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Salvatore di Ielsi e Gianni Di Vita: «Mi ha detto che non è stato lui. Gli credo ma…»

08 Ottobre 2026 - 06:46 Ettore Ambrosi
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Il padre di Antonella corregge il tiro rispetto alle dichiarazioni accusatorie. Ma gli rimane un dubbio
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Salvatore Di Ielsi è il padre di Antonella, morta con la figlia Sara per un avvelenamento da ricina a Pietracatella. Ieri 7 ottobre ha rilasciato un’intervista in cui sembra attaccare Gianni Di Vita, vedovo della donna: «La tradiva, non credo abbia agito da solo». In un colloquio con il Corriere della Sera oggi ridimensiona l’accusa ma spiega di avere ancora dubbi. Intanto la procuratrice di Larino Elvira Antonelli con LaPresse, ha definito «la pista accidentale» ventilata da Antonio Di Pietro come «la meno probabile».

La figlia e il marito

Nel colloquio Salvatore ricorda la figlia Antonella: «Tenace, stava sui libri e contemporaneamente lavorava. Ma se non ha finito gli studi è perché forse era indispensabile qui nel forno». Poi parla del matrimonio con Gianni: «Non sapevo nulla di quelle difficoltà tra loro, quelle di cui si parla adesso. Ho un grande rimpianto: se mia moglie fosse stata in vita, Antonella avrebbe potuto confidarsi con lei. Sono cose da donne e magari con il padre si vergognava, era già adulta». Secondo l’uomo «è una cosa che si trascinava da parecchi anni. Magari Antonella avrebbe dovuto cantargliele prima, a Gianni». Con lui «non abbiamo mai litigato. Anzi, è stato lui stesso a dirmi: “Se volete che venga a casa vostra vengo, se mi dite che non devo venire non vengo”».

Il giallo della ricina

Spiega la sua idea sull’accaduto: «Io da principio mi facevo un pensiero: non è possibile che abbia fatto tutto da solo, sapendo quello che c’era intorno, però è stato coinvolto… perché io a lui l’ho chiamato il “bravo fesso”, cioè uno che è bravo ma è pure fesso. Poi… sì, siamo uomini». Poi la domanda brutale, «sei stato tu?»: «Gliel’ho chiesto direttamente. Lui ha negato, ha detto: “Io non c’entro”». E lui «gli credo, certo: non incolpo nessuno, però la situazione è quella che è, e nemmeno escludo nulla». Pensa che ci sia qualcun altro in mezzo: «Una disonesta, un disonesto. Magari è successo per una schifezza, ma per una donna si deve arrivare a questo?».

La pianta

Poi parla della ricina: «Questa domanda me l’ha fatta pure la procuratrice: “non è che avevate una piantina per tenere lontane le talpe?”. Ma io l’orto l’ho fatto sino a 4 anni fa, poi ho smesso. Mi ha mostrato anche una pianta del ricino, non l’ho mai vista; ne avevo una contro le talpe, questo sì, ma era diversa».

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