Garlasco, la nuova ricostruzione che scagiona Alberto Stasi. Garofano: «Ma è lui il colpevole»

Il 13 agosto 2007 nel villino di via Pascoli a Garlasco Chiara Poggi ha lottato con il suo aggressore per «decine di minuti» prima di morire. Una novità in contrasto con la breve «finestra temporale», quella compresa tra le 9.12 e le 9.36, che avrebbe avuto a disposizione il condannato Alberto Stasi. Che in quel lasso di tempo avrebbe dovuto anche percorrere avanti e indietro il tratto tra la sua abitazione e quella della fidanzata. Mentre le sentenze avevano cristallizzato l’assenza di lotta tra vittima e assassino. Lo dice la consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo che, assieme al collega Biagio Eugenio Leone, ha eseguito test «immunoistochimici» per stabilire il tempo passato tra i colpi inferti alla 26enne e il momento del decesso.
La nuova ricostruzione del delitto di Garlasco
Il Corriere della Sera fornisce oggi la nuova ricostruzione del delitto di Garlasco. Cattaneo e Leone hanno rianalizzato i campioni di tessuti prelevati dal corpo della vittima e ancora conservati. Hanno quindi cercato su porzioni di cute vicino alle ferite la «selectina P» e la «selectina E», che compaiono nei tessuti viventi danneggiati, rispettivamente, dopo pochi minuti, e una volta passato un lasso di tempo maggiore dalla ferita. L’esame era stato già tentato all’epoca con esito negativo. Ma «in ragione dell’evoluzione occorsa nel periodo di quasi 20 anni», è stato ora ripetuto. La molecola è stata così evidenziata in tutti i cinque campioni, e in maniera «piuttosto omogenea». Mentre la «selectina E» — mai indagata prima — è stata invece rintracciata («appena percepibile a forte ingrandimento») in tre tessuti.
Il risultato
E quindi il risultato è che la sequenza traumatica si è protratta almeno per decine di minuti. L’intervallo tra l’inizio dell’aggressione e la morte viene quantificato come «non inferiore a circa 15-30 minuti e plausibilmente compreso fra 30 e 60 minuti». Alcuni segni sul corpo di Poggi sono stati classificati coeme lesioni da difesa. Secondo gli esperti di Andrea Sempio sarebbero frutto di urti con pavimento e mobili. La ricostruzione arriva a spiegare così la presenza del Dna di Sempio sulle unghie di Chiara.
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Ecchimosi ed escoriazioni
Non solo. Le ecchimosi e le escoriazioni presenti sul corpo sono «tipicamente osservabili nei meccanismi di difesa, in particolare a livello delle mani e degli arti superiori, sedi frequentemente interessate nei gesti di protezione passiva». E la presenza, «in alcune delle sedi esaminate — in particolare a livello dell’anca/braccio/coscia — di particolati a componente ferrosa che presentano elementi di compatibilità con quelli rilevati in corrispondenza delle lesioni craniche». Ovvero quelle trovate nella lesione mortale alla testa. Sono state lasciate dall’arma mai identificata usata dal killer.
«Risulta evidente che la convergenza di tali elementi rafforza, nel suo complesso, l’ipotesi che almeno parte delle lesioni “post craniali” sia stata prodotta nel corso di azioni di difesa, passiva — mediante interposizione o protezione del corpo — e/o attiva, piuttosto che ricondotta a fenomeni aspecifici di caduta o urto contro superfici dell’abitazione», conclude la ricerca.
Garofano e il lavoro dei Ris da demolire
Il quotidiano intervista anche l’ex generale Luciano Garofano, all’epoca a capo dei Ris di Parma. Il quale dice che «è ormai chiaro che qualcuno sta provando a demolire il Ris e 50 anni del mio lavoro. Sto subendo un attacco mediatico senza precedenti, ma non consentirò a nessuno di distruggere me e il Ris». Secondo Garofano il fatto che i dati che potevano scagionare Stasi siano stati prodotti su richiesta dell’autorità giudiziaria 18 anni dopo sono la prova della buona fede dei carabinieri: «Se qualcuno voleva nascondere qualcosa ora non li avrebbe messi a disposizione. E poi i dati grezzi normalmente non fanno parte degli allegati che confluiscono negli atti dell’indagine, ma vengono forniti su richiesta».
Il Dna di Chiara sui pedali
Secondo Garofano «se ci fossero stati dati che inficiavano l’accertamento che sui pedali della bici di Stasi c’era il Dna di Chiara lo avremmo sicuramente comunicato. Ma qualunque analisi successiva non cancella la presenza di Dna di Chiara sui pedali ed è stato confermato anche dai consulenti della Procura». E ancora: «Ma comunque il dato del Dna di Chiara sui pedali è rimasto tale. Peraltro nella relazione dei periti con la quale la pm Muscio chiedeva la convalida del fermo, i consulenti di Stasi fanno riferimento alle analisi fatte il 20 e il 21 settembre. Ciò dimostra che tutto è stato messo a disposizione delle parti».
La vacanza
Garofano risponde anche al suo vice dell’epoca Pizzamiglio, che ha detto che all’epoca il generale era in vacanza in Brasile: «Questo è completamente falso. Mi dispiace, perché io l’ho sempre considerato un valentissimo collaboratore. Non so perché possa aver detto tutto ciò. Pensare che facessi un sopralluogo all’insaputa del pm è folle. Sulla mediaticità, invece, è vero che io puntavo a far conoscere agli italiani non Garofano, ma il Ris».
E sul rischio di finire indagato: «Non credo e spero di non esserlo. Lo dico perché non ho nulla da nascondere, se non gridare la mia onestà e la mia professionalità». E infine: Il colpevole resta Stasi? «Sì. Aggiungo. Anche se il dato del Dna sui pedali dovesse essere messo in discussione (e non è così) questo non demolisce tutti gli altri indizi a carico di Stasi. Senza alcun pregiudizio, ma conoscendo gli atti, sono convinto che l’unico colpevole sia lui».

