«Ecco le tracce lasciate da Sempio in casa Poggi», le 9 perizie che lo incastrano: le impronte di scarpe e sui muri, i dettagli sull’arma che ha ucciso Chiara
A dare ai magistrati della Procura di Pavia la conferma che cercavano è stato un avatar tridimensionale. Il manichino virtuale, costruito dall’ingegner Simone Tiddia, riproduce le proporzioni di Andrea Sempio e, una volta calato sulla ricostruzione digitale della villetta di via Pascoli, mostra che l’amico di Marco Poggi avrebbe potuto lasciare quella traccia palmare contestata, l’impronta 33, sporgendosi dal primo gradino della scala che porta in cantina, dove fu trovato il corpo di Chiara Poggi. Per i pm si tratta di un riscontro decisivo nella nuova ricostruzione dell’omicidio, che ha portato alla chiusura delle indagini e alla probabile richiesta di rinvio a giudizio.
Come è stato realizzato il manichino 3D di Sempio
Il 24 ottobre 2025, racconta Il Messaggero, Sempio è stato convocato all’Istituto di medicina legale di Milano, dove Tiddia e l’anatomopatologa Cristina Cattaneo lo hanno sottoposto per circa tre ore a misurazioni antropometriche e a scansioni 3D. La consulenza spiega che «non è stata operata alcuna “forzatura dimensionale” per adagiare l’avatar 3D sulla scena». La mano del modello, scrivono i tecnici, è sovrapponibile «dal punto di vista strettamente dimensionale» con la traccia esaltata dai reagenti dattiloscopici. Anche il movimento di appoggio «rientra in una gestualità naturale», compatibile con chi scende le scale o si sporge per osservarne il fondo. L’unica variabile è l’età, perché all’epoca del delitto l’indagato aveva 19 anni e oggi ne ha 37, ma per i consulenti il dato non inficia il risultato.
Le nove perizie della Procura sul caso Garlasco
Sono nove le consulenze tecniche commissionate dai pm pavesi prima della chiusura delle indagini. L’inchiesta firmata da Claudia Guasco sul Messaggero le elenca una a una: si va dall’analisi del dna trovato sotto le unghie della vittima al confronto con il materiale genetico repertato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi e su un cucchiaino in cucina, passando per la mappatura completa della scena del crimine. C’è poi l’esame del computer di Chiara, in cerca di tracce di video intimi con il fidanzato che potrebbero essere stati scaricati, e infine la rilettura delle ferite sul corpo, affidata sempre alla Cattaneo, che apre il capitolo più delicato del fascicolo: quello sull’arma.
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L’ipotesi del martello sparito dalla villetta
L’anatomopatologa ha contato dodici colpi sul corpo di Chiara e nella sua relazione scrive che «la configurazione delle lesioni rende improbabile l’azione di un oggetto tondeggiante o diffuso», mentre risulta compatibile con un corpo rigido di superficie relativamente piccola. La conclusione: «un martello costituisce un candidato plausibile». L’ipotesi acquista peso anche per un dettaglio mai chiarito, quello della denuncia presentata anni fa ai carabinieri da Giuseppe Poggi, padre di Chiara, sulla scomparsa di un martello dopo i lavori di ristrutturazione nella villetta di via Pascoli. La Cattaneo lascia comunque aperto il ventaglio delle alternative possibili usate per il delitto: potrebbe trattarsi anche di una mazzetta, del retro di una piccola accetta o di un altro utensile dalle caratteristiche simili in qualche sua parte.
Tutte le impronte sulla scala della cantina
Il quadro indiziario, racconta il Corriere della Sera, si regge su quattro tracce nel vano scale che porta al seminterrato. La più discussa è l’impronta 33, attribuita al palmo destro di Sempio: per l’accusa la corrispondenza è di 15 minuzie, per la difesa solo cinque. Una seconda perizia ipotizza che quel palmo fosse «bagnato» o «sporco», intriso di un «materiale liquido» compatibile con sangue, sudore o sangue «lavato». Poco distante, sul muro destro vicino al cadavere, c’è l’impronta 45, una singola goccia con direzione obliqua che si sarebbe staccata da un oggetto insanguinato collocato più in alto. Sulla parete di sinistra spunta poi la traccia 97f, una striscia che gli investigatori riconducono alla mano sinistra dell’aggressore. L’ultima novità è l’impronta N1, emersa solo nella nuova indagine: lo stampo di un tacco con suola a tasselli, individuato sul cosiddetto «gradino zero», quello che da sempre viene ricondotto alle scarpe del killer.

