cecchettin - close the gap - evento coop
Gap salariali, percentuali d'impiego femminile sotto la media europea, violenza sulle donne e mancanza di programmi educativi per le nuove generazioni: la lunga strada ancora da percorrere in Italia e il lavoro di Close the Gap
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Politiche di genere, pari opportunità e lotta alla violenza sulle donne: sono temi di cui si sente spesso parlare oggi in Italia. Eppure il lavoro da fare è ancora molto: le donne italiane sono le meno “occupate” d’Europa, il divario salariale sulla base del sesso non accenna a diminuire e aumenta ogni giorno il numero di donne che decidono di rivolgersi a un centro antiviolenza. Dulcis in fundo, sottolineano le associazioni, il Ddl Valditara, che, a loro dire, nega alle future generazioni il diritto di imparare la parità di genere.

Gender gap e il lavoro di Coop

Lo raccontano i dati: l’Italia è il fanalino di coda d’Europa per quanto riguarda il numero di donne nel mondo del lavoro. Solo il 58%, contro il 71% della media europea: molte di loro, peraltro, svolgono lavori part-time. A raccontarlo è Linda Laura Sabbadini, statistica e studiosa di cambiamenti sociali, all’interno del panel promosso da Coop oggi a Roma, dal titolo Close the Gap. Una campagna fatta di azioni e impegni concreti per promuovere la parità di genere femminile, combattere le disparità e ridurre le differenze. Close the Gap si impegna da tempo in lotte come quella per ottenere l’aumento del congedo di paternità, nel supporto alle donne vittime di violenza, nella lotta contro l’aumento dell’IVA sugli assorbenti o nel portare all’interno delle grosse società temi di gender pay equality.

Con la campagna DIRE, FARE, AMARE, alla sua seconda edizione, lotta inoltre per chiedere l’introduzione obbligatoria dell’educazione all’affettività nelle scuole e ha organizzato un tour di incontri dedicati all’empatia, al consenso e alla costruzione di legami sani dedicato a giovani studenti. lnoltre, sostiene attivamente la proposta di legge per lo psicologo pubblico di base, che ha già raccolto oltre 72mila firme. Nella sua tappa romana, patrocinata dal Comune di Roma, racconta attraverso alcuni degli attori con cui ha collaborato, come la Fondazione Cecchettin, Amnesty International e Arcigay, cinque anni di lavoro sull’uguaglianza di genere. Così Maura Latini, Presidente Coop Italia, parla di un lungo percorso, fatto di aiuti ai Centri Rifugio, ma anche di inserimenti lavorativi grazie alle cooperative Coop, ma commenta anche con rammarico: «Tutto ciò malgrado la legge appena varata dal ministro Valditara e dal governo che va in ben altra direzione».

Close the Gap - Evento Coop sull'inclusione di genere
Close the Gap – Evento Coop sull’inclusione di genere | Ansa/Federico Perruolo

Ddl Valditara: «una sconfitta per le generazioni future»

Hanno riecheggiato per tutta la mattinata all’interno della Galleria Alberto Sordi le parole e i duri attacchi al recente voto in Senato al Ddl Valditara, diventato Legge sul Consenso informato per le attività scolastiche che affrontano i temi dell’affettività e della sessualità. Una legge che introduce l’obbligo, per le scuole secondarie di primo e secondo grado di acquisire il consenso informato scritto dei genitori degli studenti minorenni prima di organizzare attività legate alla sessualità e all’educazione affettiva e che vieta le stesse nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie.

Più in generale le critiche si sono estese contro tutte le misure attuate – o meglio a quelle non attuate – per la tutela dei diritti delle donne all’uguaglianza e alla parità di genere dal presente governo. Una location, quella della Galleria di fronte a Piazza Colonna, non certamente casuale, come sottolinea Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive e Pari Opportunità di Roma Capitale: «Portare Close the Gap nel cuore di Roma, in uno spazio aperto e attraversato ogni giorno da migliaia di persone, significa affermare che il tema delle relazioni, del rispetto e della parità riguarda tutta la società». Ma anche un punto privilegiato per rivolgere un grido di rabbia, difficile da ignorare, verso la vicinissima Chigi.

Sport e violenza sulle donne

Il gender gap esiste anche nel mondo dello sport, come ricorda Luisa Rizzitelli, di Assist Associazione Nazionale Atlete: «Su 50 Federazioni Sportive Nazionali (FSN), solo una ha una donna presidente. Non abbiamo mai avuto un presidente del CONI. Ma vi dico numeri ancora peggiori: su 357 allenatori e allenatrici delle nazionali italiane, abbiamo solo 11 allenatrici. È un numero vergognoso».

Continua poi denunciando come le interviste fatte ad un campione di mille atlete abbia rivelato come il 70% abbia subito un comportamento al limite della molestia e della violenza. L’80% di loro riportava di averlo subito all’interno del proprio staff tecnico, dai loro allenatori. Continua incessante anche il lavoro di centri che forniscono assistenza alle donne, come quello svolto dalla Casa Internazionale delle Donne che, come spiega Barbara Leda Kenny, ogni anno assiste circa 3.500 donne vittime di violenza.

Il valore delle parole

Nel corso dell’evento sono stati frequenti i riferimenti all’uso sessista della lingua italiana: al centro dell’analisi anche la stampa, che ha la colpa di deresponsabilizzare gli autori di femminicidi, omettendoli all’interno di titoli che vedono invece le vittime solo descritte nel loro ruolo passivo. Sono stati portati però anche esempi di frasi diffuse tra i giovani: così l’insegnante e scrittore Enrico Galiano ha raccontato come tra i suoi alunni di età compresa tra gli 11 e i 12 anni sia normale raccontare: quando ti piace una ragazza, «la prendi e la sbatti al muro».

Al centro dell’analisi anche le frasi dei genitori: inutile parlare di disuguaglianze di genere quando in casa si chiede alle figlie adolescenti di coprirsi per uscire. Come ha ricordato Gabriele Piazzoni, vicepresidente Arcigay, il ruolo dell’abbigliamento è centrale sia per le donne che per i membri della comunità LGBTQIA+: «vestirsi da preda», nell’immaginario comune, è ciò che giustifica secondo molti l’agire di chi aggredisce. Nel mese del Pride, l’abbigliamento tornerà però a rivendicare il potere di distruggere questo meccanismo.

Gino Cecchettin: «C’è ancora tanto da fare»

«I dati parlano da soli»: esordisce così Gino Cecchettin alla domanda su quale sia l’importanza di parlare di parità di genere. «C’è ancora tanto da fare perché la parità sia veramente un goal di tutti. Noi come Fondazione Cecchettin stiamo cercando di fare il nostro»: essenziale, dice, è «partire dall’educazione nella scuola primaria e dell’infanzia: solo così formeremo delle generazioni capaci di guardarsi in faccia e di vedere gli stessi diritti e le stesse possibilità». E infine, il messaggio più importante, quello che ha tante volte avuto modo di ribadire negli ultimi anni: «Amare significa donare tutto noi stessi agli altri, anche se decidono di lasciarci».

Foto copertina: Gino Cecchettin all’evento Coop Close the Gap | © Roberta Brodini