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18 Ottobre 2026 - 09:12 Gabriele Fazio

Geolier – Tutto è possibile – Atto II

Fa molto ridere il fatto che molti puntino il dito contro Geolier come se fosse solo l’ultimo dei rapper brutti, sporchi e cattivi, ignorando, sì, lo vogliamo dire, soprattutto dopo l’amaro passaggio in quel Sanremo stravinto senza vincere, anche per ragioni di puri preconcetti verso Napoli, la lingua napoletana e i napoletani stessi, i motivi per cui il ragazzo è arrivato in maniera veloce ma assai organica a essere una delle star assolute del circuito musicale italiano. Ignorando quel gusto per un suono raffinatissimo anche quando ruvido nei concetti tipici del genere di un rapper di Secondigliano che ha scalato con leggerezza la piramide dell’industria senza mai dimenticare il proprio quartiere, la propria storia, i propri valori. Tutto è possibile dunque è l’opera, tra Atto I e questo Atto II, che certifica la cifra stilistica di Geolier, è l’opera in cui viene fuori una consapevolezza puramente artistica dei propri mezzi e una straordinaria dimestichezza nel maneggiare l’elemento canzone, è l’opera che mette insieme tutte le caratteristiche del suo fare musica, decretandone anche le motivazioni di un successo così vasto e solido. Dal doppio ruolo di star e ragazzo di quartiere, che poi si traduce in brani come Per Emanuele, Winner e Rione di domenica (pezzo super), al rapper che non si spaventa di avventurarsi là dove molti colleghi, per mancanza di poetica o cuore, non si sognano nemmeno di metter piede, nel mondo dei sentimenti, della vulnerabilità, con pezzi come Non sei più tu con Lazza («ll’ammore pe’tté è sulo nu vestito/Ca tu tiene dint’armadio e nun hê maje indossato») o Per noi (feat. Achille Lauro) o anche Emanuele e Andrea, in cui lui e Shiva celebrano la propria amicizia. Tutto genuino, il rap portato ai più alti livelli in termini di idee, scrittura, produzioni, sperimentazioni, perlomeno per quanto riguarda quello colossale mainstream, semplicemente trovando un modo intellettuale e significativo di proporlo. E sapete chi ha questo approccio? Esatto: i grandi.