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Garlasco, le mail dell’ex Ris Garofano ai suoi: «Baggianate dalla difesa di Stasi. La scarpa? Auspicabile spingere un po’ sulla misura»

06 Ottobre 2026 - 18:48 Cecilia Dardana
luciano garofano ris
Rivelate dalla trasmissione “Ore14” le comunicazioni interne del 2007 tra il vertice del reparto scientifico e i suoi collaboratori sulla repertazione della traccia da calzatura attribuita ad Alberto Stasi. Faldoni che arricchiscono il nuovo fascicolo della Procura di Pavia
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Spuntano dagli atti depositati dalla Procura di Pavia le mail scambiate nell’agosto 2007 tra l’allora comandante del Ris di Parma, Luciano Garofano, e i suoi collaboratori impegnati nei rilievi sul delitto di Garlasco. Nei messaggi, mostrati durante la trasmissione televisiva Ore14, il vertice del reparto sollecitava i periti a calcare la mano sulla compatibilità tra le impronte ematiche rinvenute nella villetta di via Pascoli e la misura di scarpe abitualmente calzata da Alberto Stasi, scrivendo: «Se il capitano Mattei si spingesse un po’ sull’unicità del disegno ed adombrasse una misura (con tutte le cautele del caso), sarebbe auspicabile». Una rivelazione che giunge all’indomani delle notizie diffuse dal Tg1 sul presunto deterioramento o distruzione dei reperti liquidi dell’impronta 33 e che riaccende i riflettori sulla correttezza dell’attività investigativa svolta diciannove anni fa dall’Arma.

Le direttive al capitano Mattei e lo scontro con la difesa

La corrispondenza informatica risale alla fine di agosto del 2007, poche settimane dopo la trasmissione ai carabinieri, da parte dell’allora pm di Vigevano Rosa Muscio, delle memorie difensive presentate dai legali dell’ex bocconiano. Reagendo alle valutazioni svolte dal genetista Francesco Maria Avato, consulente di parte di Stasi, Garofano inviava una nota direttiva al capitano Aldo Mattei: «Grazie e aspetto la bozza di Garlasco: mi raccomando, una trattazione pratica ma anche teorica sulla tipologia delle macchie (che Avato ha ignorato) con i relativi riferimenti di letteratura, che ci consentano di ridicolizzare le sue “baggianate”. A presto. E buon lavoro. Cte».

Lo stesso giorno, il 27 agosto 2007, il comandante tornava sul tema decisivo delle impronte di calzatura lasciate sul pavimento dell’abitazione della vittima, indicando la linea da tenere nella relazione tecnica: «In linea di massima va bene. (…). La parte relativa all’impronta di scarpa, in effetti non è stata affrontata da Avato però se il capitano Mattei si spingesse un po’ sull’unicità del disegno ed adombrasse una misura (con tutte le cautele del caso), sarebbe auspicabile».

Le conclusioni sui faldoni e la sovrapposizione con l’inchiesta bis

A seguito di quelle indicazioni, la sintesi stilata dal capitano Mattei sulle tracce da calzatura rilevava che «sono tutte riferibili a un’unica tipologia di suola; l’impronta numero 6 è incompleta; non si può escludere che un paio di calzature, di taglie compatibili con quelle abitualmente calzate dall’indagato, abbia prodotto le tracce rinvenute al piano terreno dell’abitazione della famiglia Poggi». Una formulazione che avrebbe poi consentito al Ris di argomentare nel proprio documento finale che «le tracce sono compatibili con la taglia di Stasi, proprio in ragione della loro incompletezza».

Il peso del materiale nell’inchiesta contro Sempio

Il materiale d’archivio assume ora un peso rilevante alla luce dell’inchiesta bis condotta dalla Procura di Pavia a carico di Andrea Sempio: proprio l’impronta numero 6, identificata come una suola a pallini riconducibile a una calzatura marca Frau numero 42, è stata infatti recentemente rivalutata dai nuovi consulenti inquirenti, che l’hanno giudicata compatibile anche con l’impronta plantare del nuovo indagato.

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