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Mario Draghi, cosa c’è dietro le proteste dei giovani: «Comandano gli anziani e nessuno li ascolta». Lavoro, giustizia sociale e ansia: cosa ha detto

21 Ottobre 2026 - 11:21 Giovanni Ruggiero
Mario Draghi
L'ex premier punta il dito sulla sensazione diffusa tra i più giovani di avere «aspettative bloccate» e la fatica a trovare un lavoro
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Ai giovani sono state «bloccate le aspettative» dice Mario Draghi a proposito delle proteste scoppiate tanto in Italia, quanto nel resto d’Europa. Casi diversi tra loro, ma con un unico elemento comune: il voto imminente e di estrema importanza. L’ex presidente della Bce e ex premier lo ha spiegato in un’intervista a Bloomberg, in cui individua nelle aspettative bloccate la chiave per leggere il disagio di una generazione. Draghi dice chiaramente che la violenza «va condannata in ogni circostanza». Gli attori politici, le dinamiche delle folle e gli scontri, precisa, possono aggravare la situazione, ma restano fattori amplificatori. «Sono amplificatori, più che spiegazioni» del disagio, che affonda le radici nella mancanza di crescita e nel senso di esclusione di chi cerca ancora il proprio posto.

Le proteste a un anno da «elezioni cruciali»

«Non è affatto semplice spiegare queste rivolte in tre Paesi diversi; ognuno ha le proprie motivazioni specifiche», dice Draghi. L’unico filo rosso sono le elezioni dell’anno prossimo, ma per lui «questa è solo la cornice». La spiegazione più solida, aggiunge, sta altrove: «i giovani hanno la sensazione che nessuno li ascolti». Lo scambio è avvenuto con Lisa Abramowicz, che durante la conferenza di Citadel Securities gli ha chiesto delle immagini dei disordini arrivate nel fine settimana da Parigi e Milano.

Che cosa chiedono davvero le nuove generazioni

Il ragionamento parte da un’idea in apparenza semplice: «La maggior parte delle persone vuole crescita e giustizia sociale, o crescita con giustizia sociale. Per i giovani, la giustizia sociale significa giustizia fra generazioni. E quando non c’è crescita, diventa molto difficile mantenerla». Secondo Draghi è questo a «generare ansia». I ragazzi percepiscono le dinamiche sociali come bloccate, una strada del tutto bloccata, «faticano a trovare un impiego» e si trovano davanti «una società in rapidissima trasformazione tecnologica», senza sentirsi preparati ad affrontarla.

L’Europa ha un problema di crescita

Draghi cerca una spiegazione più profonda delle singole circostanze politiche. «Tutta l’Europa ha avuto e ha un problema di crescita, di crescita che manca». Le previsioni, osserva, sono state riviste leggermente al rialzo e l’economia sta andando un po’ meglio. La condizione di fondo però resta quella di «una società ricca, certamente, anziana e che non cresce».

Chi comanda quando l’economia ristagna

Nelle fasi di stagnazione, spiega l’ex premier, chi ha già un lavoro e una posizione conserva il proprio vantaggio, mentre per i più giovani diventa più difficile farsi spazio. «Quando non c’è crescita, a comandare sono quelli che occupano già le posizioni, gli anziani». Da qui nasce, secondo Draghi, la sensazione dei ragazzi di non avere voce, e la convinzione che l’Europa offra poche possibilità di avanzare a chi non ha ancora un lavoro, una posizione, un futuro definito.