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Delitto di Garlasco, la difesa di Sempio deposita le contro-consulenze: «Nell’impronta 33 non c’è sangue»

16 Ottobre 2026 - 20:10 Stefania Carboni
andrea sempio
Niente sangue, una scarpa taglia 40 anziché 42 e un DNA maschile ignoto sotto le unghie della vittima: questi i pilastri dei legali Cataliotti e Taccia
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Nessuna traccia ematica nell’impronta 33, una scarpa taglia 40 anziché 42 e un DNA maschile ignoto sotto le unghie della vittima. Sono questi i punti cardine delle relazioni depositate a Pavia dai legali di Andrea Sempio, il 38enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007 (delitto per il quale Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva).

La documentazione, formata da perizie medico-legali, genetiche, ortopediche e da un parere pro veritate, è stata trasmessa telematicamente dallo studio dell’avvocato Liborio Cataliotti, mentre la collega Angela Taccia ha consegnato a mano un hard disk in procura, contenente i file video più pesanti.

Le contestazioni alle perizie della Procura

I consulenti della difesa mettono in discussione le ultime risultanze dei PM di Pavia del 28 settembre. In primis l’impronta della scarpa. Attraverso una scansione 3D e il confronto con diversi modelli usati di scarpe Frau, i tecnici sostengono che la traccia trovata sul pavimento del bagno sia riconducibile a una taglia 40 e che non coincida con il piede di Sempio. «Se il piede di Andrea è incompatibile con l’impronta dell’assassino, va da sé che non è stato lui», ha dichiarato l’avvocata Taccia. Poi c’è la traccia 33: la difesa ritiene valido il test del 2007 che diede esito negativo e contesta l’uso dei software di elaborazione delle immagini. Secondo i periti, la reazione con la ninidrina potrebbe essere stata causata da semplice sudore. La difesa si dice per questo pronta ad affrontarne la verifica in un incidente probatorio. Infine il dna sotto le unghie, per cui sono smentite anche le conclusioni sui marcatori del cromosoma Y. La compatibilità con Sempio sarebbe solo parziale, mentre emergerebbe per la difesa il profilo genotipico di un altro uomo mai identificato.

In merito a un probabile rinvio a giudizio, l’avvocata Taccia si dice pragmatica: «Sempio non può restare indagato a vita; un processo servirà ad accertare la verità dei fatti». Resta intanto in attesa la richiesta di revisione del processo che la difesa di Stasi intende presentare a Brescia.

Sanzioni dal Garante della Privacy

Sul fronte mediatico, su esposto dei genitori della vittima (assistiti dall’avvocato Gianluigi Tizzoni), il Garante per la Privacy ha erogato sanzioni per la pubblicazione delle foto del corpo di Chiara e del luogo del delitto: 9.380 euro a Cairo Editore (settimanale Giallo) e 59.606 euro a RTI (per i programmi Le Iene Inside e Zona Bianca). La famiglia Poggi ha espresso soddisfazione per il provvedimento contro la speculazione mediatica della vicenda.

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