Per 12 anni invia le foto della compagna nuda a 60 uomini, operaio patteggia due anni per revenge porn
Per dodici anni ha condiviso foto e video intimi della compagna con gruppi di uomini su Facebook e Telegram. L’uomo, un operaio di 55 anni residente in Piemonte, ha patteggiato una pena di due anni per «revenge porn» e «maltrattamenti». La vicenda – scrive la Stampa – è emersa quando la donna ha trovato sul cellulare del compagno conversazioni contenenti immagini e filmati che la ritraevano nuda. Alcuni contenuti erano stati inviati da lei su richiesta dell’uomo, mentre altri erano stati realizzati a sua insaputa. «C’ero io nuda. Decine di foto e video intimi di me», ha raccontato ai carabinieri. Il giorno successivo alla scoperta, accompagnata da un’amica, ha presentato denuncia.
I falsi profili e la violenza
Secondo quanto ricostruito nell’indagine, l’uomo avrebbe utilizzato falsi profili per coinvolgere altri utenti in gruppi online nei quali venivano condivisi i contenuti intimi della compagna e pubblicati commenti offensivi. I carabinieri hanno identificato almeno sessanta persone. Tra queste ci sarebbero anche conoscenti e abitanti dello stesso paese della coppia. L’uomo ha ottenuto una pena sospesa, subordinata alla partecipazione a un percorso per uomini maltrattanti, e ha versato alla ex compagna cinquemila euro a titolo di risarcimento. Il patteggiamento è stato possibile anche grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche, prevalenti sulle aggravanti contestate. Nel corso dell’interrogatorio, l’uomo ha ridimensionato i fatti e ha reso ammissioni parziali. Oggi vive con una nuova compagna e risiede ancora nello stesso paese.
Le conseguenze sulla donna
La donna sta affrontando le conseguenze della vicenda con il sostegno della famiglia e di professioniste che la aiutano a elaborare quanto accaduto. Ha raccontato al quotidiano di Torino di non essersi mai accorta della diffusione dei contenuti durante la relazione e di aver inizialmente sottovalutato il comportamento del compagno. Ora teme di essere riconosciuta nel paese in cui vive e sta valutando di trasferirsi. «I danni subiti ad oggi sono incalcolabili e gravi», ha dichiarato la sua avvocata, Silvia Bregliano, spiegando che sarà necessario avviare un giudizio civile per quantificare il risarcimento dovuto per le sofferenze patite.
Foto copertina: PEXELS/ANDREA PIACQUADIO

