Garlasco, i Poggi in tv: «Per noi il colpevole è Stasi. Se ne uscirà un altro, ne prenderemo atto. Certe cose la procura poteva smorzarle»
«A noi la giustizia ha dato un colpevole, per noi è Alberto Stasi. Se questa nuova indagine, questa procura ci darà un nuovo colpevole, ne prenderemo atto». Ospiti della trasmissione Verissimo su Canale 5, i genitori di Chiara Poggi, Giuseppe e Rita, rompono il silenzio sul nuovo filone d’inchiesta sul delitto di Garlasco che vede indagato Andrea Sempio, un amico del fratello della vittima. Un intervento tv arrivato per rimettere al centro della vicenda la figura della figlia ventiseienne uccisa il 13 agosto 2007, ribadendo la propria fiducia nelle sentenze definitive finora pronunciate, ma aprendo alla possibilità di accettare eventuali novità processuali qualora arrivassero dalla magistratura.
«Per noi vale la sentenza dello Stato italiano»
Ripercorrendo il lungo iter giudiziario, il padre di Chiara ha ricordato la complessità della vicenda processuale: «Noi abbiamo fatto 5 processi, 8 anni di processi, e sono lunghi. Non è che ci intestardiamo. Se la giustizia ci darà un nuovo colpevole, ne prenderemo atto». La posizione della famiglia resta ancorata ai punti fermi stabiliti dai giudici: «Non è che perché una procura fa un’indagine, allora si accende la lampadina e uno cambia idea. Per noi è quello. Fino a quando la giustizia non ci darà un altro nome — ha aggiunto la madre Rita —. Se ne darà un altro ne prenderemo atto. Per noi vale la sentenza dello stato italiano. Quando la giustizia italiana dirà qualcos’altro ne prendiamo atto».
Il risarcimento economico versato da Stasi
Quanto al capitolo del risarcimento economico finora versato da Alberto Stasi, Giuseppe Poggi ha chiarito che «c’è un conto corrente intestato a tutti e tre, Alberto versa i due quinti di quello che prende andando a lavorare» e i soldi «sono là sul conto», spiegando che non ci sarebbe alcun problema a restituirli qualora la posizione dell’ex studente dovesse cambiare.
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«Hanno sporcato la sua memoria e pugnalato Marco»
Un’amarezza profonda, quella della famiglia, legata anche al trattamento riservato alla memoria della ragazza e alle speculazioni cresciute attorno ai suoi familiari. «Hanno sporcato» la sua memoria, ha accusato la madre Rita. Con il padre Giuseppe che ha aggiunto: «Volere o non volere, sei sempre dentro il circo mediatico. In questo anno e mezzo me l’hanno messa in un angolo, senza mai parlare di Chiara» e sembrava quasi che «fosse lei la colpevole».
Particolarmente dolorose sono state anche le indiscrezioni sui giornali che hanno tirato in ballo il secondogenito: «Certe cose la procura di Pavia poteva smorzarle — hanno spiegato i genitori —, perché quella che un po’ ci ha fatto rimanere, non dico male, ma star male un’altra volta è quando un settimanale dice che Marco Poggi è tornato a Garlasco di notte a uccidere tua sorella. Questa cosa è un’altra pugnalata. Non tanto per noi, quanto per Marco, che non è un ragazzo, ma tutto questo non è facile da reggere». Un dolore nel dolore che ha toccato profondamente il fratello di Chiara: «Marco — ha concluso la madre Rita — forse ha sofferto più di noi perché in questa vicenda ha sofferto da solo per lui, ma anche per noi, perché ci vedeva soffrire noi e quindi soffriva».
I rapporti con la famiglia Stasi: «Non è il momento di incontrarci»
Nel corso dell’intervista c’è stato spazio anche per analizzare i rapporti personali con la famiglia dell’ex bocconiano. Alla domanda se fossero disposti a incontrare la madre di Alberto, Elisabetta Ligabò, i coniugi Poggi hanno risposto con fermezza: «Non è il momento di incontrarci». E rispetto a un ipotetico incontro di persona con lo stesso Stasi, il padre Giuseppe ha ammesso i propri dubbi: «Non so se son contento. Non credo. Non posso prevedere il futuro», sottolineando anche come Stasi «non ci ha mai cercato». Un distacco arrivato con il procedere delle prime indagini, come ha ricordato la madre Rita: «All’inizio noi gli credevamo ma man mano sono andate avanti le indagini» e «quando è andato in carcere abbiamo interrotto i rapporti per opportunità».
«In questo anno e mezzo di Chiara si è parlato troppo poco»
I genitori hanno poi spiegato le ragioni della loro presenza nello studio televisivo, criticando la sovraesposizione mediatica dell’ultimo periodo: «La prima inchiesta non ha avuto un circo mediatico. In questo anno e mezzo, cioè tutti i giorni, tutti i giorni, trasmissioni che parlavano di Garlasco, sembrava che in Italia c’era solo Garlasco. Noi non abbiamo mai parlato perché era meglio lasciare fare le cose che devono essere fatte e siamo venuti qui anche solo per parlare di Chiara proprio perché in questo anno e mezzo di Chiara si è parlato troppo poco». A quasi vent’anni dall’omicidio, la famiglia Poggi chiede soltanto che si possa arrivare a una parola fine definitiva su questa tragica vicenda: «Noi vorremmo solo che la storia fosse finita. Dopo 19 anni Chiara ha il diritto di riposare in pace».

