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«Viviamo in una società che odia la vita e cresce i figli come Buddha viventi»: l’atto d’accusa di Susanna Tamaro

11 Ottobre 2026 - 09:44 Stefania Carboni
susanna tamaro
La scrittrice a La Verità: «Le famiglie smembrate e le mamme single hanno distrutto il ruolo dell'autorità. Una volta c'erano anche i maestri maschi, una figura estinta». E infine: «L'educazione affettiva? Dovrebbero farla i genitori»
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Un duro atto d’accusa contro la deriva di una società “tanatofila”, incapace di trasmettere il valore primario dell’esistenza e segnata da un capovolgimento dei ruoli educativi. Nel suo saggio «Dopo il diluvio – Riscoprire la saggezza educativa per salvare i nostri ragazzi» (Solferino), la scrittrice Susanna Tamaro riflette sui nodi del disagio giovanile e sulla crisi antropologica del nostro tempo. In un’intervista rilasciata al quotidiano La Verità, l’autrice analizza la fragilità delle nuove generazioni, individuandone le cause nella perdita d’autorità degli adulti e nell’incapacità strutturale di gestire il dolore.

«È una società che considera la vita una malattia di cui liberarsi»

Alla domanda su quale sia la patologia principale del nostro presente, la scrittrice risponde senza esitazioni: «L’odio per la vita. Viviamo in una società tanatofila, in cui si parla solo dei diritti delle donne e dei bambini, di quando si vuole morire, di come morire, di come essere smaltiti. È una società che considera la vita una malattia di cui liberarsi. Invece, dovremmo dire ai ragazzi che la vita è un’avventura straordinaria, a volte negativa, ma sempre da scoprire giorno dopo giorno».

Un’avversione all’esistenza che si riflette direttamente secondo Tamaro nel disagio giovanile: «Quando ci si guarda intorno e si incontrano le persone ci si accorge di una deriva che produce disperazione e distruzione. È in continuo aumento la quantità di ragazzi che abusano di alcol e stupefacenti, che si devastano nella ricerca dello sballo, che praticano forme di autolesionismo. Tutti questi fenomeni sono il segno di una società che non ama la vita ed è incapace di affrontare il futuro».

La colpa delle famiglie smembrate e delle mamme single

Secondo Tamaro, le prime crepe etiche sono emerse negli anni Novanta, accentuate dall’esposizione dei minori al caos digitale, per poi esplodere con l’emergenza sanitaria: «Il Covid è stato uno spartiacque tra un prima e un dopo e, purtroppo, questo dopo manda bagliori molto sinistri». La radice profonda del fenomeno risiede nel ribaltamento della gerarchia familiare e pedagogica: «Da qualche decennio si è prodotto questo capovolgimento antropologico, gli adulti pendono dalle labbra del bambino come da quelle di un saggio». In merito alle sempre più frequenti aggressioni ai danni del personale docente, la scrittrice motiva così le reazioni violente: «Perché da bambini sono stati cresciuti come dei Buddha viventi. Le famiglie smembrate e le mamme single hanno distrutto il ruolo dell’autorità. Una volta c’erano anche i maestri maschi, una figura estinta».

Iperprotettività, scuola e l’esigenza del silenzio

L’assenza di confini e la protezione eccessiva secondo la scrittrice rendono i giovani vulnerabili di fronte al primo ostacolo. «Alla prima difficoltà i nostri giovani crollano. Oggi c’è una preoccupazione continua, un’iperprotettività tossica, ultimamente diseducativa perché crea persone deboli». «Crescere vuol dire saper scegliere e sapere che, scegliendo, si rinuncia a qualcosa. Ma sono proprio quelle rinunce a costruire l’impalcatura solida della vita», aggiunge.

«L’educazione all’affettività? A Valditara suggerisco che dovrebbero farla i genitori»

Chiamata a esprimersi sulle iniziative scolastiche legate all’educazione all’affettività, l’autrice rivolge un suggerimento al ministro Giuseppe Valditara: «A Valditara consiglio di farli prima ai genitori, per indirizzarli. Il problema evidentemente sta nel manico, nello stato di fragilità e di confusione in cui vivono ormai la maggior parte dei genitori».

Nonostante l’analisi severa, la scrittrice individua un segnale di speranza nel bisogno di introspezione della gente: «Nel sempre maggiore bisogno di silenzio delle persone. Il livello di confusione è tale che sta nascendo un prepotente desiderio di discernimento e di vera libertà interiore. Negli anni abbiamo visto crescere in maniera esponenziale il fenomeno dei cammini. E i cammini ci parlano di persone in ricerca di senso e di silenzio. L’invisibile parla nel silenzio».