«Così disintegriamo la condanna». Stasi innocente? Gli avvocati all’attacco: «Perché ora non vedo proprio Alberto sulla scena del crimine»

Alberto Stasi è «sempre molto lucido» dice la sua avvocata, Giada Bocellari, davanti alla procura di Pavia, dove è andata per ritirare gli atti dopo la chiusura delle nuove indagini sul delitto di Chiara Poggi. A lei, il 43enne unico condannato per l’omicidio della sua ex fidanzata ha semplicemente detto «che si assumano le proprie responsabilità e che si faccia piena luce». Stasi si riferisce a quanto emerso subito dopo la chiusura della nuova inchiesta, che vede Andrea Sempio indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. In particolare a quei due esiti negativi sul Dna trovato sui pedali della bicicletta, che secondo le analisi della difesa e dei pm pavesi non furono inseriti nel fascicolo a carico dell’ex bocconiano. Elementi che avrebbero potuto dimostrare la sua innocenza e che ora potrebbero spianare la strada per la revisione del processo che lo ha condannato a 16 anni di carcere.
Perché la revisione della condanna di Stasi passa dai pedali
Per Bocellari quei due dati sono il cuore della richiesta di revisione da presentare alla Corte d’Appello di Brescia. «Se viene meno il Dna sui pedali viene meno tutta la condanna, è l’elemento centrale, credo lo capisca chiunque», ha spiegato ai cronisti, aggiungendo che con quegli elementi nuovi la difesa può «disintegrare» la sentenza. I tempi restano aperti: l’istanza sarà depositata «il prima possibile, compatibilmente con questo delirio mediatico e il lavoro». Prima i legali devono leggere i dati messi a disposizione dai pm, poi integreranno il testo con le nuove indagini, se utili. Bocellari ha precisato che per Stasi «un mese in più uno in meno non cambia niente» e che l’obiettivo è dimostrare «la sua innocenza, non il ragionevole dubbio». Ha anche anticipato che ci sono altri elementi, sia della Procura sia raccolti dalla difesa, che «vi stupiranno molto».
Le corse elettroforetiche del 20 settembre e la perizia del 2009
Sul piano cronologico, Bocellari ha ricostruito che le «corse elettroforetiche del 20 settembre», cioè gli esiti negativi sul profilo genetico dei pedali, «non sono state messe a disposizione del pubblico ministero all’epoca», e che Stasi «viene fermato il 24». Non risultano negli atti né furono fornite alle parti, tanto che la difesa ha svolto indagini proprie. L’ultimo verbale disponibile è del 17 settembre, il successivo del 24: le analisi sarebbero state fatte tra il 18 e il 23 e mai rese note. Per l’avvocata la circostanza «più grave» riguarda il 2009. In quell’anno i due periti nominati dal giudice Vitelli chiesero al consulente del pubblico ministero di trasmettere i dati sui pedali, ma quei dati «non c’erano». Da vent’anni, ha aggiunto, si parla di questo Dna e su di esso «si è costruita tutta la fantasiosa teoria dello scambio dei pedali, che è diventata poi sostituzione». La condanna, ha concluso, «si fonda su questo».
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De Rensis: «Non vedo proprio Alberto sulla scena del crimine»
L’altro difensore, Antonio De Rensis, prima di entrare a Pavia con la collega ha definito «devastanti» le ultime rivelazioni: «Non vedo proprio Alberto Stasi sulla scena del crimine». Stasi è stato condannato a 16 anni dopo la prima inchiesta, mentre l’unico indagato nelle nuove indagini è Sempio. De Rensis ha espresso «grande fiducia e grande stima» verso chi conduce gli accertamenti «senza tralasciare nulla», e ha aggiunto che forse è il momento che «qualcuno inizi a parlare e a pontificare meno». Ha ricordato che un consulente del pm ha l’obbligo di riferire tutto ciò che fa durante l’incarico, «anche se si allaccia le scarpe», se collegato al lavoro affidatogli. Rabbia, ha detto, non ne prova: «è un sentimento negativo. Io amo perdonare», ma la difesa «non si fermerà davanti a nessuna responsabilità».
Ris e Carabinieri, De Rensis: «L’Arma farà chiarezza»
De Rensis si è detto certo che il Comando generale dell’Arma farà chiarezza su quanto emerso e ha precisato che non si attaccano i Ris: «i singoli uomini sono una cosa, i Ris e l’Arma dei Carabinieri un’altra». Spesso in polemica con l’ex generale del Ris Luciano Garofano, De Rensis ha raccontato che qualcuno gli aveva suggerito di pesare le parole, e ha risposto di denunciare allora i giornalisti che, facendo il loro lavoro, mettono in evidenza un dato di fatto: nessuno aveva detto che nell’indagine su Stasi c’erano due dati altamente negativi. «Questo andrà spiegato», ha detto, «non ci si può più nascondere dietro ai “non ricordo”».
Resta da chiarire anche perché la pm Rosa Muscio, alla Procura di Vigevano durante la prima inchiesta, quei dati non li abbia avuti. Insieme a Bocellari, che «lotta da 15 anni in questa vicenda», De Rensis dice di dover far acclarare l’innocenza di Stasi, mentre «altri dovranno perseguire chi ha commesso errori e orrori». Bocellari ha chiuso ricordando che il suo assistito ha vissuto otto anni di processo, «forse anche peggio del carcere», e 11 anni di detenzione: «una vita rovinata». Quanto a Stasi, ha detto De Rensis, «osserva quanto sta succedendo» e sta lavorando per mantenere equilibrio.

