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Alberto Stasi non c’era quando è stata uccisa Chiara Poggi. Il caso Garlasco e quali indizi sono crollati: la revisione del processo e quanti soldi può chiedere

25 Aprile 2026 - 07:06 Giovanni Ruggiero
delitto di garlasco prova regina andrea sempio alberto stasi chiara poggi
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L'incontro decisivo tra i magistrati di Pavia e Milano segna un'accelerazione sulla revisione del processo per il 40enne, da oltre 10 anni in carcere per l'omicidio della fidanzata nella sua villetta di Garlasco. Così è crollato il castello di accuse contro di lui: cosa succede ora e l'ipotesi del rimborso come nel caso di Beniamino Zuncheddu

Il procuratore di Pavia Fabio Napoleone ha incontrato ieri la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni per quasi un’ora, insieme all’avvocato generale Lucilla Tontodonati, . L’incontro rappresenta il primo passo formale verso la possibile revisione del processo che ha visto Alberto Stasi condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco. Il fascicolo che vede indagato Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, è ormai vicino alla chiusura, con la notifica e il deposito previsti nelle prossime settimane. Nella ricostruzione fatta negli ultimi 12 mesi di indagini dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, gli inquirenti non avrebbero raccolto elementi che collocano Stasi sulla scena del crimine in quella mattina di quasi 19 anni fa.

Come si sgretola il castello accusatorio: orario, Dna e impronte

Secondo il Giornale, almeno quattro dei sette indizi ritenuti decisivi per la condanna si starebbero sgretolando. Il primo riguarda l’orario: la consulenza tecnica affidata all’anatomopatologa Cristina Cattaneo posticiperebbe la morte di Chiara tra le 10.30 e le 12, con maggiore centratura tra le 11 e le 11.30, proprio quando Stasi lavorava alla tesi a casa sua. A proposito del Dna trovato sui pedali della bicicletta di Stasi, il professor Carlo Previderé avrebbe riscontrato che il valore del campione sarebbe identico a quello sul cucchiaino usato da Chiara per la colazione, una coincidenza ritenuta da fonti investigative «scientificamente quasi impossibile», suggerendo un possibile scambio di provette. Le analisi della scena del crimine condotte dal Ris di Cagliari avrebbero inoltre escluso l’uso del lavabo del bagno da parte del killer, smontando l’ipotesi che Stasi si fosse lavato le mani dopo l’omicidio. Infine, sempre secondo il Giornale, gli approfondimenti del Ris su alcune impronte insanguinate fotografate all’epoca avrebbero evidenziato almeno un’orma compatibile con le scarpe Lacoste di Stasi, dando forza alla sua versione di semplice scopritore del corpo.

Andrea Sempio: il nuovo indagato al centro dell’inchiesta bis

La Procura di Pavia sarebbe convinta di avere elementi per procedere contro Andrea Sempio, che all’epoca dell’omicidio era appena maggiorenne, ricorda Libero. Tra gli elementi emersi durante gli incidenti probatori figura il Dna di Sempio sotto le unghie della vittima, mentre altri elementi restano coperti da segreto investigativo. Il commesso di Voghera, intervistato a gennaio dalla trasmissione Verissimo su Canale 5, aveva dichiarato di aspettarsi un rinvio a giudizio, spiegando che avrebbe puntato al proscioglimento. Con la probabile chiusura delle indagini a suo carico e il parallelo percorso di revisione per Stasi, il caso Garlasco si avvia verso una svolta radicale rispetto alla sentenza del 2015 che aveva condannato definitivamente l’ex fidanzato di Chiara.

Le cautele della procuratrice Nanni: «Studio né veloce né facile»

«Dobbiamo ovviamente prima studiare le carte», ha dichiarato ieri la procuratrice generale Nanni al termine dell’incontro con Napoleone, come riportato dal Corriere. «Nelle prossime settimane riceveremo una prima informativa, valuteremo se chiedere ulteriori atti e, nel caso, dovremo studiare queste carte. Nel frattempo non possiamo fare alcuna dichiarazione, non possiamo sbilanciarci in alcun modo», ha aggiunto, precisando che non sarà «né veloce né facile». La prudenza della magistrata è dettata anche dall’esperienza sui casi di questo tipo: lo ricorda Libero quanto in Italia le revisioni siano rare, con circa sette casi all’anno, e dal 1991 al 2011 sono state accolte appena 222 richieste. Per ottenere una revisione servono prove nuove o prove che portano a esiti mai battuti prima, condizioni che la Procura di Pavia ritiene di aver soddisfatto.

La revisione del processo per Alberto Stasi: le prossime tappe

Una volta chiusa l’inchiesta, gli atti saranno trasmessi alla procura generale di Milano, a cui spetterà valutare se promuovere la revisione del processo a Stasi, spiega il Corriere. Non sarà la difesa dell’imputato a presentare l’istanza, ma direttamente la procuratrice Nanni, conferendo all’eventuale richiesta un peso istituzionale molto maggiore. Se la richiesta di revisione sarà avanzata, toccherà alla Corte d’Appello di Brescia vagliare l’ammissibilità dell’istanza contro la condanna, come previsto dall’articolo 632 del codice di procedura penale. Solo successivamente si potrà fissare un’udienza per l’ammissione di nuove prove e la discussione. Non sarebbe la prima revisione per Francesca Nanni. Quando ricopriva lo stesso incarico a Cagliari, fu lei ad avviare la revisione del processo per la strage di Sinnai dell’8 gennaio 1991, che si concluse il 26 gennaio 2024 con l’assoluzione del pastore sardo Beniamino Zuncheddu, dopo 32 anni di carcere.

Verso un possibile risarcimento milionario per errore giudiziario

Se la revisione dovesse scagionare Stasi, oggi. in semilibertà dal carcere di Bollate, l’indennizzo potrebbe oscillare tra i 3 e i 4 milioni di euro, stima Libero. A differenza dell’ingiusta detenzione, che prevede un risarcimento di 235,82 euro al giorno con un tetto massimo di 500mila euro, l’errore giudiziario è considerato più grave e non applica questo limite. Stasi, rinchiuso da circa 11 anni, potrebbe ottenere oltre 800mila euro solo per la detenzione, più i danni patiti durante questo decennio di libertà privata. Potrebbe inoltre chiedere di recuperare gli 850mila euro già versati a titolo di risarcimento alla famiglia Poggi, cifra per la quale si è persino indebitato: se un procedimento di revisione lo scagionasse, verrebbe meno il presupposto di quell’esborso. Secondo Libero, per riaverli indietro dovrebbe intentare un contenzioso in sede civile, ma sarebbe una via che qualsiasi avvocato suggerirebbe.

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