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Garlasco, i dubbi sul foglietto con scritto «assassino». Parla l’avvocato di Sempio: «Era solo il copione di uno spettacolo, ecco perché»

10 Maggio 2026 - 19:55 Cecilia Dardana
sempio cataliotti
sempio cataliotti
Il 38enne è stato visto dai carabinieri mentre gettava un sacchetto della spazzatura lontana da casa. All’interno è stato trovato un biglietto. Ma per la difesa di Andrea è stato travisato: «Possiamo provarlo»
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«L’appunto che inizia con la scaletta “cucina, sala, tv” e finisce con la parola “assassino” era un appunto preso da Sempio funzionale a un breve contributo audio per lo spettacolo “La fabbrica degli innocenti”». Così Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, replica alle contestazioni sul biglietto finito al centro degli accertamenti investigativi. Il riferimento è al foglio a quadretti scritto in stampatello da Sempio e poi gettato in un bidone lontano da casa, uno dei tanti elementi su cui si sono concentrate le attenzioni degli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta. Insieme ad altri materiali e intercettazioni, il documento viene considerato dagli investigatori come parte del quadro indiziario relativo alla posizione del 38enne. Nelle carte della Procura di Pavia, lette durante l’interrogatorio in cui il 38enne si è avvalso della facoltà di non rispondere, emerge l’episodio del 26 febbraio di un anno fa: Sempio, dopo aver ricevuto una convocazione dai carabinieri, viene intercettato in auto mentre sbotta: «Porca put… ancora con questa storia — dice in auto —. Quindi, cosa mi devo aspettare? Che c… hanno trovato?».

Il foglietto buttato lontano da casa

Subito dopo quella chiamata, Sempio mette in atto quello che per gli inquirenti sarebbe un tentativo di disfarsi di prove compromettenti. Invece di usare i bidoni sotto casa, si reca vicino al centro commerciale dove lavora per gettare un sacchetto. I carabinieri, che lo seguono, lo recuperano. All’interno, un manoscritto bifronte: da un lato consigli su come approcciare le donne, dall’altro parole che sembrano una cronaca del delitto. Sotto il titolo «Inizio scoperta», compaiono appunti come «da cucina a sala», «cane», «colpi da…», «campanello», «finestra da fuori». In fondo, una parola che per i pm è un macigno: «Assassino». Un appunto «inequivocabile», che si somma ai soliloqui registrati in auto, dove l’indagato torna ossessivamente sulla vittima e sui filmati visti di nascosto: «La storia del video è stata… il video… lo devo aspettare da un momento all’altro… ok, cioè Chiara… lei nel video sembrava proprio… si è spostata». E ancora, in un’intercettazione del 2017 ora rivalutata: «Si sono filmati perché hanno visto dei filmati porno!».

La risposta dell’avvocato di Sempio

Ma per l’avvocato di Sempio siamo di fronte «all’ennesimo travisamento dei fatti e della prova». Secondo Cataliotti, il documento non avrebbe alcun valore indiziario legato al delitto, ma sarebbe stato funzionale solo un breve contributo audio per lo spettacolo «La fabbrica degli innocenti». Il legale ha spiegato che era stato chiesto a Sempio di «riprodurre un audio che rappresentasse il momento in cui aveva scoperto di essere indagato per l’ennesima volta e lui nella scaletta aveva raccontato che era in cucina, aveva visto la televisione, aveva sentito il cane abbaiare e aveva visto fuori di casa i giornalisti che lo accusavano dell’assassinio». La difesa ha riferito di aver tutti gli audio che provano «che la lettura giusta di questo appunto è esattamente questa». Inoltre, ha aggiunto Cataliotti, «il motivo per cui ha buttato l’immondizia non dietro casa ma dietro l’Ipercoop, dove peraltro lavorava, è perché dietro l’Ipercoop si poteva buttare il sacco dell’immondizia come indifferenziata e a quel compattatore Sempio aveva accesso in quanto dipendente».

Il movente: «Un’aggressione cieca e furiosa»

Per i magistrati di Pavia, la ricostruzione del delitto è ormai definita. Tutto sarebbe nato da un tentativo di approccio di Sempio, forte della conoscenza dei segreti intimi di Chiara, finito in tragedia davanti alla ferma opposizione della ragazza. «A fronte del rifiuto di Chiara di vederlo – scrivono i pm pavesi nelle contestazioni lette all’indagato -. Sempio si è recato direttamente a casa della vittima che lo ha fatto entrare in casa, senza preoccuparsi del fatto di essere in pigiama né tantomeno di possibili rischi. A questo punto tutti gli elementi raccolti convergono su un unico innesco. Il rifiuto di un approccio sessuale, maturato nella visione dei video intimi dei due fidanzati. Da quel rifiuto inaspettato nasce una reazione esplosiva improvvisa, che si accende quando la vittima lo scaccia e tenta di sottrarsi, trasformando quella tensione crescente in uno scontro fisico. È in quella deriva improvvisa che l’aggressione diventa cieca, sproporzionata, un annientamento furioso concentrato sul volto e sulla testa, come se l’intento fosse cancellare ogni traccia della persona che si era opposta».

La difesa di Sempio

Mentre i legali studiano le carte parlando di «conferma dell’innocenza», l’indagato continua a professarsi estraneo ai fatti. Parlando con alcuni conoscenti della possibilità di finire in carcere, Sempio avrebbe ribadito la sua versione: «Spero che ciò non accada — la frase riportata da Quarto grado — perché io, questo fatto atroce, non l’ho commesso». Un’affermazione che però deve ora scontrarsi con i nuovi indizi, tra cui il Dna, l’impronta numero 33 e quel foglietto gettato nell’immondizia.

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