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Garlasco, parla l’ex comandante dei carabinieri Marchetto: «La procura sta per chiudere il cerchio, vedremo se dentro ci sarà solo Sempio»

12 Maggio 2026 - 17:38 Stefania Carboni
garlasco ex comandante carabinieri sempio
garlasco ex comandante carabinieri sempio
Per l'ex maresciallo, che fu estromesso pochi giorni dopo il delitto, «questa Procura sta dimostrando di non guardare in faccia a nessuno»
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«Ho sostenuto sin dall’inizio, subito dopo l’omicidio di Chiara Poggi, che le indagini dovevano essere condotte a 360 gradi e non concentrarsi solo su Alberto Stasi. È quanto sta facendo oggi l’attuale Procura di Pavia, con il supporto dei carabinieri di Milano». A parlare all’ANSA è il maresciallo Francesco Marchetto, oggi in pensione, ma all’epoca dell’omicidio della giovane comandante della stazione dell’Arma a Garlasco. Pochi giorni dopo il delitto fu estromesso dall’inchiesta: «Una decisione che, a distanza di 19 anni, mi procura ancora amarezza», commenta Marchetto.

«La procura sta per chiudere il cerchio: vedremo se dentro ci sarà solo Sempio»

«La verità finalmente si avvicina – sostiene Marchetto -. Ormai è questione di settimane, se non di giorni. La Procura di Pavia sta per chiudere il cerchio: vedremo se in questo cerchio, alla fine, resterà solo Andrea Sempio o entreranno altri. Non si possono escludere, a mio avviso, ulteriori sviluppi». Per l’ex maresciallo «questa Procura sta dimostrando di non guardare in faccia a nessuno: a dimostrarlo è la recente sentenza del processo Clean 2, con le condanne di Pappalardo e Scoppetta». Su Stasi, su cui si apre l’ipotesi del processo di revisione dopo aver scontato 11 anni in carcere, Marchetto non si sbilancia. «L’attuale indagine è concentrata su Sempio e non riguarda Stasi. Certo, Alberto potrebbe trarne beneficio», spiega. L’ex comandante della stazione carabinieri di Garlasco ritiene importanti tutti gli elementi raccolti nella nuova inchiesta: «Sono fondamentali sia gli accertamenti scientifici che le intercettazioni: una prova non esclude le altre. L’importante è arrivare finalmente al colpevole. E la strada intrapresa è quella giusta».

Perché Francesco Marchetto fu estromesso

Marchetto fu estromesso dalle indagini sul delitto di Chiara Poggi a causa di una presunta omissione nel sequestro della bicicletta nera di proprietà della famiglia di Alberto Stasi. Tutto ruoterebbe alle primissime fasi dell’inchiesta nel 2007, quando si decise di non porre sotto sequestro (e nemmeno fotografare) una bicicletta nera trovata nel magazzino degli Stasi, ritenendo che non corrispondesse alla descrizione fornita da una testimone. Da quella vicenda ne scaturì un processo penale con la condanna a due anni e mezzo di reclusione per falsa testimonianza verso il maresciallo. Secondo i giudici della Corte d’Appello, le sue dichiarazioni e la gestione della prova della bicicletta provocarono un «grave sviamento» delle indagini. Nell’ottobre 2017, i giudici della prima Corte d’Appello di Milano presero atto del decorso dei termini di tempo massimi estinguendo il reato per prescrizione. Per tale motivo a Marchetto non fu applicata la pena detentiva. Ma comunque, anche davanti alla prescrizione, la Corte d’Appello confermò le statuizioni civili. Perciò l’ex comandante fu condannato a risarcire 10 mila euro alla famiglia Poggi, oltre al pagamento delle spese processuali.

(In copertina una delle immagini allegate alla consulenza di parte civile nel processo per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco all’interno dell’abitazione della studentessa il 13 agosto 200. ANSA/IMMAGINE ALLEGATA ALLA CONSULENZA DI PARTE CIVILE)

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