Madre e figlia avvelenate, caccia alla ricina anche nelle scuole delle sorelle Di Vita: nel mirino 155 computer. Cosa si cerca
Perquisizioni a tappeto in tre diversi istituti scolastici della provincia di Campobasso per analizzare 155 computer in tre giorni. È la nuova mossa della Procura di Larino nell’ambito dell’inchiesta sul giallo di Pietracatella, la tragedia della morte per avvelenamento da ricina che lo scorso dicembre ha ucciso Sara Di Vita, di 15 anni, e sua madre Antonella Di Ielsi, di 50. Gli uomini della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo (Sco) passeranno al setaccio le macchine degli istituti per accertare se da uno dei terminali siano state effettuate interrogazioni sul web o sul dark web sul veleno.
Le perquisizioni e i 155 pc nel mirino
Gli accertamenti informatici prenderanno il via la prossima settimana e si articoleranno in una tre giorni di verifiche a tappeto. Nel dettaglio, gli investigatori oltre ai 71 computer all’Istituto Agrario di Riccia, ne dovranno passare in rassegna 63 al liceo Classico di Campobasso, la scuola frequentata fino allo scorso anno sia da Sara Di Vita che da sua sorella Alice, e 21 al liceo Scientifico di Riccia, cioè scuola dove in questi anni ha insegnato Monia, l’amica professoressa di Gianni Di Vita, già sentita dagli investigatori e con la quale, nelle settimane scorse, è stato fatto anche un faccia a faccia con l’ex sindaco di Pietracatella. L’obiettivo fissato dai magistrati è rintracciare eventuali cronologie di ricerca dedicate alla ricina o a composti correlati e verificare la presenza di file cancellati o tentativi di ripulitura delle memorie.
Quando verranno effettuati i controlli
Il piano operativo scatterà martedì mattina all’Agrario di Riccia. Mercoledì alle 9:00 i poliziotti si sposteranno al liceo Scientifico di Riccia per l’ispezione sui 21 pc in dotazione all’istituto, mentre giovedì 15 ottobre, sempre alle ore 9:00, le operazioni si sposteranno al Classico di Campobasso per il controllo dei restanti 63 terminali. Un’ispezione capillare con cui la Procura punta a chiudere il cerchio attorno alla provenienza della sostanza tossica.

