Garlasco, spunta una valutazione psicologica mai autorizzata su Stasi: così una perizia ha costruito il «biondino dagli occhi di ghiaccio»
Un fascicolo di 13 pagine privo di data e di firma autografa, battuto a macchina su carta intestata della criminologa Alessandra Bramante e intitolato «Valutazione psicologica». È la scoperta effettuata dai magistrati della Procura di Pavia nell’ambito dell’acquisizione in originale degli archivi del Ris di Parma, disposta dal procuratore aggiunto Stefano Civardi, per riesaminare le falle investigative dell’omicidio di Chiara Poggi. Il documento consiste in un’analisi psicologica e comportamentale basata su tre interrogatori resi nell’agosto 2007 da Alberto Stasi, le cui parole vengono vivisezionate fino a tracciarne un profilo spietato tra accuse di «freddezza», «narcisismo», «manipolazione» e «indifferenza estrema nei confronti della vittima».
Ciò che solleva dubbi è però il fatto che la relazione non fu mai commissionata dal pm dell’epoca Rosa Muscio, fu redatta visionando verbali all’epoca secretati e non è mai confluita in alcun fascicolo processuale. Ciononostante, i suoi giudizi informali finirono per plasmare la figura del «biondino dagli occhi di ghiaccio». «Non ho mai fatto nessun profilo, se faccio relazioni metto data e firma», si difende la criminologa, ospite a Ore 14, che in una nota riferisce di avere preso visione del documento, di non aver mai redatto un profilo personologico su Alberto Stasi e che non avrebbe mai fatto una relazione di questo tipo su carta intestata senza firma e senza data.
Il mistero dell’incarico
Il testo riaffiorato dai faldoni informatici custoditi a Parma si apre con l’intestazione professionale della Dott.ssa Alessandra Bramante, psicologa criminologa clinica. La sua presenza nei database dell’Arma costituisce un’anomalia formale di rilievo, in quanto non risulta negli atti alcun provvedimento di nomina da parte della Procura di Vigevano, né vi è traccia di comunicazioni ufficiali tra l’allora comandante del Ris, Luciano Garofano, e la professionista, nota alle cronache per aver affiancato di recente la difesa di Alessia Pifferi.
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I verbali secretati
Nelle 13 pagine vengono messe a confronto analitico tre deposizioni rese da Stasi nelle primissime fasi delle indagini: il «Verbale assunzione informazioni del 13 agosto 2007 h.16.00», il «Verbale assunzione informazioni del 17 agosto 2007 h.15.45» e il «Verbale di presentazione spontanea di persona sottoposta ad indagini del 22 agosto 2007 h.14.10». Trattandosi di atti all’epoca coperti da segreto istruttorio, rilasciati quando Stasi figurava come semplice persona informata sui fatti o da poco iscritto nel registro degli indagati, resta da chiarire come e a quale titolo la consulente abbia potuto esaminarli per stilare la sua analisi.
Gli appunti a margine: dai suggerimenti d’indagine alle accuse di menzogna
Lo schema del documento si sviluppa su tabelle sinottiche corredate da note cromatiche, dove «in rosso sono riportati i miei commenti, in verde ho riportato le contraddizioni». Più che limitarsi al profilo personologico, la criminologa inserisce a margine vere e proprie sollecitazioni investigative rivolte a chi sul campo conduceva gli accertamenti. A fronte dei passaggi in cui Stasi dichiara le proprie attività nella mattina del delitto, la consulente annota quesiti come «risulta che abbia aperto documenti a quest’ora?» o «risultano davvero tutte queste chiamate dalle varie utenze?».
Quando poi l’indagato ricostruisce l’ingresso nella villetta di via Pascoli e il ritrovamento del corpo di Chiara, le annotazioni si trasformano in contestazioni perentorie, chiedendosi come mai non abbia visto il sangue per terra, come abbia fatto a non sporcarsi, come fosse «impossibile non pestare tutte quelle macchie» o come abbia potuto scorgere il viso della vittima scendendo appena due gradini. Di fronte alle lievi incongruenze o alle precisazioni offerte da Stasi nel corso dei diversi colloqui, i commenti parlano esplicitamente di «pensiero contorto e confuso classico della menzogna» e di un atteggiamento volto ad «arrampicandosi sui vetri», mentre analizzando le dichiarazioni sul percorso universitario alla Bocconi la relazione sottolinea come l’esaminato appaia «lucidissimo e narcisisticamente concentrato su di sé e sulle sue prestazioni».
I 17 punti del profilo psicologico
In calce alle tabelle comparative compare la sintesi valutativa finale, preceduta dalla premessa «Pensieri ed impressioni (basati ovviamente sulle carte)». Il ritratto che ne emerge dipinge un quadro di marcata gravità psicologica, riassunto in 17 tratti distintivi. La consulente vi rileva infatti una costante «freddezza» e la «mancanza assoluta di emozioni», definendo Stasi un soggetto «calcolatore», «manipolatore», «molto contenuto» e caratterizzato da una spiccata «tendenza narcisistica» unita all’«ipercontrollo». Vengono evidenziate le «troppe contraddizioni e “parole rimangiate” su dati forniti come certezze», insieme al fatto che l’indagato «non cede mai ma riesce sempre a ribattere», ripetendo alcune frasi «in modo meccanico come se fossero state imparate a memoria»
«L’indifferenza estrema nei confronti della vittima»
L’analisi si spinge fino alla condanna morale per l’«indifferenza estrema nei confronti della vittima, come se neppure la conoscesse», notando come Chiara non sia mai pensata come la sua fidanzata, al punto da dire ai soccorritori di aver trovato «una ragazza morta». Non mancano infine giudizi sulla sfera intima della coppia, definita come un rapporto «molto strano» segnato da «ambivalenza e contraddizioni rispetto al sesso» e da «regali stravaganti» come completini intimi e un vibratore quando il sesso sembrava essere l’ultimo dei suoi pensieri.
Le ombre del 2007 e il confronto con l’inchiesta bis
Il riaffiorare di questo dossier solleva interrogativi sull’uso informale che ne venne fatto nel 2007 tra Parma e Vigevano, e su quanto possa aver condizionato la percezione degli inquirenti e dell’opinione pubblica nel costruire la figura del sospettato anaffettivo. Una relazione ufficiosa rimasta nell’ombra per quasi vent’anni, che si aggiunge ad altri episodi controversi, come le tracce ematiche negative sui pedali della bicicletta di Stasi rimaste fuori da ogni fascicolo.
Il ritrovamento evidenzia per contrasto la netta differenza con le procedure applicate nell’attuale inchiesta della Procura di Pavia, che vede indagato Andrea Sempio. La consulenza criminologica recentemente svolta dal colonnello Anna Bonifazi del Racis di Roma è stata infatti assegnata mediante formale delega ed è destinata a rimanere esclusa dal fascicolo dibattimentale in virtù delle norme del codice. Parallelamente, gli accertamenti psichiatrici previsti per Andrea Sempio ed affidati al professor Roberto Catanesi sono stati prontamente sospesi non appena l’indagato ha scelto di avvalersi della facoltà di non sostenere il colloquio.

