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Garlasco, il legale dei Poggi a Open: «Se Stasi venisse assolto, la famiglia restituirà il risarcimento. I soldi sono in un conto mai toccato»

13 Maggio 2026 - 18:38 Cecilia Dardana
Avvocato Gian Luigi Tizzoni famiglia Poggi
Avvocato Gian Luigi Tizzoni famiglia Poggi
L'avvocato Gian Luigi Tizzoni chiarisce la posizione della famiglia di Chiara: «Il concetto che si stiano arroccando per due soldi in croce è offensivo»
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«Se domani dovesse succedere che Alberto Stasi viene assolto, perché gli danno la revisione del processo, alla famiglia Poggi restituire quelle somme non comporterebbe nessun concreto, serio disagio». L’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia di Chiara Poggi, parla a Open per fare chiarezza sulla complessa vicenda dei risarcimenti legati al caso Garlasco, un tema tornato al centro dell’attenzione (tutta mediatica) dopo la chiusura delle indagini su Andrea Sempio e l’ipotesi di una revisione del processo per Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio dell’allora fidanzata. Secondo Tizzoni, per chi nutre ottimismo su un ribaltamento della sentenza, «sarà nell’ordine delle cose che se ci sarà un ribaltamento la famiglia Poggi corrisponderà a Stasi quello che da Stasi ha ricevuto fino a quel momento». Una precisazione necessaria per rispondere alle critiche che spesso colpiscono i genitori di Chiara, accusati di non accogliere di buon grado la nuova indagine e di essere strenuamente convinti della colpevolezza di Stasi.

Il risarcimento che Stasi deve ai Poggi

La storia del risarcimento è lunga e tortuosa. Inizialmente la cifra era stata quantificata in un milione di euro, suddiviso tra i genitori (350mila euro ciascuno) e il fratello Marco (300mila euro), a cui si aggiungevano circa 200mila euro di spese processuali. Ma l’incasso è stato ostacolato da manovre ereditarie. «Stasi in quanto studente era giustamente impossidente – spiega Tizzoni a Open -. Poco prima però era deceduto il padre e quindi Alberto eredita, ma lo fa con beneficio di inventario, una procedura che fa decorrere l’anno, e allo scadere del termine che è dato da legge per fare questo inventario, non accetta e non rifiuta. Ed è una mossa molto particolare, perché non accettandolo non diventa cointestatario dei beni che avrebbe ereditato dal padre, non rinunciando non consente al creditore, in questo caso i Poggi, di aderire. Stasi invece si mette in uno strano limbo».

L’accordo sui 700mila euro di risarcimento

Solo dopo una lunga battaglia legale si è arrivati a un accordo transattivo di circa 700mila euro, una cifra ridotta anche per venire incontro alle difficoltà della madre di Stasi. «I genitori di Chiara hanno anche pensato alla mamma di Stasi, che si sarebbe trovata, anche dopo anni di spese legali, in condizioni di non particolare solidità economica. E per questo sono scesi anche di molto nella propria pretesa. Ma questi questi 700 mila euro non glieli hanno nemmeno dati subito. È stata data una cifra iniziale dalla madre di Stasi, intorno ai 150-200 mila euro, la restante parte è stato stabilito che dovesse essere data in rate e poi che ci fosse una specie di saldo finale, che dovrebbe essere corrisposto anche dopo che Alberto verrà scarcerato. Ad oggi quindi, siamo arrivati sui 350-400 mila euro presi dalla famiglia Poggi». Una parte di questi soldi è poi servita per pagare legali e consulenze. Dice Tizzoni: «Circa il 15-20% dei soldi incassati, è andata per pagare il sottoscritto, gli altri avvocati, le consulenze tecniche e così via, quindi ciò che rimane non è poi così tanto».

Il conto intoccato dei Poggi

Come spiegato dal legale della famiglia, i Poggi ad oggi avranno percepito all’incirca 350-400 mila euro del risarcimento, «di cui ne avranno spesi 150 mila. Avranno messo da parte 200mila euro. Il signor Poggi da sempre ha un conto dedicato, dove ogni mese vengono accreditati questi circa 350-400 euro del lavoro di Stasi, e lui quella cifra non l’ha mai toccata, ce l’ha lì». E infatti, ribadisce Tizzoni, «se domani dovesse succedere che Stasi viene assolto, perché gli danno la revisione, alla famiglia Poggi restituire quelle somme non comporterebbe nessun concreto, serio disagio». Ma c’è anche un altro aspetto: «Secondo me la condanna di Stasi verrà confermata e in quel caso noi saremmo anche disponibili a pretendere tutto il risarcimento. Per chi è ottimista nei confronti di Stasi, sarà nell’ordine delle cose che se ci sarà un ribaltamento la famiglia Poggi corrisponderà a Stasi quello che da Stasi ha ricevuto fino a quel momento».

Tizzoni: «Ai Poggi della parte economica non interessa nulla»

L’avvocato sottolinea come l’accordo sia una normale procedura tra debitore e creditore: «Ha tutte le varie clausole che nel momento in cui, ad esempio, dovesse verificarsi che Stasi non intende più pagare, dovrebbe ritornare in vigore la cifra iniziale di un milione e due di risarcimento. Ma, ci tengo a ribadirlo, ai signori Poggi della parte economica non interessa sostanzialmente nulla». E aggiunge: «Questo concetto che i Poggi si stiano arroccando per due soldi in croce, perché tali sono, è oltremodo offensivo. Dei circa 300 euro al mese che ricevono da Stasi oggi, le garantisco che i Poggi farebbero a meno. Non vivono certo di quelli».

Perché i Poggi continuano a difendere la condanna di Alberto Stasi

E a chi si chiede come mai i Poggi continuino a difendere la condanna di Stasi anche a fronte dei nuovi elementi emersi nell’indagine a carico di Sempio, Tizzoni ribadisce un concetto quantomai semplice: «Ci vorrebbe solo un po’ più di rispetto nell’immaginare che una famiglia che ha avuto una figlia uccisa, con uno Stato che ha riconosciuto la responsabilità del condannato dopo due indagini a Pavia, ricorso straordinario alla Cassazione, ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, due tentativi di revisione a Brescia, praticamente dal 2015 a oggi, ogni anno, c’è stata qualche iniziativa, tutto sommato penso che anche i Poggi potessero e possano pensare che i circa 50 magistrati che fino ad oggi hanno visto la vicenda non abbiano sbagliato».

Come stanno i Poggi

L’avvocato ribadisce poi che la famiglia è oggi profondamente provata non solo dal lutto, ma dal continuo assedio mediatico e dal calvario di questi quasi vent’anni: «Come stanno? È una famiglia che ha perso una figlia, uccisa dal proprio fidanzato, che ha dovuto aspettare 8-9 anni che la giustizia facesse il suo corso, che ha vissuto almeno 6-7 tentativi di mettere in discussione questa verità e che da un anno e mezzo si vede anche messa alla berlina da parte dell’informazione, da parte del mondo, per quanto vale, di internet e dei blog. Quindi chiaramente è una famiglia molto provata. L’unico loro vero dolore principale è aver perso una figlia».

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