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Il ministro Nordio e i dubbi sulla condanna di Stasi: «Ma com’è stato possibile?». Cosa non gli torna su Sempio e Garlasco: «Anomalia mai vista prima»

13 Maggio 2026 - 12:53 Giovanni Ruggiero
carlo nordio alberto stasi garlasco
carlo nordio alberto stasi garlasco
Il caso delle indagini sul delitto di Chiara Poggi secondo il ministro della Giustizia dimostrano quanto sia necessaria una profonda riforma della Giustizia. Ma lui stesso ammette, sopratutto dopo la batosta del referendum, quanto sarà difficile cambiare la legge
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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio torna sul caso Garlasco, ancora una volta ammettendo tutti i suoi dubbi sulla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Soprattutto alla luce di quanto emerso dalle nuove indagini, che vedono sotto accusa Andrea Sempio indagato per omicidio con l’aggravante della crudeltà. A margine di un convegno, Nordio si chiede: «Se una persona può essere condannata solo al di là di ogni ragionevole dubbio, come puoi condannarla quando è già stata assolta due volte da una Corte d’Assise e da una Corte d’Appello?».

Il rinvio della Cassazione di sedici anni fa

Ricostruendo l’iter giudiziario, Nordio ricorda il primo processo: «C’era stata un’assoluzione davanti alle corte d’Assise, un’assoluzione davanti alla Corte d’Appello, poi una decisione della Cassazione che ha rinviato il processo, integrandolo con alcune, diciamo così, nuove considerazioni e si è arrivati a una condanna». Di vere e proprie nuove prove insomma non emersero, ricorda Nordio che insiste: «Nel sistema anglosassone tutto questo non solo non esiste, ma ma è assolutamente inconcepibile»..

L’anomalia di un condannato e di un nuovo indagato

A rendere il quadro ancora più singolare è la riapertura delle indagini su un’altra figura. «Oggi il cittadino italiano si domanda perplesso come possa esistere una situazione in cui una persona ha scontato una fortissima pena da colpevole mentre attualmente si indaga su un altro, sulla base di prove per le quali, sempre secondo l’accusa, l’autore del delitto sarebbe completamente diverso dal primo», osserva il ministro. Una circostanza che definisce «raramente si vede e io non l’ho mai vista».

La legge da cambiare e la cautela sul procedimento in corso

Da qui la spinta a una riforma, che il ministro stesso ammette essere «molto difficile», soprattutto dopo la bocciatura arrivata dal referendum dello scorso marzo. Nordio, però, prende le distanze dal merito dell’inchiesta riaperta: «Nessuno, questo lo sappiamo bene, può ovviamente pronunciarsi su un procedimento in corso», precisa, aggiungendo di non avere «la più pallida idea» della dinamica del delitto né dell’identità del responsabile. Una sola convinzione, conclude, gli appare chiara: «La dinamica della nostra legislazione, è sbagliata».