Caso Garlasco: i reperti liquidi distrutti nel 2016 senza l’ok dei giudici. Il Comandante dei Carabinieri Luongo: «Chi ha sbagliato pagherà»
Altro tassello sul caso dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Secondo quanto rivelato dal Tg1 sulla base di carte esclusive, gli “eluiti“, ovvero le soluzioni liquide ricavate dall’analisi di tracce e reperti al centro dell’inchiesta, sarebbero stati distrutti nel maggio del 2016, sei anni prima dell’autorizzazione formale concessa dall’autorità giudiziaria, arrivata soltanto nel febbraio 2022.
Stando alla ricostruzione dell’inviata Giancarla Rondinelli, lo smaltimento sarebbe stato disposto dall’allora colonnello Marino del Ris di Parma. Eppure, nel 2007, era stato lo stesso Reparto Investigazioni Scientifiche a mettere a verbale che tutti gli eluiti sarebbero stati conservati a disposizione dei magistrati. La vicenda s’intreccia con i successivi passaggi processuali: nel settembre 2021 la Corte d’Assise d’Appello aveva ordinato l’eliminazione di diversi reperti ancora sotto sequestro. Nonostante le opposizioni della difesa di Alberto Stasi per mantenerne alcuni, nel gennaio 2022 i giudici confermarono la distruzione, disponendo contestualmente la restituzione delle biciclette a Stasi.
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Il nodo della traccia 33
Nel 2025, nell’ambito di una nuova inchiesta, la Procura di Pavia ha richiesto al Ris lo storico relativo alla fondamentale traccia 33. Dai riscontri è emerso che i campioni smaltiti nel 2016 furono eliminati su ordine del colonnello Marino, come confermato da due militari dell’epoca. Resta ora da verificare con certezza se tra il materiale distrutto figurasse proprio l’eluito associato alla traccia 33.
Luongo: «Se qualcuno dell’Arma ha sbagliato su Garlasco pagherà»
«Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell’Arma sarà di totale collaborazione, di massima trasparenza e anche assoluta fermezza. Eventuali errori o condotte illecite dei singoli non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di Carabinieri, né tantomeno il valore del Ris, ma chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede, perché la tutela della regalità viene prima di ogni cosa», ha commentato il comandante dei Carabinieri, Salvatore Luongo, al Tg1.

