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«Ai test sul Dna non c’eravamo, fu un’omissione dolosa», parla l’ex consulente di Stasi. L’attacco ai Ris e i dati grezzi «immodificabili»

01 Ottobre 2026 - 13:47 Cecilia Dardana
matteo fabbri alberto stasi
matteo fabbri alberto stasi
Matteo Fabbri, genetista del pool difensivo di Alberto Stasi nel 2007: «I Ris tennero nascosti due test negativi sul pedale della bici». E sulle ipotesi su presunti errori nelle date dei tracciati: «I dati grezzi sono immodificabili, un ragazzo è finito in carcere per quella relazione»
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«Oltre al dolo non mi viene in mente nient’altro». È una chiara accusa quella che il genetista Matteo Fabbri, ex consulente per la difesa di Alberto Stasi, lancia all’indirizzo del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri (Ris) di Parma. In un’intervista rilasciata a Repubblica, l’esperto commenta la tesi della procura, secondo cui «il test del Dna sui pedali della bici di Stasi era negativo ma (i Ris, ndr) nascosero i risultati che provavano la sua innocenza», denunciando una presunta manipolazione e omissione di prove cruciali avvenuta nel settembre 2007, proprio nei giorni in cui il pool difensivo venne escluso dai laboratori: «Dal 17 al 24 settembre del 2007 non fummo presenti alle operazioni a Parma. Dovevamo essere avvisati», denuncia il genetista.

Secondo la sua ricostruzione, sfruttando quell’assenza, i militari avrebbero tenuto la difesa volutamente all’oscuro di due test del Dna con esito negativo effettuati sui pedali della bicicletta di Stasi, presentando unicamente una traccia positiva definita oggi «miracolosa». Un’omissione che avrebbe irrimediabilmente viziato il processo, mandando in carcere l’allora fidanzato di Chiara Poggi, e su cui ora Fabbri chiede che la Procura e i vertici dell’Arma facciano totale chiarezza, prendendo severi provvedimenti contro i responsabili.

I consulenti della difesa tenuti all’oscuro

Il cuore dell’anomalia, spiega Fabbri a Repubblica, risiede in una finestra temporale ben precisa: quella che va dal 17 al 24 settembre del 2007. Stando ai verbali, l’ultimo incontro a cui parteciparono i consulenti della difesa e della parte civile risale al 17 settembre. Durante la settimana successiva, i periti dell’accusa continuarono a lavorare sui campioni prelevati, ma i consulenti di Stasi non vennero mai convocati. «Non fummo avvisati di nulla», denuncia il genetista, ricordando come il 24 settembre il capitano Marino li convocò solo per mostrare «quel profilo di Dna di Chiara Poggi sul pedale della bici di Alberto Stasi». Nessuna menzione, però, venne fatta ai due tracciati negativi eseguiti il 20 settembre. Se la difesa ne fosse stata messa a conoscenza in ossequio al principio del contraddittorio, sottolinea Fabbri, «saremmo saltati sulla sedia e saremmo corsi a scrivere dieci relazioni, non una. Avremmo alzato gli scudi».

Il risultato dei test e i dati immodificabili

Ma come è spuntata quella singola traccia positiva in mezzo ai test negativi? Fabbri ricostruisce la genesi di quello che l’attuale pm Civardi ha definito un esito «miracoloso». Il risultato, che presentava un valore di 2,78, venne ottenuto il 19 settembre solo in seguito a un caricamento di dati effettuato dal sottotenente Portera, un ufficiale che, secondo il consulente, «non avrebbe dovuto toccare nemmeno un foglio». Fabbri definisce quella manovra «una operazione stile Lourdes», sottolineando che il giorno successivo, di fronte a quel risultato anomalo, il capitano Marino rifece le analisi ottenendo i famosi due esiti negativi, ma decise di tacere.

A chi oggi prova a difendere l’operato dei Ris sostenendo che i tracciati negativi risalgano in realtà al 10 settembre (e siano quindi antecedenti a quello positivo), il genetista risponde in modo netto: «I dati grezzi sono immodificabili, li si può aprire tre milioni di volte e restano quelli». E a chi, come il generale Garofano, teorizza che due negativi non annullino un positivo, Fabbri ribatte ricordando che in ambito scientifico «di fronte a due risultati contrastanti non si opta per una soluzione o per l’altra, si fanno ulteriori approfondimenti». Una sottovalutazione simile, precisa, sarebbe «inammissibile perfino per un laureando».

La richiesta di provvedimenti disciplinari

La reticenza dei Ris, protrattasi dal 2007 fino alle nuove scoperte del 2025 (i dati vennero negati persino al perito Robino durante il processo del 2009), ha lasciato un segno profondo nell’ex consulente di Stasi. Leggendo le carte odierne, Fabbri confessa a Repubblica di aver provato «grande sconforto e grande sfiducia per un fatto molto grave». Le conseguenze di quelle omissioni, ribadisce, sono state devastanti: «C’era una ragazza morta ammazzata e un ragazzo andò in carcere per quella relazione del Ris». L’auspicio finale del genetista è ora rivolto alla magistratura e ai vertici militari: la speranza è che i dottori Civardi e Napoleone vadano fino in fondo nelle loro indagini e che l’Arma dei Carabinieri, istituzione che Fabbri dichiara di amare, «prenda provvedimenti» contro chi ha inquinato la ricerca della verità.

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