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Garlasco, Angela Taccia a Open: «Sempio indagato per corruzione? Vedremo. Basta giocare a tennis con le consulenze: andiamo a processo»

05 Ottobre 2026 - 16:43 Cecilia Dardana
GARLASCO ANDREA SEMPIO ANGELA TACCIA STORIA
Dopo la seconda chiusura delle indagini a Pavia sull'omicidio di Chiara Poggi, parla la legale di Andrea Sempio: l'istanza per verificare le iscrizioni sul filone corruzione, i limiti dei test del Racis sull'impronta 33 e la strategia difensiva in vista dell'udienza preliminare
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«Ho appena depositato il 335 (l’istanza con cui un avvocato chiede ufficialmente alla Procura di verificare se il nome del proprio assistito sia stato iscritto nel registro delle notizie di reato, ndr) per capire se Andrea Sempio è già iscritto nel registro degli indagati a Pavia per corruzione». Lo spiega a Open Angela Taccia, legale di Sempio, ricostruendo il nuovo scenario investigativo a una settimana dalla seconda chiusura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, in cui è indagato proprio l’amico di Marco Poggi, il fratello della vittima. Questo atto formale punta a chiarire la posizione di Sempio nel filone parallelo a quello sul delitto di Garlasco. E cioè quello nato a Brescia per corruzione. Qui la posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, è stata archiviata. Resta indagato Giuseppe Sempio, padre di Andrea, sospettato di aver dato soldi ai pm per archiviare la posizione del figlio nell’indagine a suo carico del 2017. Ma il cerchio si potrebbe allargare a nuove iscrizioni formali e a un’eventuale proroga delle indagini sull’omicidio, nel momento in cui i due fascicoli si unissero.

L’analisi degli atti da parte della difesa intanto ridimensiona le novità dell’accusa: in particolare, Angela Taccia contesta la validità scientifica dei nuovi test condotti dal Racis sull’impronta 33 repertata lungo le scale che portano alla taverna della villetta di Garlasco, definendoli privi di forza probatoria. In attesa della scadenza dei termini per il deposito delle memorie difensive a metà ottobre e della successiva (sempre più probabile) richiesta di rinvio a giudizio, la linea della difesa esclude al momento l’interrogatorio formale dell’indagato, a cui si preferirebbero eventuali dichiarazioni spontanee, così come l’incidente probatorio sull’impronta 33.

Il filone corruzione e l’ipotesi di proroga per l’omicidio

Il trasferimento del fascicolo da Brescia a Pavia rappresenta il primo snodo cruciale di questo nuovo capitolo procedurale: «Visto che Mario Venditti è stato archiviato, viene meno la competenza del magistrato e quindi è già passato tutto a Pavia. Secondo le indiscrezioni uscite a Quarto Grado, potrebbero essere indagati Federico Soldani (ex avvocato della famiglia Sempio, ndr), e Silvio Sapone (ex appartenente alla polizia giudiziaria di Pavia durante le prime indagini di Andrea Sempio tra il 2016 e il 2017, ndr). Il papà di Sempio è già indagato e a questo punto iscriveranno nel registro degli indagati anche Andrea», spiega la legale a Open.

Un passaggio che Taccia considera una prassi obbligata per gli inquirenti pavesi: «Ho parlato con la ex pm, la procuratrice capo Carmen Pugliese, che mi ha detto che di default devono iscriverlo, se hanno degli elementi sottolineati da un’altra procura, che è quella di Brescia. Poi magari va a finire in niente, ma l’iscrizione nel registro degli indagati gliela devono fare. Sarebbero due procedimenti diversi a meno che la Procura di Pavia non decida di annettere il fascicolo, perché comunque è una corruzione, secondo loro, finalizzata a insabbiare l’omicidio. Non escludo quindi che la procura decida di prolungare le indagini anche per l’omicidio».

La discovery e le critiche agli esperimenti del Racis sull’impronta 33

Dall’esame dei faldoni depositati alla fine di settembre, la difesa sostiene che il quadro accusatorio non abbia compiuto passi avanti significativi, in particolare per quanto riguarda la nota traccia repertata sulla scena del crimine: «Dalla discovery non è emerso nulla di nuovo. L’unica cosa forse di nuovo che c’è è una integrazione fatta dal Racis, quindi non Giuliano e Caprioli, sull’impronta 33. Ma comunque non è stato dimostrato che in quell’impronta c’è il sangue, quindi non è datata in base all’omicidio del 13 agosto 2007».

Nel mirino del legale finiscono soprattutto le simulazioni di laboratorio effettuate dai periti dell’accusa: «Giuliano e Caprioli, i dattiloscopisti della Procura hanno lavorato anche con il Racis, che ha depositato una nota in cui dimostra di aver fatto degli esperimenti empirici sul muro. Ma non lo stesso muro della villetta dei Poggi, un altro. E già qui, se il muro non è lo stesso, non so quanta attendibilità ci sia. Hanno preso comunque un intonaco, hanno fatto degli esperimenti empirici sempre col sangue e la ninidrina, non hanno usato il software della Nasa che ha usato Ghizzoni, consulente di Stasi. Quindi han fatto tutto un altro tipo di esperimento, che è giunto alla conclusione che non è possibile escludere che non vi sia stato sangue su quell’impronta, ma non è possibile nemmeno confermarlo. Non è sufficiente, non c’è alcuna prova», spiega Taccia a Open.

Le prossime scadenze

La notifica del 28 settembre ha fatto scattare i tempi tecnici previsti dal codice di procedura penale per la stesura delle contromemorie: «Il 18 ottobre finiscono i 20 giorni per noi, quindi noi il 16 o 17 al massimo depositiamo le nostre memorie. Poi dal 19 hanno 3 mesi, ma non è mai perentorio per i giudici, chiederanno il rinvio a giudizio, e a quel punto ci sono 9 mesi per fissare l’udienza preliminare. Io e Cataliotti stiamo redigendo un’altra memoria, stiamo studiando tutte le varie eccezioni che poi solleveremo in udienza preliminare».

L’incidente probatorio sull’impronta 33

Quanto alla possibilità di sollecitare un incidente probatorio sull’impronta 33, la difesa subordina ogni mossa a un’eventuale svolta scientifica fornita dalla Procura: «Sull’impronta 33 io ho sempre detto che mi sono opposta, associandomi alla procura, alla richiesta di incidente probatorio. Ma nel momento in cui la procura mi dice che c’è sangue o che comunque è sicuramente un’impronta dell’evento omicidiario, allora eventualmente, anche in udienza preliminare potremo chiedere l’incidente probatorio. Se mi dimostrano che in quell’impronta c’è sangue non escludiamo di chiederlo, altrimenti no».

«Nessun interrogatorio, semmai dichiarazioni spontanee»

Infine, l’avvocata esclude per ora che Sempio si sottoponga a interrogatorio formale: «Se faremo sentire il nostro assistito? Ad oggi no. Però non escludo che in fieri io possa proporre di fargli rendere dichiarazioni spontanee. Se io lo mando in interrogatorio deve rispondere a domande del pm. Con le dichiarazioni spontanee è lui che racconta e le può rilasciare in qualunque stato e grado del processo. Ma non vedo una Procura ben disposta. Mi sembra una Procura già assolutamente convinta della responsabilità penale del mio assistito, ma ad oggi non vedo elementi della Procura che mi collocano con certezza Andrea Sempio sulla scena del crimine. In ogni caso non si può continuare a giocare a tennis con le consulenze, piuttosto andiamo a processo.».

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