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L’accusa della famiglia Poggi ai carabinieri «condizionati da contesti opachi». La reazione alle intercettazioni su di loro e gli audio di Sempio

08 Maggio 2026 - 14:41 Giovanni Ruggiero
Famiglia Poggi
Famiglia Poggi
I famigliari di Chiara Poggi parlano di «continue aggressioni che si susseguono» nelle indagini sul delitto di Garlasco e denunciano la diffusione dei dettagli delle indagini «in spregio a tutte le norme penali di riferimento». Cosa scrivono gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna
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Dietro le indagini portate avanti dai carabinieri di Milano Moscova sul delitto di Garlasco ci sarebbero stati «gravi condizionamenti da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici». È l’attacco della famiglia Poggi contro gli inquirenti, dopo le intercettazioni e gli elementi emersi con la chiusura delle indagini su Andrea Sempio, oggi unico accusato di aver ucciso Chiara Poggi. Intercettazioni a cui sono stati sottoposti anche i famigliari della vittima, che parlano di «continue aggressioni che si susseguono». Ora i Poggi hanno deciso di denunciare il proprio disappunto, finora taciuto «per rispetto istituzionale».

«Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre ad intercettazioni i familiari della vittima – scrivono gli avvocati della famiglia Poggi – la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente ad un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio».

«Rileviamo inoltre – si legge ancora – che in questi giorni vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento». Per rispetto istituzionale, proseguono i legali dei Poggi, “abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti “giornalistici”, concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi riguardanti l’omicidio di Chiara ed interloquendo invece formalmente con la Procura Generale di Milano per i profili di sua competenza».

«Anche a fronte delle continue aggressioni che si susseguono da oltre un anno – si legge nel comunicato – nei loro confronti e della loro enorme amarezza per quanto sta avvenendo, Giuseppe, Rita e Marco intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso, evitando qualsiasi esternazione sul tema, nella convinzione che in uno Stato di diritto gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi a ciò preposte e nel rigoroso rispetto delle norme di riferimento».