Pina Picierno e lo sciopero della fame per l’Ucraina
«Non bastano le parole, dobbiamo mettere in campo anche i nostri corpi per salvare gli ucraini di Oleshky». A parlare, in un’intervista a Repubblica, è la vicepresidente del Parlamento europeo e leader di Spazio Pubblico, Pina Picierno. Che poi spiega: «Occorre mettere in campo non solo le nostre parole, ma i nostri corpi, per strappare alla morte per fame migliaia di ucraini, e dunque di europei, intrappolati a Oleshky e nei villaggi intorno. Il Parlamento europeo non ha mai fatto mancare il suo sostegno all’Ucraina, ma dopo quasi cinque anni di guerra il dibattito è stato anestetizzato dalla propaganda di Mosca, complici analisti prezzolati e politici pavidi. Il mio digiuno, a cui spero si uniscano in molti, vuole essere un gesto di rabbia e di speranza, per raccogliere l’appello di Papa Leone XIV per una tregua a Oleshky. Il negoziato va chiuso subito: bisogna far entrare cibo e medicine e far uscire chi vuole andarsene».
Oleshky
Secondo Picierno Oleshky è il simbolo «della disumanità dell’assassino che siede al Cremlino. La città è occupata dall’esercito russo dal primo giorno dell’invasione e da mesi è isolata dal mondo. Prima della guerra contava 24mila abitanti. Oggi ne restano circa 1.700, tra cui 47 bambini. L’ultimo convoglio di cibo è arrivato il 26 maggio. Chi resta rischia di morire di fame; chi prova a fuggire, di saltare su una mina». Mentre l’accordo tra Trump e Putin «è la prova, oltre ogni ragionevole dubbio, che Trump è un asset di Putin e della rete di autocrazie che sta scardinando l’ordine internazionale. Stessi obiettivi, stessa strategia. È una vergogna senza fine e insieme un disegno preciso: rafforzare la Russia, indebolire le democrazie liberali. A noi resta una sola risposta: l’Europa sovrana e politica».
Lo sciopero della fame
«Il mio sciopero della fame è un’iniziativa diplomatica e nonviolenta. Ma per qualcuno diplomazia significa abbassare le difese davanti al più forte: chi la pensa così ne ha la stessa idea di Trump. E una diplomazia senza difesa ha un altro nome: resa», conclude.

