Brasile al ballottaggio, Lula sfida Flávio Bolsonaro: il voto che può ridisegnare gli equilibri dell’America Latina (e non solo)
Il Brasile si prepara al secondo turno elettorale che potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini nazionali. Domenica 25 ottobre, gli elettori saranno chiamati a scegliere tra il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, alla ricerca di un quarto mandato, e Flávio Bolsonaro, senatore e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Un risultato che si inserisce in una fase di rafforzamento delle destre in America Latina e che potrebbe modificare gli equilibri politici del continente, oltre ai rapporti del Paese con gli Stati Uniti, la Cina e l’Unione europea. Al primo turno del 5 ottobre, Bolsonaro ha ottenuto il 47,03% dei voti validi, superando Lula, fermo al 45,16. Un risultato che ha sorpreso perché i sondaggi avevano previsto il presidente uscente come favorito. Anche gli ultimi sondaggi per domenica 25 confermano l’incertezza, secondo l’istituto Meio/Ideia Bolsonaro arriverebbe al 51,1% dei voti validi contro il 48,9% di Lula.
Il primo dibattito e l’ultimo confronto prima del voto
La campagna è entrata nella fase decisiva con il primo dibattito tra Lula e Bolsonaro, trasmesso domenica 18 ottobre, che ha messo in evidenza la polarizzazione della competizione. I due candidati si sono confrontati sui principali temi della campagna, alternando proposte e attacchi reciproci. Da un lato Bolsonaro ha insistito sulle critiche all’operato del governo e sulla necessità di una linea più dura contro la criminalità, dall’altro Lula ha difeso le proprie politiche sociali e contestato il progetto politico della famiglia Bolsonaro.
Tra i momenti più discussi, il gesto di Bolsonaro che ha scritto sul palmo della mano la parola «corrupto», cioè «corrotto» in portoghese, per poi mostrarla alle telecamere e sostenere che non si possa scrivere quella parola senza la sigla PT, il Partito dei Lavoratori di Lula. L’episodio è diventato virale sui social, anche alla luce delle indagini per corruzione e riciclaggio di denaro che hanno coinvolto lo stesso senatore. Un altro scambio acceso è arrivato quando Bolsonaro ha contestato a Lula il sostegno elettorale ricevuto nelle carceri. Il presidente ha replicato con una battuta sul padre del suo avversario dicendo che, tra i voti dei detenuti, avrebbe voluto anche quello di Jair Bolsonaro. L’ultimo confronto è previsto per venerdì 23 ottobre su TV Globo, a soli due giorni dal voto, e rappresenterà una delle ultime occasioni per convincere gli indecisi.
Ti potrebbe interessare
In the latest presidential debate, Flávio Bolsonaro criticized Lula for winning votes in Brazilian jails. Lula fired back: "I want 100% of their votes, including your father’s, Jair Bolsonaro." https://t.co/Tgj4cIxZ00
— Crazy Ass Moments in LatAm Politics (@AssLatam) October 19, 2026
Il caso Meta: le accuse di interferenze elettorali
A rendere ancora più tesa la fase finale della campagna è intervenuta la controversia sul ruolo dei social network dopo che la squadra elettorale di Lula ha accusato Meta, la società proprietaria di Facebook e Instagram, di aver penalizzato la diffusione dei contenuti del presidente. Secondo i sostenitori di Lula, diversi contenuti politici sarebbero stati rimossi o avrebbero subito limitazioni nella diffusione, riducendo la capacità della campagna di raggiungere gli elettori. Nonostante alcuni dipendenti avessero ammesso l’errore, Meta ha ricondotto gli episodi segnalati a problemi tecnici, respingendo le accuse di un intervento deliberato a favore di uno dei candidati. La questione è arrivata davanti al Tribunale superiore elettorale brasiliano, dove si sono incontrati i rappresentanti della società tecnologica e quelli delle due campagne mentre a San Paolo, centinaia di persone hanno manifestato davanti alla sede brasiliana di Meta con lo slogan «Meta non si immischi nelle nostre elezioni».
Brasileiros se manifestam em frente ao prédio da Meta, dona do Facebook, Instagram e WhatsApp no Brasil. https://t.co/DjC2Oi3dz1
— POPTime (@poptime) October 19, 2026
La sfida finale: programmi diversi e un elettorato diviso
La campagna elettorale si è giocata su temi come sicurezza, costo della vita, occupazione e ruolo dello Stato nell’economia. Lula punta a difendere i risultati delle politiche sociali e a rafforzare la tutela dei lavoratori, cercando di convincere gli elettori che la continuità del suo governo rappresenti la scelta più stabile per il Paese. In questi giorni è riuscito a far approvare un emendamento alla Costituzione brasiliana che pone fine all’orario di lavoro 6×1, basato su sei giorni di lavoro e uno di riposo, introducendo due giorni di riposo settimanale e una riduzione graduale dell’orario massimo senza tagli sullo stipendio. Flávio Bolsonaro propone, invece, un’agenda economica liberale, con una riduzione della pressione fiscale, e promette una linea più dura contro la criminalità.
Le differenze riguardano anche la tutela dell’Amazzonia. Durante la presidenza di Jair Bolsonaro, la deforestazione è aumentata, suscitando forti critiche internazionali. Da parte sua Lula ha rafforzato i controlli ambientali e promesso di eliminare la deforestazione illegale entro il 2030. Flávio ha indicato il 2029 come obiettivo, ma ha fornito meno dettagli sulle politiche che intende adottare. Il risultato del voto potrebbe quindi influenzare anche i rapporti con l’Unione europea, che considera il Brasile un partner strategico sul piano commerciale e climatico.
Le reazioni al risultato del primo turno delle elezioni del 5 ottobre
Il risultato del primo turno ha suscitato reazioni immediate tra i leader conservatori. Il presidente argentino Javier Milei si è congratulato con Bolsonaro, auspicando una collaborazione più stretta tra Argentina e Brasile. «La libertà avanza in Brasile. Congratulazioni caro amico Flávio Bolsonaro per questa storica elezione contro il comunista di Lula», ha scritto il presidente argentino sul suo account X.
LA LIBERTAD AVANZA EN BRASIL Felicitaciones querido amigo @FlavioBolsonaro, por esta histórica elección ante el comunista de Lula. El continente americano es de ciudadanos que quieren vivir en libertad. Espero que pronto podamos empezar a trabajar juntos para que la Argentina y Brasil sigan siendo grandes socios comerciales, culturales y políticos. Las oportunidades para nuestras naciones, trabajando juntos, son infinitas. VIVA LA LIBERTAD CARAJO…!!
— Javier Milei (@JMilei) October 5, 2026
Anche il presidente colombiano Abelardo de la Espriella ha commentato sul suo profilo X: «oggi il mio cuore è con il Brasile, che Dio abbia pietà del paese fratello come ha fatto con la Colombia. Il vero cambiamento è sconfiggere la sinistra».
Hoy mi corazón está con Brasil, que Dios se apiade del hermano país como lo hizo con Colombia. El verdadero cambio es derrotar a la izquierda. Um grande abraço, amigo @FlavioBolsonaro ¡Firme por la Patria! ¡Que viva Cristo Rey! (A.D.L.E)
— Abelardo De La Espriella (@ABDELAESPRIELLA) October 4, 2026
Ma i commenti non arrivano solo dall’America Latina ma anche dal nostro continente. Lo stesso Matteo Salvini ha pubblicato una foto in cui abbraccia il candidato congratulandosi e augurandogli il meglio.
Congratulazioni e un grande abbraccio all’amico @FlavioBolsonaro per lo straordinario risultato ottenuto alle elezioni in Brasile: primo con oltre 56 milioni di voti, quasi due milioni e mezzo in più del presidente uscente. Força, Flávio! https://t.co/jt5NfB06WP
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) October 5, 2026
Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha scritto sul suo profilo ufficiale di X «Congratulazioni e buona fortuna per la finale», ha detto riferendosi al secondo turno del 25 ottobre.
Prime Minister Benjamin Netanyahu: Congratulations @FlavioBolsonaro on yesterday’s vote and good luck in the final. I look forward to restoring the extraordinary friendship between Israel and Brazil. Best wishes for your great victory, my friend.
— Prime Minister of Israel (@IsraeliPM) October 5, 2026
Un’America Latina sempre più a destra
Il voto brasiliano si inserisce in una fase di rafforzamento delle destre latinoamericane. Dopo la cosiddetta pink tide, l’ondata progressista che aveva caratterizzato i primi anni Duemila, diversi Paesi della regione hanno attraversato una svolta conservatrice, alimentata dalle difficoltà economiche, dalle disuguaglianze e dalla crescente preoccupazione per la sicurezza. Il cambiamento ha iniziato a manifestarsi intorno al 2014, con il calo dei prezzi delle materie prime e le difficoltà dei governi progressisti. Dal 2015, la crisi di consenso della sinistra ha favorito il ritorno delle destre, a partire dall’Argentina di Mauricio Macri e, successivamente, dal Brasile di Jair Bolsonaro. Negli ultimi anni, la destra ha continuato ad allargare il suo consenso, facendo leva soprattutto sui temi della sicurezza e della critica ai governi in carica. In questo contesto, il Brasile rappresenta un passaggio decisivo.

