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Il silenzio, le osterie e il peso delle parole: Cremonini ricorda Guccini (e fa un appello a Valditara)

07 Agosto 2026 - 11:20 Stefania Carboni
cremonini guccini
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L’omaggio del cantautore bolognese al maestro di Pavana. Tra ricordi personali, il legame con la memoria del padre e un appello per la scuola: «I suoi versi entrino nei programmi didattici accanto ai grandi poeti italiani»
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«C’era un gran silenzio fuori ieri e dentro tutto il trambusto possibile. Così non ho chiuso occhio stanotte. Non avendo conosciuto l’ebbro vociare delle osterie fuori porta ho pensato che questo turbamento somigliasse a quel casino notturno di discussioni e risate e accordi di barrè per chitarre stonate». È partendo da questa inquietudine notturna che Cesare Cremonini ha affidato ai social una densa e profonda riflessione dedicata a Francesco Guccini, scomparso ieri e figura centrale della canzone d’autore, un riferimento umano prima ancora che artistico.

I padri e il potere del linguaggio

Nel racconto di Cremonini, la figura del maestrone di Pavana si sdoppia: da un lato c’è l’uomo, «il padre di Teresa, a cui voglio bene», dall’altro un padre ideologico per intere generazioni. Un legame che passa inevitabilmente attraverso l’uso della parola. «I padri sono cuori di pietra perché le posseggono, le parole. Bisogna poi litigarci, con i padri, per farsi la propria lingua». Un dinamismo generazionale che il cantautore illustra citando anche un altro gigante della musica italiana: Lucio Dalla. Orfano in tenera età, Dalla dovette cercare quel confronto paterno nel poeta Roberto Roversi, che quelle parole «gliele insegnò una per una», permettendogli di forgiare la propria identità artistica.

I custodi della memoria nei periodi bui

Il post si trasforma poi in un’analisi del presente, definito senza mezzi termini come un «periodo buio» in cui i libri e i luoghi della cultura rischiano di scomparire o essere dimenticati. In questo scenario, le figure come Guccini diventano baluardi: «Sono loro che lassù, tra le montagne, conservano i libri rimasti». Una metafora che per Cremonini si sposta presto dalle alture appenniniche alla pianura padana, dove la memoria personale si intreccia a quella collettiva. Il ricordo va infatti al proprio padre, «anche lui un cuore di pietra», custodito tra l’intonaco rosso dei casolari emiliani e la ricca biblioteca di famiglia che il cantante visita ancora oggi per ritrovare foto, volumi e radici.

L’appello: «Guccini si studi nelle scuole»

In un momento storico in cui «si fa fatica persino a riascoltare le canzoni», il messaggio di Cremonini si chiude con un preciso auspicio culturale. Se il grazie va a Guccini per quanto scritto, la gratitudine più grande è rivolta ai ragazzi e alle ragazze che continuano a studiare quei versi con rigore e passione. La proposta finale è un impegno per il futuro della cultura italiana: far varcare alla canzone d’autore la soglia delle aule scolastiche, affinché i testi di Guccini vengano analizzati nei programmi didattici al pari dei grandi classici della poesia del Novecento. E chissà che il ministro dell’Istruzione Valditara non colga il suggerimento.