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Sempio, l’audio che può inguaiarlo: «È successo qualcosa quel giorno… alle 9.30». I dubbi sull’ora del delitto e l’intercettazione del 2017 ignorata

11 Maggio 2026 - 12:22 Cecilia Dardana
sempio intercettato
sempio intercettato
Dalla rilettura dei file audio del 2017, contenuti nell'infromativa dei carabinieri, emerge un soliloquio del 38enne che sembra indicare l'orario del delitto. Quell'intercettazione però non sarebbe stata presa in considerazione nelle prime indagini, che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi
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Mentre le indagini appena chiuse dalla Procura di Pavia tornano a concentrarsi su Andrea Sempio, emerge un dettaglio che rischia di mettere ulteriormente nei guai il 38enne amico del fratello di Chiara Poggi. Da un’intercettazione ambientale risalente all’8 febbraio 2017, in quello che i magistrati definiscono un «soliloquio», Sempio sembrerebbe tradirsi, indicando con precisione il momento in cui sarebbe entrato nella villetta di via Pascoli il giorno dell’omicidio: «È successo qualcosa quel giorno (…) era sempre lì a casa (…) però cazzo (…) alle nove e mezza».

L’audio del 2017

La rilettura delle trascrizioni audio ha portato gli inquirenti a isolare una frase specifica. Nelle registrazioni si sente Sempio riflettere tra sé e sé, mentre si trovava da solo in auto: «È successo qualcosa quel giorno (…) era sempre lì a casa (…) io non so se lei ha detto che lavorava (…) però cazzo oh (…) alle nove e mezza a casa (…)». Per gli inquirenti, questo passaggio rappresenterebbe un riferimento diretto all’orario in cui l’indagato si sarebbe presentato a casa della vittima quel 13 agosto 2007. Un orario compatibile con la finestra temporale in cui Chiara Poggi fu uccisa, prima che il fidanzato Alberto Stasi (condannato in via definitiva a 16 anni) ne ritrovasse il corpo. E questo, scrivono l’aggiunto Stefano Civardi e le pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, «considerato anche quanto emerso» da quella ormai nota intercettazione del 14 aprile 2025 in cui parlava, per l’accusa, delle chiamate a casa della vittima, del video intimo e del rifiuto da parte della studentessa.

La prova della colazione e Stasi scagionato

Il frammento audio è diventato uno dei pilastri della nuova informativa della Procura di Pavia. Sempio, che all’epoca dei fatti era un ventenne e la cui posizione era stata inizialmente archiviata, è tornato al centro dei sospetti dopo le perizie genetiche condotte dalla difesa di Stasi su alcune tracce di Dna trovate sotto le unghie della vittima, che risulterebbero compatibili con il suo profilo. Non solo, secondo gli inquirenti a non essere presente sulla scena del crimine è Alberto Stasi, che ora vuole vedere gli atti e verosimilmente is prepara a chiedere una revisione del processo.

Partendo dal dato certo della disattivazione dell’allarme della villetta alle 9.12, il calcolo dei tempi fisiologici di Chiara non lascerebbe dubbi: «Per semplice somma di orari, essendo trascorsa al minimo mezz’ora fra l’inizio della digestione e la morte, alle 9.45 Chiara Poggi era viva». Se Chiara era ancora viva alle 9.45, appare infatti «del tutto irragionevole che possa essere stata uccisa da chi alle 9.35 era a casa propria davanti al proprio computer», ovvero proprio l’ex fidanzato, che si trovava a 1,7 chilometri di distanza dalla vittima. Per i pm, dunque, Stasi aveva «un alibi» solido, a differenza di Sempio. Quest’ultimo, stando all’intercettazione in cui parla di «qualcosa successo alle nove e mezza», sarebbe entrato in casa proprio in quel momento, per poi telefonare all’amico Mattia Capra alle 9.58. Un arco temporale che coincide con i 15-20 minuti necessari per la colluttazione e l’omicidio.

Nessun movente passionale tra Chiara Poggi e Alberto Stasi

L’inchiesta smonta anche l’ipotesi di una lite furibonda tra i due fidanzati. La serata precedente al delitto, scrivono i magistrati, «è del tutto incompatibile con qualsivoglia evento drammatico», che si tratti di una «scoperta scandalosa» o di un «litigio passionale». A confermarlo è una consulenza informatica sui computer della coppia. Quella sera, mentre Alberto era tornato a casa per accudire il cane, Chiara «ha semplicemente aperto la cartella “immagini”», guardando le foto delle vacanze a Londra, e «ha anche contribuito a scrivere parti della tesi» del fidanzato. Una volta rientrato, anche lui «ha continuato» a lavorare al testo. Un quadro di normalità che, secondo la Procura, allontana definitivamente Stasi dalla scena del crimine, stringendo il cerchio attorno al nuovo indagato.

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