Garlasco, tutti i «non ricordo» di Garofano e l’accusa del vice: «Faceva tutto per andare in tv»

L’ex generale del Ris Luciano Garofano ha detto ai magistrati di Pavia di non ricordare di aver mai visto esiti di analisi sul Dna sui pedali successive a quelle del 19 settembre 2007. Ovvero quelle che diedero il match con il profilo di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto nel villino di via Pascoli a Garlasco. Ma Marco Pizzamiglio, allora vice del generale, dice che il giorno dell’omicidio Garofano era in vacanza in Brasile. E quando è tornato «ha voluto disfare tutta questa cosa qua… ha riorganizzato… Ma lui lo faceva sempre, ogni volta che tornava doveva far vedere che era lui il comandante e quindi doveva far vedere che lui lo faceva meglio». E infine: «Ma lui faceva queste cose soprattutto per esposizione mediatica…».
Il verbale di Garofano e quello di Marino
Garofano sostiene di non aver mai visto le due contro-analisi negative del giorno successivo. «Il capitano Marino mi ha sicuramente informato», ha spiegato. Ma ha aggiunto: «Non ho alcun ricordo preciso del fatto (…) non so dire come e quando». Alla domanda se avesse revisionato la relazione di Marino del 24 settembre, ha risposto: «Non ho alcun specifico ricordo (…) potrei solo riferire che da comandante trasmettevo gli atti». E ai pm che gli hanno chiesto chi avesse avvertito la pm dell’epoca Muscio degli esiti, Garofano ha detto: «Verosimilmente io, non ricordo quando». Quello di Alberto Marino, di cui parla oggi La Stampa, risale al 10 settembre scorso. Lui aveva trovato il «materiale altamente cellulato» della vittima sui pedali della bici di Alberto Stasi. Ed era stato sempre lui a effettuare, il 20 settembre, le due controanalisi con esito negativo.
La replica del test del Dna
«Che senso ha fare la replica? Non so, probabilmente la voglia poi di approfondire, di consolidare il risultato», dice davanti all’aggiunto Stefano Civardi. «Sarà stato un tentativo di replicare al volo l’analisi che poi è venuta male e si è detto: “Vabbè, tanto il dato l’abbiamo già acquisito”». Poi si difende: «Se avessimo voluto avremmo cancellato» quei test che definisce «uno sciocco eccesso di zelo». Di ogni risultaot però «informavo la scala gerarchica». Mentre i rapporti con la pm Muscio li teneva Garofano. Pizzamiglio spiega che ha effettuato lui il primo sopralluogo a Garlasco: «C’era poco personale. Quando siamo arrivati c’era tantissimo sangue ma non abbiamo potuto fare subito il sopralluogo perché non eravamo attrezzati».
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Il ritorno di Garofano dal Brasile
Quando Garofano torna dal Brasile, ricorda Pizzamiglio, «ha voluto disfare tutta questa cosa qua… ha riorganizzato… Ma lui lo faceva sempre, ogni volta che tornava doveva far vedere che era lui il comandante e quindi doveva far vedere che lui lo faceva meglio. So che è venuto (a Garlasco, ndr) a fare un altro sopralluogo, ma non so se l’aveva concordato con la pm…». E aggiunge: «Ma lui faceva queste cose soprattutto per esposizione mediatica…». E su domanda dei pm aggiunge: «Garofano non voleva che Marino e Mattei facessero i consulenti. Credo perché lo volesse fare lui, però… mentre Marino ha un’eccellente esperienza pratica, Garofano non ce l’ha, non ce l’ha mai avuta. È un eccellente, diciamo, coordinatore… ma l’esperienza pratica non ce l’ha».
«Non ricordo»
Garofano ha detto di non ricordare quasi nulla di quei giorni. Anche l’ex Ris e attuale consulente televisivo Giorgio Portera che «accidentalmente» si è occupato degli accertamenti, ha dichiarato: «Non ho ricordi in merito alle corse nulle del 20 settembre. Però ragionando direi che è abbastanza normale fare una replica dopo avere ottenuto un risultato inatteso come quello, tenuto conto che visivamente sui pedali non era stato visto nulla».
I Poggi: «Cavolate»
Il quotidiano sente anche la famiglia di Chiara Poggi. «Non ho niente da dire che io non abbia già detto». «Sapete quello che penso di queste novità». «Non ho altro da aggiungere» sono i tre virgolettati attribuiti a Rita Preda. «Un colpevole c’è già, ed è Alberto Stasi. C’è una sentenza definitiva dello Stato italiano, ormai passata in giudicato». Intanto la titolare del ristorante-bar sulla via principale di Garlasco, la signora Valentina Bertani, racconta: «Ormai se pubblico in rete un nuovo menù evito di mettere i collegamenti a Garlasco. Perché altrimenti, sotto ai dolci, si scatena la guerra delle opinioni giudiziarie».

