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Garlasco, l’ipotesi dello scambio di Dna che ha portato alla condanna di Alberto Stasi

02 Ottobre 2026 - 05:04 Alessandro D’Amato
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I pedali della bicicletta e il cucchiaino per la colazione della vittima hanno un valore registrato identico fino ai decimali. Ma se c'è stato un errore, poi c'è stata anche la volontà di occultarlo
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Perché i campioni dei pedali della bicicletta di Alberto Stasi e del cucchiaino usato per la colazione di Chiara Poggi hanno un valore registrato identico fino ai decimali? La circostanza è già emersa nell’indagine sull’omicidio nel villino di via Pascoli a Garlasco. Ma alla luce dei risultati negativi dei test del 20 settembre 2007 c’è un ipotesi di spiegazione. Ovvero che siano stati scambiati per errore. Al quale però, è il ragionamento della procura di Pavia, deve per forza essere seguita la volontà di occultare gli altri risultati. Per questo si va verso l’indagine per depistaggio.

La bicicletta di Stasi

Il Corriere della Sera spiega oggi che gli investigatori lavorano all’ipotesi di uno scambio di provette. Dal quale sarebbe derivato il campione «bu_p» ricavato dai pedali della bici dell’ex fidanzato della vittima. A questo seguirebbe l’occultamento dei test del capitano dei Ris Alberto Marino. Due le circostanze che alimentano il sospetto dello scambio. La prima è il valore registrato (2,78 nanogrammi) insolitamente identico fino ai decimali. La seconda è che due campioni «venivano ispezionati nel medesimo giorno (10 settembre 2007) e avviati alle procedure estrattive a un giorno di distanza uno dall’altro (il 10 e l’11 settembre)». Di anomalia ce ne sarebbe anche una terza: il profilo del cucchiaino, tecnicamente reperto «29», è stato poi «forzatamente attribuito» in manuale dall’operatore.

L’ipotesi dello scambio di Dna

Secondo i genetisti Pasquale Linarello e Ugo Ricci i due campioni sono stati scambiati e qualcuno si è poi accorto dell’errore, senza tuttavia porvi rimedio. Secondo i legali di Stasi, «di fatto alterando un elemento di prova decisivo che portò alla sua condanna». Ma il consulente genetico dei Poggi, Marzio Capra, in questi giorni ha ribadito più volte che «tutte le operazioni si sono svolte alla presenza dei consulenti». Ma solo l’ordine di esibizione del procuratore Stefano Civardi e la positiva risposta dell’attuale comandante Matteo Donghi sono riusciti a sdoganare l’8 novembre 2025 i dati grezzi.

Elisabetta Ligabò

Intanto Elisabetta Ligabò, madre di Stasi, rilascia oggi un’intervista al Giornale: «È arrivato il tempo della giustizia, quella con la G maiuscola. Dopo tanti anni di buio e di dolore, passo dopo passo, sta venendo a galla quella verità che io e mio marito abbiamo sempre saputo. Alberto è innocente». Sul dna sui pedali, dice, «io lo sapevo già che, prima o poi, la verità sarebbe venuta a galla, me lo sentivo». E ancora: «Io posso solo dire che sono certa che la Procura accerterà responsabilità e motivi della mancata trasmissione dei dati. Mio figlio è stato bersaglio da subito, ma credevamo nella giustizia. Ci abbiamo sempre creduto. Le cose poi non sono andate come ci aspettavamo, ma non abbiamo mai perso la speranza».

Tutto questo è per Chiara

Ligabò afferma: «Mi sono sempre fidata della giustizia. Oggi so che può sbagliare, ma so anche che può rimediare. La vita a mio figlio ha tolto tanto, ma forse in questo togliere ha anche dato tanto». Infine, un pensiero per la vittima: «Chiara è nel mio cuore da sempre. Tutto questo è anzitutto per lei».

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