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Cremonini torna (con) Amateur: «Sarà il più grande fallimento della mia carriera»

21 Ottobre 2026 - 00:06 Gabriele Fazio
cesare cremonini presenta il nuovo disco a Londra
Nel decimo album in carriera del cantautore bolognese duetti con Salmo, Fabri Fibra e, di nuovo, con Malika Ayane. La partecipazione di Donny McCaslin e Morgan
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«Sono felice e curioso come un esordiente», Cesare Cremonini sceglie Londra per presentare Amateur, il suo nuovo album, il decimo della sua carriera, fuori nel prossimo weekend. Si tratta di un disco non previsto, registrato tra gli studi Fonoprint di Bologna e quelli fondati a Londra da Damon Albarn nel 1999, per quello che è uno dei più (felicemente) irrequieti cantautori del circuito musicale italiano. Cremonini infatti rischia con un disco che definisce rock, concetto che si evolve in qualcosa che va ben oltre il recinto di un genere musicale ma riguarda più l’attitudine con cui è stato composto, in soli sei mesi, «Io che di solito ci metto due anni» dice alla stampa arrivata dall’Italia negli studi della Universal di Londra.

Un disco che effettivamente vibra di quella verve da esordio, una situazione nella quale Cremonini decide di stare con entrambi i piedi, come spiega lui stesso, presentando il disco lontano dall’Italia, lontano da quel posto in cui Cremonini è Cremonini, entità che si è guadagnata sul campo uno status assoluto. Non è questo però che l’ex Lunapop voleva per questo disco: «Londra era necessaria – dice – perché a Londra non sono nessuno, sono un cantante italiano che presenta un disco, volevo un luogo in cui si parlasse di musica senza condizionamenti e il mio nome può condizionare».

Il mercato e l’algoritmo

«Sono quasi convinto che sarà il più grande fallimento della mia carriera, forse della musica italiana» dice Cremonini con il sorriso un po’ stentato dello sperimentatore puro. Non condividiamo appieno l’oscura premonizione perché Amateur è un disco godibilissimo con un grande potenziale live e tanto basta per un artista dello spessore di Cremonini. Resta però certamente un album contro. Contro quello che accade nel mercato che, lo ammette serenamente il cantautore bolognese, «mi chiede di fare una cosa che non voglio fare». Sottostare al mostro dell’algoritmo, per una ragione chiara: «Quelli della mia generazione hanno provato a fare musica che restasse oltre se stessi, l’algoritmo non ci permette più di guardare oltre. Questo disco non verrà capito dall’algoritmo, conosco il mio nemico/amico, il possessore della musica moderna. L’algoritmo non mi piace, non permette di pensare a una seconda o terza vita per la musica. Quando ci hanno detto che il digitale avrebbe liberato la musica non era vero, non c’è mai stato un momento storico in cui la musica fosse così ingabbiata».

Salmo, Fabri Fibra e Donny McCaslin

Cremonini decide di non affrontare questa guerra da solo, ha scelto di ospitare nel suo disco quelle che lui ha definito «Due lingue taglienti» come Salmo e Fabri Fibra. Il primo ha passato tre giorni a Londra con Cremonini, che racconta di aver provato, dopo una cena e diversi bicchieri, la sua idea di rivoluzione musicale, forse l’invito per un’intera generazione a provare a forzare il sistema algoritmico di cui sopra per riportare, come ha evidentemente desiderato con voluttà, la musica al centro della piazza musicale. Ma racconta, imitando il rapper sardo con stupefacente precisione, che il collega gli avrebbe risposto: «Non può funzionare. E sai perché? Perché sei vecchio!».

Ulteriore nota di merito per la partecipazione al disco di Donny McCaslin, forse non troppo famoso per i più, ma trattasi di uno dei migliori sassofonisti del mondo e che ebbe un ruolo centrale in Blackstar, l’ultimo album in studio di David Bowie, che lo scovò per caso in un piccolo jazz club di New York. Si consolida con una guest star dunque la nuova intensa passione di Cremonini per il sassofono, strumento che al momento sta studiando «Perché mi fa sentire un microbo dopo 27 anni di carriera».

Il duetto con Malika Ayane

Dopo sedici anni tornano a incrociare le loro voci Cesare Cremonini e Malika Ayane, il pezzo Cose molto piccole è certamente tra quelli che più faranno presa sui fan, perché una splendida ballad che rimette al centro una delle ei fu coppie più chiacchierate della storia del nostro pop. Una relazione che si è trasformata in una bellissima amicizia che Cremonini racconta con evidente trasporto: «Malika Ayane, che io chiamo Mali da sempre, così è salvata sul mio telefono, è un’artista che conosce benissimo le cose di cui io sto parlando, ma è anche una delle ultime voci delle musica italiana che riesce a raccontare le cose più piccole, le cose non urlate, il riso al pomodoro, che lei cucina benissimo e io ne so qualcosa, e per me sbaglia quando se lo dimentica. Sapevo che avremmo cantato ancora insieme, ne ero sicuro, siamo sempre in dialogo, non abbiamo mai interrotto la nostra amicizia, così andare in studio con lei è stata la cosa più naturale della terra. Avevo bisogno di femminilità, Malika ha ridato ordine ed equilibrio a questo disco».

La generosità di Morgan

Singolare la storia dietro la partecipazione al disco di Morgan, che ha partecipato alla produzione de’ Il giardino dei sassofoni. Racconta Cremonini: «Mi ha scritto un messaggio e mi ha detto: “vorrei che producessi un mio disco”, io ho risposto: “non posso produrre il disco di un genio, non prendermi per il culo”. Ne è nata una discussione sull’estetica, lui mi ha mandato tutte e mille le canzoni che dice di aver scritto, ce le ho tutte sul telefono. Io gli ho mandato Il giardino dei sassofoni, dopo una settimana, senza che glielo avessi chiesto ha creato dei passaggi armonici in più. Quando gli ho detto che lo avrei messo nei credit mi ha risposto “Adesso posso fare il figo in giro”, che voleva dire che non voleva soldi. Sapete quanti mi avrebbero chiesto due punti Siae? Lui non ha voluto niente, nonostante le mie insistenze».

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