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Rapporto Onu sulla guerra in Ucraina: in 8 casi su 10 di violenza sessuale la vittima è un uomo

05 Ottobre 2026 - 16:06 David Puente
Rapporto Onu sulla guerra in Ucraina: in 8 casi su 10 di violenza sessuale la vittima è un uomo
Il rapporto Onu verifica 1.004 casi fino al 31 luglio 2026, 892 attribuiti ai russi. Senza controlli indipendenti nei territori occupati, i dati sono parziali
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Sono 892 i casi di violenza sessuale che l’Ufficio dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani (OHCHR) attribuisce alle autorità russe, che pesano per l’89% dei 1.004 verificati nel rapporto sulla violenza sessuale nel conflitto in Ucraina dal 2022 ad oggi. Otto su dieci riguardano uomini, quasi tutti sottoposti alle violenze mentre erano detenuti su entrambi i fronti. Secondo il rapporto, ogni caso corrisponde a un sopravvissuto, non a un singolo episodio, e racchiude forme diverse di violenza, dallo stupro alle scariche elettriche sui genitali, fino alla nudità forzata e alle minacce.

Un quadro che risulta incompleto, in quanto Mosca non ha concesso l’accesso agli osservatori e non ha dialogato con l’OHCHR sul tema, al contrario di Kiev ha garantito accesso regolare e senza ostacoli ai luoghi di detenzione sotto il suo controllo. Di fatto, le testimonianze sul versante russo arrivano solo quando i sopravvissuti vengono liberati o riescono a lasciare l’area occupata, e a quel punto devono anche decidersi a parlare. L’OHCHR ricorda che vergogna, stigma e paura di ritorsioni frenano molte denunce, motivo per cui l’Onu parla di cifre molto inferiori rispetto al numero reale dei sopravvissuti.

Cosa conta come violenza sessuale nel rapporto

Il rapporto adotta la definizione Onu di violenza sessuale legata ai conflitti, comprendendo lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata, l’aborto forzato, la sterilizzazione forzata e ogni altra forma di gravità comparabile, subita da donne, uomini, ragazze e ragazzi. Tra queste altre forme l’OHCHR include la mutilazione genitale, il tentato stupro, l’aggressione sessuale, le scariche elettriche e le percosse ai genitali, la nudità forzata, le percosse sul corpo nudo, il trattamento degradante a sfondo sessuale e le minacce.

Anche le minacce rientrano nel conteggio, e per questo le cifre sugli stupri vanno lette a parte. Il rapporto le fornisce soltanto in numeri assoluti. Sul versante dei casi attribuiti alla Russia, sono 11 tra prigionieri di guerra e personale medico trattenuto, 13 tra i civili detenuti e 57 tra i civili fuori dalla detenzione. Sul versante ucraino, invece, il rapporto non documenta stupri.

Il 63% dei prigionieri di guerra ucraini intervistati racconta violenze sessuali

L’OHCHR ha intervistato 915 militari ucraini e membri del personale medico trattenuto dopo la loro liberazione. In 572 casi, ovvero il 63%, l’ufficio ONU ritiene che i racconti di violenza sessuale siano coerenti e dettagliati.

Secondo il rapporto le violenze avvengono in ogni fase della prigionia, dalla cattura al trasferimento, dall’ingresso nelle strutture agli interrogatori, fino alle perquisizioni delle celle e ai giorni che precedono lo scambio. Le testimonianze indicano 83 strutture ufficiali e 81 luoghi non ufficiali o di transito, in sei regioni dell’Ucraina occupate o controllate dalla Russia e in venticinque regioni della Russia.

La forma più diffusa è la nudità forzata, che riguarda il 65% di questi casi, seguita dalle percosse o dalle scariche elettriche sul corpo nudo (61%) e dalle percosse ai genitali (43%). L’OHCHR documenta anche casi in cui i medici erano presenti durante le procedure di ingresso e vedevano le violenze. Tuttavia, alcuni intervistati riferiscono che i medici hanno partecipato ai maltrattamenti o li hanno ignorati.

I casi sotto detenzione e nelle aree residenziali occupate

Tra i civili detenuti il rapporto verifica 205 casi, che riguardano 156 uomini, 48 donne e un ragazzo. Anche qui le forme più frequenti sono la nudità forzata (37%) e le scariche elettriche ai genitali (25%).

La situazione cambia fuori dalla detenzione, nelle aree residenziali occupate dove sono stanziate le forze russe. Dei 95 casi documentati, 72 riguardano donne e 14 ragazze, e 57 sono stupri, 15 dei quali di gruppo.

C’è da considerare che la maggior parte dei casi fuori dalla detenzione risale al periodo tra marzo e novembre 2022, perché i territori sono stati liberati e le sopravvissute hanno potuto parlare. L’OHCHR ne ha però documentati anche nel 2025, mettendo in guardia che donne e ragazze restano a rischio dove i soldati russi sono ancora stanziati.

L’impunità sul versante russo per ordine del Cremlino

L’OHCHR non è a conoscenza di alcuna iniziativa della Russia per indagare o perseguire la violenza sessuale commessa dalle sue autorità. Nel giugno 2023 Mosca ha adottato la legge federale 270-FZ, che esenta dalla responsabilità penale i militari, per reati di qualsiasi gravità, se hanno ricevuto una decorazione di Stato o hanno concluso il servizio per età, ferite o fine della mobilitazione. Inoltre, le indagini possono essere sospese su richiesta del comandante.

Nel marzo 2024 la legge 64-FZ ha esteso l’esenzione a chi era sotto indagine per reati commessi prima dell’arruolamento, ai militari in servizio e a chi scontava una condanna prima di entrare nell’esercito. Il rapporto precisa che per i reati commessi durante il servizio non ci sono limiti all’esenzione.

Oltre al fenomeno dell’impunità, si sommano, secondo l’Onu, garanzie procedurali spesso assenti o inefficaci nei luoghi di detenzione, contatti con l’esterno molto limitati e visite mediche che non servivano a rilevare le torture.

I casi attribuiti alle autorità ucraine

Il rapporto attribuisce alle autorità ucraine 112 casi, l’11% del totale, che riguardano 98 uomini e 14 donne, verificati tra 63 prigionieri di guerra russi e di paesi terzi, su 881 intervistati, e tra 49 detenuti per reati legati al conflitto, su 656 intervistati. In 54 casi, il 48%, si tratta di sole minacce.

Il rapporto non documenta stupri né tentati stupri sui prigionieri di guerra e nessuno stupro sui detenuti, tra i quali risultano due tentati stupri e due aggressioni sessuali. Il 71% dei casi sui prigionieri avviene poco dopo la cattura, in luoghi non ufficiali o di transito, perlopiù durante gli interrogatori.

L’OHCHR riconosce a Kiev diverse misure, dall’accesso concesso agli osservatori alle direttive sul diritto umanitario alla ratifica dello Statuto di Roma alle nuove norme sulla responsabilità di comando. Sul piano della responsabilità, i passi restano però limitati. Dopo la segnalazione dell’Ufficio su una struttura in cui sedici prigionieri russi hanno riferito violenze sessuali, la Procura generale ha aperto un’indagine nel 2024, ma l’OHCHR non è a conoscenza di casi andati oltre la fase investigativa.

Le richieste dell’Onu a Mosca e a Kiev

L’OHCHR chiede a entrambe le parti di porre fine a ogni forma di violenza sessuale, di indagare in modo rapido e imparziale su tutti i casi e di garantire ai sopravvissuti riparazioni e servizi adeguati.

A Mosca chiede di fermare e condannare pubblicamente le violenze, di concedere accesso pieno e regolare ai luoghi di detenzione e ai territori occupati e di abrogare le norme che esentano i militari dalla responsabilità penale. Chiede inoltre il ritiro delle forze armate dal territorio ucraino, richiamando due risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu.

A Kiev chiede di proteggere i prigionieri nella fase iniziale della cattura, trasferendoli senza ritardo nei luoghi ufficiali di internamento, di tutelare i detenuti civili e di continuare ad attuare la legge sulle riparazioni per i sopravvissuti.