Alberto Stasi e la svolta su Garlasco, cosa cambia per lui con le nuove accuse per Sempio: la conferma della sua avvocata

Potrebbero volerci ancora poche settimane, ma ormai l’intenzione di chiedere la revisione del processo per Alberto Stasi è una certezza. Lo conferma l’avvocata storica del 42enne, Giada Bocellari, dopo l’ultima svolta nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. «Appena ci sarà la discovery, leggeremo tutti gli atti», ha spiegato Bocellari, facendo riferimento al momento in cui i pm di Pavia metteranno a disposizione di tutte le parti gli esiti delle indagini. A quel punto, ha detto l’avvocata: «Presenteremo richiesta di revisione». La Procura di Pavia ha infatti formulato un nuovo capo di imputazione che individua in Andrea Sempio l’unico indagato per il delitto, ora accusato di omicidio volontario e non più in concorso. Uno scenario che la difesa intende sfruttare per riaprire la posizione di Stasi.
Cosa farà Alberto Stasi dopo la nuova ipotesi della Procura
Al momento Stasi resta l’unica persona condannata in via definitiva per il delitto e sta scontando gli ultimi mesi di una pena a 16 anni in regime di semilibertà. L’ex studente della Bocconi, oggi impiegato come contabile in uno studio professionale, è ormai ammesso al lavoro esterno. Secondo la nuova ricostruzione dei pm pavesi, però, la sua figura uscirebbe definitivamente dalla scena giudiziaria. Nel frattempo però ha trascorso oltre 10 anni in carcere.
Come funziona la revisione del processo: il percorso procedurale
Il primo passo formale era stato compiuto lo scorso 24 aprile con l’incontro di circa un’ora tra il procuratore di Pavia Fabio Napoleone e la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, affiancata dall’avvocato generale Lucilla Tontodonati. Una volta chiusa l’inchiesta a carico di Sempio, gli atti passeranno alla procura generale di Milano, cui spetterà la decisione di promuovere l’istanza: non sarà la difesa a muoversi, ma direttamente Nanni, e questo darà al fascicolo un peso istituzionale ben diverso. Toccherà poi alla Corte d’Appello di Brescia, in base all’articolo 632 del codice di procedura penale, stabilire l’ammissibilità della richiesta prima dell’udienza dedicata alle nuove prove.
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Le cautele di Nanni e i precedenti delle revisioni in Italia
«Dobbiamo ovviamente prima studiare le carte», ha frenato la procuratrice generale al termine del confronto con Napoleone, come riportava il Corriere, avvertendo che il lavoro non sarà «né veloce né facile». Le revisioni che finiscono con esito favorevole al ricorrente restano del resto un evento sporadico in Italia. Come scriveva Libero, ne vengono accolte circa sette all’anno e tra il 1991 e il 2011 le istanze andate a buon fine sono state appena 222. Per Nanni, però, non si tratterebbe di una prima volta: quando guidava la procura generale di Cagliari fu lei ad avviare il procedimento che il 26 gennaio 2024 portò all’assoluzione del pastore Beniamino Zuncheddu, tornato libero dopo trentadue anni di carcere.
