Pordenone, bimbo di quattro anni cade dal secondo piano del palazzo: il padre si lancia e lo salva
Un bambino di quattro anni e il padre sono caduti dalla terrazza del secondo piano di un palazzo a Pordenone, ma sono riusciti a salvarsi finendo sul tettuccio di un’auto. A raccontare la vicenda è Roberto Dall’Amico, primario di Pediatria dell’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone, dove i due sono stati portati dopo la caduta, con un post pubblicato sul suo profilo Facebook.
La caduta di padre e figlio
Dall’Amico spiega che quando il padre «ha visto il figlio di quattro anni correre sulla terrazza per saltare nel vuoto era troppo tardi per fermarlo». Per questo ha deciso di lanciarsi «sul bambino sapendo che sarebbe caduto anche lui». Afferrandolo e stringendolo a sé, l’uomo è riuscito a salvarlo ed entrambi sono finiti «sopra la vecchia utilitaria», i cui resti sono «ancora nel cortile di casa» dice il primario. Dopo la caduta, i due sono stati portati all’ospedale Santa Maria degli Angeli, dove sono stati ricoverati. Ma come dice il primario, «non si sono fatti niente» e sono stati dimessi il giorno successivo.
Il comportamento del padre
Il focus del post di Dall’Amico non è solo la vicenda in sé, ma è il comportamento del padre che «non ci ha pensato due volte a salvare il bambino anche se questo poteva costargli molto caro». Di fronte a una situazione di allarme, in pochi secondi l’uomo ha vinto «uno dei riflessi più importanti che abbiamo per la nostra sopravvivenza. La paura che quello che stiamo per fare comporti dolore o metta a rischio la nostra vita». Ma il padre, secondo Dall’Amico, era spinto da una paura maggiore: «perdere un figlio». E proprio questo fatto, per il primario, l’ha portato ad «agire con coraggio e determinazione».
Ti potrebbe interessare
«Una storia a lieto fine»
Oltre il «grande spavento» e una macchina distrutta, «è una storia finita bene». Il primario sottolinea che l’episodio «racconta come i bambini richiedono mille attenzioni» e «che serve avere anche fortuna per non farsi male». Ma soprattutto la vicenda racconta «la storia di un genitore capace di rischiare la vita per quella del figlio» dice, terminando il suo post con una domanda: «Quanti di noi avrebbero avuto il coraggio di comportarsi nello stesso modo?».

