Italia in piazza, chi sono gli arrestati del movimento: i «maranza», i 12enni, quelli presi a calci dai genitori
Sedici arrestati per gli scontri di Italia in piazza in centro a Milano il 17 ottobre. Nove sono minorenni. In questura sono arrivati in 72, i minorenni erano 44. E tutti o quasi senza precedenti o segnalazioni per reati simili. Molti sono italiani di seconda generazione, ovvero figli di immigrati. E, scrive il Corriere della Sera, tra le persone a volto coperto e poi identificate c’erano un paio di dodicenni. E c’è una scena immortalata in via Torino, quando l’onda devasta e scappa: un gruppo di genitori scorta verso casa ragazzini vestiti di nero. Un papà si gira verso il figlio e gli tira un calcio nel sedere. «Dove caz.. eri? Cosa hai combinato? Sei un cogl…».
Italia in piazza
Il quotidiano parla di oltre 220 ragazzi portati in questura in due giorni. L’80% è minorenne: 12, 13, fino a 11 anni. All’origine dell’autoconvocazione c’è l’hashtag #italiainpiazza. Serve a indicare appuntamenti sui social media. Spesso senza legami con gruppi organizzati o noti. La polizia e i servizi di sicurezza stanno lavorando per identificarli. Il metodo è simile a quanto si è visto in Francia. Dove si è cominciato a parlare di gilet gialli senza che i responsabili ufficiali del movimento ne sapessero niente. C’è anche chi parla senza prove di fantomatiche influenze straniere. A Torino invece la componente politica è stata più accentuata, vista la presenza del centro sociale Askatasuna. Altrove i militanti dei centri sociali si sono affacciati in piazza e poi l’hanno lasciata per gli scontri.
Il movimento e il 17 ottobre
A Roma la manifestazione a cui aveva aderito la Cgil non è stata turbata da disordini. Sia per la vigilanza del sindacato sia per la prevenzione operata dalla polizia che è riuscita a intercettare e fermare un gruppo prima che entrasse in azione. A Verona sono arrivati gli estremisti di destra per fronteggiare chi era in piazza. A Milano le scene di saccheggio sono state le più gettonate. Ci sono i «maranza», seconda e terza generazione, i ragazzi delle collanine e dei telefonini rubati nelle notti della movida. «Perché se sei povero non puoi avere niente», spiega chi è sceso in piazza. Alcuni arrivano dai dintorni: Treviglio, Cernusco, Saronno, Lomazzo. «Spaccare significa protestare contro lo Stato che non ci vede, per tutti siamo invisibili». Domani? «No, domani ho scuola», dicono ai giornalisti.
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L’onda
«Abbiamo individuato l’onda. Ma non siamo in grado di dire dove andrà a infrangersi», dice un poliziotto a Repubblica. Qui il conto degli arrestati di sabato cambia: sono 28, di cui dodici minorenni. 141 i feriti tra le forze dell’ordine. Il problema, secondo chi gestisce l’ordine pubblico, è che questo movimento non ha capi visibili. Ci sono ragazzini, spesso minorenni, che si danno appuntamento sui social, arrivano nelle piazze e spaccano tutto. Con richieste e rivendicazioni diverse. E senza qualcuno che possa fermarli. Polizia e intelligence parlano di un punto di partenza preciso. Un volantino, ovviamente elettronico. Ha cominciato a circolare su Instagram e TikTok per richiamare alla mobilitazione.
La caccia ai rilanci
Da lì è necessario cominciare per arrivare ai capi. E si parte dai primi account, messaggi, condivisioni. La grafica è simile a quelli francesi. E il collegamento tra Milano, Parigi e l’Albania è troppo palese per non essere significativo. Gli investigatori studiano le piattaforme e la velocità con cui determinati contenuti raggiungono i giovanissimi. Secondo chi indaga gli algoritmi possono aver favorito in modo anomalo la circolazione degli stessi messaggi, anche attraverso un intervento esterno. Ma c’è anche la possibilità che siano semplicemente gli algoritmi a lavorare per la diffusione e la viralità.
Italiani di seconda generazione
Ci sono anche i «rilanciatori inconsapevoli». Condividono perché ritengono giusto protestare, oppure semplicemente perché quel contenuto porta visualizzazioni, follower e soldi. A Roma sono state registrate vicinanze con gli ambienti delle vecchie mobilitazioni No Vax. Milano, Bergamo, Brescia e Verona hanno visto la presenza preponderante di italiani di seconda generazione. Risalire al primo volantino potrebbe voler dire riuscire a capire come funziona il meccanismo della mobilitazione. E ad anticipare l’onda. Prima che arrivi addosso alle città.

