Garlasco, Garofano chiese di presenziare ai rilievi in casa Poggi ma la pm disse no: perché l’ex Ris voleva partecipare e cosa glielo impedì
Luciano Garofano, all’epoca dei fatti comandante del Ris di Parma, chiese di partecipare come “osservatore” a due delicatissimi sopralluoghi nella villetta di Garlasco dove era stata uccisa Chiara Poggi. Ma la pm di Vigevano Rosa Muscio non lo autorizzò. Il retroscena emerge dagli atti depositati dai magistrati di Pavia nell’ambito del filone d’indagine parallelo a quello che vede indagato Andrea Sempio, e che analizza l’operato del Ris durante le prime fasi investigative. Una decisione, quella del pubblico ministero, arrivata per evitare di viziare la regolarità degli accertamenti tecnici irripetibili e stoppare sul nascere una potenziale eccezione di nullità da parte dei legali di Alberto Stasi.
Le due richieste del generale Garofano
A distanza di poco meno di un mese dal delitto, il generale Garofano presentò due distinte istanze per accedere all’abitazione di via Pascoli a settembre 2007. La prima richiesta risale al 3 settembre, in vista del sopralluogo fissato due giorni dopo: in quella circostanza l’allora comandante assicurava che le «difese interpellate nulla ostano» alla sua partecipazione. La seconda istanza venne inviata l’8 settembre per i rilievi programmati il 12 dello stesso mese, ai quali Garofano chiedeva di presenziare ufficialmente in qualità di «comandante del reparto» e «ufficiale di pg».
Il no della Procura e l’opposizione dei legali di Stasi
La risposta della pm Rosa Muscio, firmata il 9 settembre 2007 insieme al procuratore Alfonso Lauro, fu un netto rifiuto. La magistrata esplicitò di non accogliere l’istanza in quanto si trattava di una «attività che si inserisce nell’ambito degli accertamenti tecnici irripetibili disposti dai pm», un tipo di atti garantiti a cui, per norma di legge, potevano prendere parte esclusivamente «i difensori delle parti e i loro consulenti». A blindare il divieto fu anche la fermissima opposizione degli avvocati di Alberto Stasi, Giovanni ed Eleonora Lucido. La difesa dell’allora unico indagato aveva infatti formalizzato una memoria con cui aveva «manifestato la volontà di non consentire» la presenza sulla scena del crimine a soggetti diversi dai consulenti nominati formalmente dalla Procura o legittimati dal codice, «riservandosi di far valere l’invalidità delle operazioni, in caso contrario».
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Il nodo delle consulenze ufficiali
In sostanza, pur essendo al vertice del reparto scientifico dell’Arma che stava svolgendo gli esami di laboratorio, Garofano in quel preciso frangente non aveva ricevuto dall’autorità giudiziaria un formale incarico di consulenza tecnica per quei sopralluoghi sul campo. Un vizio di forma che, se ignorato dai magistrati, avrebbe rischiato di far saltare l’utilizzabilità di tutte le evidenze repertate nella villetta. Resta da capire come mai Garofano volesse partecipare a tali accertamenti.

