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«Prassi non trasmettere il materiale superfluo», il documento che spiega perché a Stasi furono negati i dati del Dna

07 Ottobre 2026 - 17:30 Cecilia Dardana
alberto stasi dati dna
Spunta un documento del 2017 a firma dell'allora presidente della Corte d'Assise d'Appello di Milano. Il materiale dei Ris non veniva allegato alle perizie per abitudine procedurale. Ora l'attenzione dei pm è sui dati grezzi isolati sui pedali della bicicletta
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Nel nuovo filone di indagine sul delitto di Garlasco spunta un documento che spiega perché, per quasi vent’anni, la difesa di Alberto Stasi non abbia avuto accesso a tutti i dati scientifici elaborati dai Ris di Parma. Il motivo risiederebbe in una consolidata abitudine procedurale dei militari, secondo cui i dati non vengono allegati alle perizie quando considerati superflui. La conferma arriva da un atto del 2017, appena depositato nell’ambito della nuova chiusura delle indagini a carico di Andrea Sempio, da cui sono emerse presunte irregolarità commesse dagli ufficiali del nucleo speciale all’epoca dell’omicidio di Chiara Poggi. Al centro dell’attenzione ci sono ora i cosiddetti raw data del Dna, ottenuti dai legali di Stasi solo di recente, e in particolare quelli isolati sui pedali della bicicletta dell’ex studente bocconiano.

Il documento del 2017

Il 14 settembre 2017 l’allora presidente della Corte d’Assise d’Appello di Milano, Barbara Bellerio, si pronunciò sull’ennesima richiesta dei difensori di Stasi di ottenere copia della documentazione sugli accertamenti irripetibili effettuati dal Ris di Parma durante le prime indagini. Rigettando l’istanza come inammissibile, la giudice mise nero su bianco che quei materiali non sono «atti processuali per i quali è necessario un provvedimento giurisdizionale». Il motivo del mancato deposito, spiegava Bellerio nel documento, era legato al fatto che quei dati erano stati esaminati «nel rispetto del pieno contraddittorio e non trasmessi “per prassi” e per ritenuta superfluità in allegato agli elaborati di consulenza tecnica».

Il via libera

Pur chiudendo la porta in sede processuale, l’allora presidente della Corte d’Assise d’Appello lasciò però uno spiraglio aperto direttamente con i carabinieri. Nello stesso atto, infatti, il magistrato aggiunse che «tuttavia nulla osta al rilascio delle copie richieste» da parte del reparto speciale dell’Arma. Un via libera che la difesa del condannato è riuscita a concretizzare solo recentemente, ottenendo finalmente l’accesso alle carte mancanti.

I dati mancanti e i pedali della bicicletta

Quali sono i documenti finiti al centro di questo nuovo inghippo procedurale? La richiesta dei difensori riguardava nello specifico i tracciati elettroforetici, le «impronte di confronto» e i dati grezzi delle analisi dell’epoca. Ora che questo materiale è a disposizione, le nuove indagini si stanno concentrando proprio su questi reperti: l’attenzione degli inquirenti è puntata in particolar modo su due dati grezzi relativi alle tracce di Dna trovate sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Un dettaglio investigativo che si intreccia con il fascicolo sulle presunte irregolarità nella gestione del materiale scientifico da parte dei Ris avvenuta 19 anni fa.

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