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«A Oleshky hanno mangiato anche cani e piccioni»

19 Ottobre 2026 - 08:03 Ettore Ambrosi
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Monsignor Visvaldas Kulbokas, nunzio a Kiev: ecco perché il Papa chiede una tregua umanitaria
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Monsignor Visvaldas Kulbokas è nunzio a Kiev. Oggi in un’intervista al Messaggero spiega cosa ha visto a Oleshky nella regione di Cherson, dove Leone XIV ha chiesto personalmente a Vladimir Putin una tregua umanitari. Dice che le notizie sono «drammatiche. Da quanto ci viene riferito, gli abitanti hanno esaurito tutte le scorte alimentari. Hanno mangiato persino i cani e i piccioni, perché non è rimasto praticamente nulla. Di tanto in tanto qualche drone riesce a consegnare una piccola quantità di viveri, ma è assolutamente insufficiente. La situazione è gravissima.

L’elettricità

Il nunzio spiega: «Siamo in una zona vicinissima alla linea del fronte, lungo il Dnepr, che in questi anni ha sofferto enormemente. Adesso, però, non arrivano praticamente più rifornimenti, nemmeno dal territorio controllato dai russi, perché l’intensità dei combattimenti impedisce qualsiasi movimento. Quel sacerdote non riesce più neppure a telefonarmi. Credo che manchi anche l’elettricità».

Per trasportare gli alimenti si prova a usare i droni. Lo fanno sia i russi che gli ucraini: «Ma quando gli ucraini individuano un drone russo cercano di abbatterlo, e lo stesso fanno i russi con quelli ucraini. È quindi difficile che un drone carico di viveri riesca ad arrivare a destinazione. Per dare un’idea della situazione, è come se gli abitanti di Oleshky vivessero su un’isola, completamente separati, senza collegamenti con il resto del mondo».

La fuga impossibile

La possibilità di una fuga, spiega monsignor Kulbokas, è molto difficile: «Qualcuno ci riesce, ma affrontando rischi enormi. Le persone sono costrette ad attraversare territori minati, percorrendo strade sulle quali possono trovarsi ordigni inesplosi. È una situazione che riguarda gran parte altre aree. Non si può mai sapere dove si trovino le mine».

Anche le Ong sono bloccate: «In passato, quando i combattimenti erano meno intensi, alcuni passaggi erano possibili. Adesso l’intensità del fuoco impedisce ai volontari di entrare e ai civili di uscire». Il Papa ha chiesto a Putin un corridoio umanitario. «L’unica soluzione è un cessate il fuoco concordato da entrambe le parti. Bisognerebbe individuare una zona sicura, stabilire un corridoio e sospendere le ostilità almeno per due o tre giorni. Solo così si potrebbero far arrivare i rifornimenti ed evacuare le persone che desiderano andarsene».

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