Antonio Di Pietro e il giallo della ricina: «Forse non è stato un omicidio volontario»
«Fare supposizioni in assenza di prove, di esiti processuali, è inutile; è anzitempo dire che è stato un omicidio volontario. Certo, sono brutale, mi dispiace non rincorrere la vulgata comune». Antonio Di Pietro non crede che dietro al caso della ricina a Pietracatella ci sia un delitto. E lo dice oggi in un’intervista al Corriere della Sera: «Abbiamo un’evidenza scientifica: un’intossicazione da ricina, ma provare che si tratti di omicidio è come attraversare lo stretto di Messina sul ponte ancora da fare».
Il giallo della ricina
L’ex pm di Mani Pulite dice prima di tutto che «gli inquirenti vanno lasciati lavorare. Però può essere stato un delitto colposo. I nodi da sciogliere sono tanti: la sostanza è stata portata da qualcuno? E perché? Con l’obiettivo di uccidere? O è stato un fatto accidentale, un regalo di un parente, di un amico? A me giorni fa hanno portato una salsina con cui insaporisco l’arrosto: magari stavolta la mangio e muoio, ma metto la mano sul fuoco riguardo chi mi ha dato il vasetto».
Pietracatella
Quanto alle circa 200 persone sentite, osserva: «Tutte a sit, persone informate sui fatti, vuol dire che non è sciolto ancora il nodo dell’ipotesi delittuosa». E, sulle difficoltà riferite dagli inquirenti nell’ottenere risposte, conclude: «Le risposte a volte non si ottengono perché uno non ne ha da dare, non sa niente. Immaginarsi Pietracatella come posto paramafioso è una capriola che non esiste».

