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La reazione di Ranucci dopo aver perso il ricorso contro la Rai, la sentenza e i jeans attillati: «Io sostituito per cancellare la storia di Report» – Il video

09 Ottobre 2026 - 22:46 Giovanni Ruggiero
Il commento del giornalista Rai dopo la sentenza del giudice del Lavoro, che gli ha negato il reintegro alla conduzione di Report. Cosa ha detto sulla sentenza dopo aver saputo di aver perso il ricorso e l'intervento incendiario dal palco sul «fango» ricevuto e la libertà di stampa
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Sigfrido Ranucci dice che gli basta l’affetto della gente per sapere di aver fatto bene finora. Ed è con questo spirito che dice di accettare «serenamente» la decisione del giudice del Lavoro, che gli ha negato il reintegro da conduttore di Report. Proprio lui che aveva incassato una standing ovation in un’assemblea dell’Anm dopo la bomba che, secondo la procura di Roma, avrebbe voluto il suo «amico fraterno» Valter Lavitola, evita di protestare per una sentenza che comunque fatica a condividere nel merito. «Che io rispetti la sentenza del giudice è ovvio – dice Ranucci – mi sono sempre battuto per l’indipendenza della magistratura e battersi per un valore del genere non significa togliersi la maglietta quando non ti fa comodo per poi rimetterla all’occorrenza».

Come Ranucci legge la decisione del giudice

Però il giudice, secondo Ranucci, anzi la giudice Donatella Casari, già al centro di alcune polemiche preventive e bollata come «giudice di sinistra», ha scelto l’interpretazione più lontana da quella che invece aveva proposto con il suo legale nel ricorso d’urgenza contro la Rai. A margine dell’evento “Censura di Stato – A sostegno di Report e del giornalismo d’inchiesta” organizzato da AntimafiaDuemila nel Teatro Italia di Roma, Ranucci non rinuncia a una critica, per quanto velata, sulla sentenza. «È una decisione che ha abbracciato l’idea secondo cui – dice l’ex conduttore di Report – il clamore mediatico può arrivare a far sostituire un conduttore con una redazione che ha subito delle pressioni e che, di conseguenza, non vi sia la prova che i dirigenti Rai abbiano subito un’influenza diretta da parte della politica».

L’affetto della gente: «E questo mi basta»

E poi conclude: «Tutte le battaglie che ho fatto nella mia vita e che mi hanno portato a 247 querele, a una bomba, a essere sospeso e a subire la decurtazione dello stipendio, trovano compenso solo nell’affetto della gente. L’avete visto tutti: per me significa che ho fatto bene e questo mi basta».

Ranucci all’attacco: «Obiettivo chiaro: cancellare la storia di Report»

Quando poi è salito sul palco, Ranucci ha alzato il tiro: «Se qualcuno pensa che sia stato sostituito perché porto i jeans attillati, non ha capito. L’obiettivo era chiaro: cancellare la storia di Report», ha detto. Secondo il conduttore, gran parte dello «strepitus» mediatico che ha «messo in ginocchio la mia redazione» e che è servito a motivare il rigetto è «una narrazione artefatta, guidata da precise regie politiche e mediatiche». Ripercorrendo la vicenda giudiziaria e gli attacchi degli ultimi mesi, ha ribadito di rispettare la magistratura, «che per me in questo Paese è sacra», ma ha contestato le motivazioni della Rai: l’azienda ha giustificato il mancato reintegro parlando di «clamore mediatico» e di «ombre» che avrebbero condizionato la redazione.

Il «fango» da 3.500 articoli e il caso Bocchino-Lavitola

Ranucci ha chiesto di quale clamore si stia parlando: «Un fango fatto di oltre 3.500 articoli, dossieraggi, notizie false e persino immagini manipolate con l’intelligenza artificiale, costruiti ad arte da un gruppo di giornali e da piattaforme digitali vicine a settori politici». Poi è entrato nel merito delle fonti e delle pressioni. «Siamo stati accusati per mesi di essere condizionati da Lavitola, per poi scoprire che era Italo Bocchino, responsabile editoriale del quotidiano di Fratelli d’Italia, a inviare mail a Lavitola per tentare di condizionare Report. Nessun politico ha ripreso questa notizia», ha detto. Il conduttore ha aggiunto di avere «messaggi di parlamentari e di colleghi giornalisti che ammettono chiaramente che non avrebbero mollato finché non mi avessero fatto fuori, per pagare il prezzo delle inchieste scomode che abbiamo realizzato».

L’appello sulla libertà di stampa

L’ultima parte dell’intervento ha riguardato lo stato dell’informazione nell’era dei social e della disinformazione globale. «Oggi l’informazione non serve più per informare, ma per ordinare e fare piazza pulita dei mediatori», è l’analisi di Ranucci. Quando a muoversi sono grandi multinazionali o poteri politici, ha sostenuto, «gli unici in grado di fermarli sono i magistrati indipendenti e i giornalisti d’inchiesta. Per questo vanno combattuti entrambi». Il messaggio finale è rivolto al pubblico: «Difendete il prossimo Sigfrido Ranucci che nascerà, tutelatelo e non consentite a nessuno di rendervi infelici. La libertà di stampa è il pilastro della nostra democrazia».