Andrea Sempio e la «prova formidabile» in mano ai suoi avvocati. Le certezze di Cataliotti e Taccia: «Game over, vi sorprenderà» – Il video
L’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Andrea Sempio, è convinto di avere in mano un elemento in grado di scagionare il 37enne, unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Il legale ha parlato al Tg1 e ha puntato tutto sulle tracce lasciate sul pavimento della villetta: «Se le impronte per terra, le 25 impronte dell’assassino, non sono state lasciate da Andrea Sempio, game over». Al centro delle nuove consulenze della difesa c’è soprattutto l’impronta di scarpa rilevata all’ingresso del bagno. Quella che sarebbe la «prova formidabile», che secondo Cataliotti cancellerebbe ogni dubbio.
Perché l’impronta numero 6 non sarebbe compatibile con il piede di Sempio
I consulenti della difesa hanno lavorato sull’impronta numero 6, ricostruita in 3D partendo dalle fotografie scattate dai Ris di Parma nel 2007. La traccia è stata poi confrontata con quattro scarpe Frau dello stesso modello e con la stessa suola, dal numero 40 al 43, per capire quale calzatura potesse averla prodotta. «Abbiamo verificato quale sia il piano di alloggiamento che avrebbe potuto ospitare il piede di Andrea», ha spiegato Cataliotti. Stando ai risultati riferiti dalla difesa, lo spazio interno delle scarpe esaminate non sarebbe compatibile con il piede di Sempio, né oggi né con le misure che aveva nel 2007. Per questo il legale ha chiesto anche accertamenti sulla dimensione del piede e sulla sua evoluzione nel tempo: radiografie e il parere di un ortopedico e di un antropologo universitario, per capire quanto possa cambiare la misura tra i 18 e i 38 anni. Sull’esito Cataliotti non si è sbilanciato: «Non vi dico il responso, ma vi sorprenderà».
L’ipotesi che Sempio portasse il 44 già nel 2007
La difesa sostiene che due testimonianze e un’intercettazione ambientale della madre di Sempio confermerebbero che l’indagato portava già il numero 44 all’epoca del delitto. Le consulenze riguardano anche l’impronta palmare numero 33, individuata sul muro delle scale che portano alla cantina. Su questa traccia i consulenti hanno ripetuto alcuni esperimenti con la ninidrina e con diversi materiali biologici, per verificarne la natura e contestare certe conclusioni degli investigatori. Cataliotti ha detto: «Si vedrà bene visivamente che colore assumerà l’impronta».
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Che cosa dice la difesa sul Dna sotto le unghie e su Alberto Stasi
Resta il capitolo del Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Secondo le perizie, il profilo genetico presenta un aplotipo del cromosoma Y compatibile con la linea paterna di Sempio, ma non permette di risalire con certezza a una sola persona. Cataliotti lo considera un elemento «neutro» e ritiene che da solo non basti a dimostrare il coinvolgimento del suo assistito. Le conclusioni sul numero della scarpa potrebbero avere effetti anche su Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio: nella ricostruzione della difesa la calzatura che ha lasciato le impronte sarebbe più piccola di un numero 42, la misura attribuita a Stasi. Il legale ha però precisato di non voler prendere posizione sulla responsabilità dell’ex fidanzato di Chiara Poggi.
Quando saranno depositate le consulenze e cosa ha detto l’avvocata Taccia
La difesa prevede di depositare le consulenze entro il 18 ottobre e chiede che gli accertamenti vengano valutati in un confronto tecnico tra le parti, in modo che le conclusioni possano essere esaminate anche dalla Procura di Pavia. Sulla stessa linea si è espressa l’avvocata Angela Taccia, che con Cataliotti difende Sempio. Arrivando in mattinata al Tribunale di Pavia per ascoltare altri audio di intercettazioni della nuova indagine, ha dichiarato: «L’impronta del piede dell’assassino è più piccola di quella di Andrea Sempio. Se necessario, siamo pronti a mettere a disposizione della Procura alcuni modelli di scarpe». Taccia si è detta inoltre convinta che il suo assistito sia totalmente estraneo a un’eventuale indagine per corruzione, legata al fascicolo che la Procura di Brescia ha trasmesso a Pavia dopo l’archiviazione dell’ex procuratore aggiunto Mario Venditti.

