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«Perché il Ris su Garlasco non ha sbagliato niente», parla l’ex generale Garofano: la sua versione sui pedali di Stasi

14 Ottobre 2026 - 21:02 Giovanni Ruggiero
Luciano Garofano
L'ex comandante del Ris prova a dare una spiegazione alle diverse incongruenze emerse nelle ultime settimane sulle prime indagini del delitto di Garlasco. Come si spiega gli esami nulli, dopo il primo che aveva indicato il Dna di Chiara Poggi sui pedali del fidanzato
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Luciano Garofano, ex comandante del Ris, è ancora convintissimo che sulle prime indagini di Garlasco lui e i suoi collaboratori non hanno sbagliato niente. A Cinque minuti su Rai1 da Bruno Vespa, Garofano che ha lavorato alla prima inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi anzi rivendica il buon lavoro fatto all’epoca, con l’indagine che ha portato alla condanna a 16 anni di Alberto Stasi.

«Le nostre analisi sono state un punto di riferimento – ammette Garofano – che poi è stato discusso nei vari processi che hanno portato poi alla sentenza definitiva». Alla domanda se pensa di aver commesso errori, la risposta dell’ex generale, già consulente di Andrea Sempio, è stata diretta: «No, assolutamente no». Garofano ha spiegato di aver accettato l’invito di Vespa «proprio per reclamare la nostra onestà» contro quella che definisce una campagna di delegittimazione, con il Ris che in questi giorni sarebbe stato «vituperato e delegittimato in maniera veramente vergognosa».

Il pedale della bici di Stasi: cosa è successo con le analisi

Al centro del confronto c’è il pedale della bicicletta usata da Stasi. Le prime analisi sulle tracce biologiche avevano restituito un profilo genetico riconducibile a Chiara Poggi, ma il giorno dopo due ulteriori accertamenti diedero esito negativo. Garofano ha ammesso che «è presumibile» che all’epoca conoscesse questi risultati, precisando però di usare la formula con cautela perché «dopo 19 anni non si ricordano tante cose». Quando si presentò davanti al pm, ha aggiunto, non aveva con sé alcuna documentazione. Poi ha chiarito la prassi: un consulente comunica al pubblico ministero la sintesi del proprio lavoro, non fornisce mai i dati grezzi, che tiene a disposizione. Quei dati, ha ricordato, sono stati consegnati solo a novembre del 2025.

I dati ai consulenti di parte e l’ipotesi sul campione consumato

Garofano ha ribadito che i dati erano comunque già finiti ai consulenti di parte, versione che invece loro contestano. A suo dire lo dimostrano i verbali del 17, del 24 e del 25 settembre, insieme alla testimonianza oculare del dottor Capra: tutti i consulenti, ha sostenuto, «molto probabilmente» avevano visto quanto era stato fatto fino a quel momento. Sul campione, l’ex generale ha detto che «è probabile», visto che non era in laboratorio, che il capitano Marino lo avesse consumato per intero, e che quindi dopo il 20 non fosse possibile ripetere l’analisi. Marino aveva comunque valutato tutti gli esiti ottenuti. Secondo la sua interpretazione, avallata «sicuramente anche» da Garofano, quel materiale era ed è attribuibile a Chiara Poggi e non era sangue. Esclusa infine l’ipotesi di uno scambio di campione: «No, assolutamente no».