Garlasco, spuntano le carte del Ris sul «timore di azioni legali» per gli atti negati a Stasi. In procura attesa anche l’ex pm Rosa Muscio
Negli atti acquisiti dalla Procura di Pavia compaiono le comunicazioni con cui l’allora comandante del Ris di Parma, Giampietro Lago, nel 2018 chiedeva pareri ai vertici dell’Arma per il rischio di possibili ritorsioni giudiziarie legato ai continui dinieghi opposti alle richieste della difesa di Alberto Stasi. È lo sviluppo emerso dal fascicolo di indagine aperto dall’autorità giudiziaria pavese sull’operato degli ex investigatori del reparto scientifico, nell’ambito del nuovo filone sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco che vede indagato Andrea Sempio.
Parallelamente, le indagini registrano un’imminente accelerazione sul fronte delle testimonianze: i magistrati si apprestano infatti ad ascoltare come testi l’ex pm di Vigevano Rosa Muscio, oggi giudice a Milano, e gli ex consulenti della difesa Stasi, il professor Francesco Maria Avato e il dottor Matteo Fabbri. Un passaggio fondamentale per fare luce sulla gestione dei file analitici e sulla presunta distruzione di alcuni reperti, mentre i legali del giovane condannato esaminano i nuovi faldoni sia per presentare ricorso di revisione alla Corte d’Appello di Brescia sia per valutare eventuali denunce.
Le comunicazioni del 2018 e i «timori legali»
Al centro dei nuovi approfondimenti investigativi vi sono le interlocuzioni avvenute tra il 2017 e il 2018 tra l’allora comandante del Ris Giampietro Lago, andato in pensione lo scorso anno, e gli uffici del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Di fronte all’ennesima richiesta di «rilascio copia di atti e documentazione» avanzata dai difensori di Stasi il 18 dicembre 2017 per ottenere i dati grezzi del Dna repertati sui pedali della bicicletta, il 17 gennaio 2018 Lago trasmise al Raggruppamento una «bozza di lettera formale» predisposta «in risposta» al diniego, chiedendo contestualmente un «parere» all’Ufficio legislazione sulla «conformità» della propria condotta. La richiesta del parere fu sollecitata data «la rilevanza della problematica» che avrebbe potuto «in futuro, interessare l’intera articolazione» del reparto investigativo e che avrebbe rischiato di «sfociare in possibili contestazioni anche di carattere legale».
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L’istanza «riformulata» della difesa e la smentita della Corte d’Assise d’Appello
Nei documenti dei Carabinieri acquisiti dai pm si fa presente inoltre come la difesa di Stasi avesse anche «riformulato» la propria istanza, allegando un «copioso» elenco di dati e carte richieste e «facendo riferimento a una disponibilità ad autorizzare il rilascio» delle copie manifestata dal «Presidente della Corte di Assise d’appello». Un intendimento, tuttavia, «smentito dall’Autorità Giudiziaria in risposta ad approfondimenti chiesti al riguardo dal Comandante» Lago, il quale «anche per quest’ultima istanza» ha ribadito agli avvocati quanto già rappresentato in precedenza, confermando il no agli atti.
I chiarimenti dell’Ufficio legislativo e la chiusura della Procura
Nel parere fornito dall’Ufficio legislativo si chiariva infatti che «a procedimento definito, in assenza di una Autorità Giudiziaria formalmente investita del caso, il Reparto che detiene gli atti è l’unico soggetto competente a valutare la sussistenza delle condizioni per soddisfare o meno le richieste di copia di atti e documenti». Tuttavia, lo stesso ufficio legale non mancò di richiamare le «facoltà» e le «garanzie riconosciute ai difensori», evidenziando la possibilità che la controparte potesse ricorrere «al giudice amministrativo», un «aspetto che suggerisce di motivare adeguatamente il diniego». La linea della chiusura venne poi definitivamente blindata dopo un’ulteriore interlocuzione del capo del Ris con l’autorità giudiziaria dell’epoca, la quale espresse parere negativo al rilascio di quella documentazione.
La convocazione dell’ex pm Muscio e la strada verso la revisione
I pubblici ministeri di Pavia intendono ora fare piena luce sui potenziali profili di illecito legati alla gestione di quel materiale. Per questo motivo, nei prossimi giorni è programmata l’audizione dell’ex pm di Vigevano Rosa Muscio e dei consulenti scientifici nominati all’epoca dalla difesa di Stasi, Avato e Fabbri. La testimonianza del magistrato che condusse le prime indagini nel 2007 appare decisiva per chiarire la questione dei cosiddetti raw data e la sorte di alcuni reperti. Tutti elementi su cui i difensori di Alberto Stasi stanno lavorando sia per strutturare le denunce sulle presunte irregolarità investigative sia per incardinare la nuova istanza di revisione del processo dinanzi ai giudici di Brescia.

