Ultime notizie AutotrasportatoriGiorgia MeloniGiovaniSigfrido RanucciUcraina
ESTERIBrasileJair BolsonaroLuiz Inácio Lula da Silva

Brasile al ballottaggio, Lula sfida Flávio Bolsonaro: il voto che può ridisegnare gli equilibri dell’America Latina (e non solo)

22 Ottobre 2026 - 08:25 Olga Colombano
elezioni in brasile
Domenica 25 ottobre i brasiliani torneranno alle urne per scegliere il prossimo presidente. Dopo il vantaggio di Flávio Bolsonaro al primo turno, la sfida con Luiz Inácio Lula da Silva resta aperta. Sullo sfondo, i rapporti con Donald Trump, il futuro dell’Amazzonia e le accuse di interferenze elettorali rivolte a Meta
Google Preferred Site

Il Brasile si prepara al secondo turno elettorale che potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini nazionali. Domenica 25 ottobre, gli elettori saranno chiamati a scegliere tra il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, alla ricerca di un quarto mandato, e Flávio Bolsonaro, senatore e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Un risultato che si inserisce in una fase di rafforzamento delle destre in America Latina e che potrebbe modificare gli equilibri politici del continente, oltre ai rapporti del Paese con gli Stati Uniti, la Cina e l’Unione europea. Al primo turno del 5 ottobre, Bolsonaro ha ottenuto il 47,03% dei voti validi, superando Lula, fermo al 45,16. Un risultato che ha sorpreso perché i sondaggi avevano previsto il presidente uscente come favorito. Anche gli ultimi sondaggi per domenica 25 confermano l’incertezza, secondo l’istituto Meio/Ideia Bolsonaro arriverebbe al 51,1% dei voti validi contro il 48,9% di Lula.

Il primo dibattito e l’ultimo confronto prima del voto

La campagna è entrata nella fase decisiva con il primo dibattito tra Lula e Bolsonaro, trasmesso domenica 18 ottobre, che ha messo in evidenza la polarizzazione della competizione. I due candidati si sono confrontati sui principali temi della campagna, alternando proposte e attacchi reciproci. Da un lato Bolsonaro ha insistito sulle critiche all’operato del governo e sulla necessità di una linea più dura contro la criminalità, dall’altro Lula ha difeso le proprie politiche sociali e contestato il progetto politico della famiglia Bolsonaro.

Tra i momenti più discussi, il gesto di Bolsonaro che ha scritto sul palmo della mano la parola «corrupto», cioè «corrotto» in portoghese, per poi mostrarla alle telecamere e sostenere che non si possa scrivere quella parola senza la sigla PT, il Partito dei Lavoratori di Lula. L’episodio è diventato virale sui social, anche alla luce delle indagini per corruzione e riciclaggio di denaro che hanno coinvolto lo stesso senatore. Un altro scambio acceso è arrivato quando Bolsonaro ha contestato a Lula il sostegno elettorale ricevuto nelle carceri. Il presidente ha replicato con una battuta sul padre del suo avversario dicendo che, tra i voti dei detenuti, avrebbe voluto anche quello di Jair Bolsonaro. L’ultimo confronto è previsto per venerdì 23 ottobre su TV Globo, a soli due giorni dal voto, e rappresenterà una delle ultime occasioni per convincere gli indecisi.

Il caso Meta: le accuse di interferenze elettorali

A rendere ancora più tesa la fase finale della campagna è intervenuta la controversia sul ruolo dei social network dopo che la squadra elettorale di Lula ha accusato Meta, la società proprietaria di Facebook e Instagram, di aver penalizzato la diffusione dei contenuti del presidente. Secondo i sostenitori di Lula, diversi contenuti politici sarebbero stati rimossi o avrebbero subito limitazioni nella diffusione, riducendo la capacità della campagna di raggiungere gli elettori. Nonostante alcuni dipendenti avessero ammesso l’errore, Meta ha ricondotto gli episodi segnalati a problemi tecnici, respingendo le accuse di un intervento deliberato a favore di uno dei candidati. La questione è arrivata davanti al Tribunale superiore elettorale brasiliano, dove si sono incontrati i rappresentanti della società tecnologica e quelli delle due campagne mentre a San Paolo, centinaia di persone hanno manifestato davanti alla sede brasiliana di Meta con lo slogan «Meta non si immischi nelle nostre elezioni».

La sfida finale: programmi diversi e un elettorato diviso

La campagna elettorale si è giocata su temi come sicurezza, costo della vita, occupazione e ruolo dello Stato nell’economia. Lula punta a difendere i risultati delle politiche sociali e a rafforzare la tutela dei lavoratori, cercando di convincere gli elettori che la continuità del suo governo rappresenti la scelta più stabile per il Paese. In questi giorni è riuscito a far approvare un emendamento alla Costituzione brasiliana che pone fine all’orario di lavoro 6×1, basato su sei giorni di lavoro e uno di riposo, introducendo due giorni di riposo settimanale e una riduzione graduale dell’orario massimo senza tagli sullo stipendio. Flávio Bolsonaro propone, invece, un’agenda economica liberale, con una riduzione della pressione fiscale, e promette una linea più dura contro la criminalità.

Le differenze riguardano anche la tutela dell’Amazzonia. Durante la presidenza di Jair Bolsonaro, la deforestazione è aumentata, suscitando forti critiche internazionali. Da parte sua Lula ha rafforzato i controlli ambientali e promesso di eliminare la deforestazione illegale entro il 2030. Flávio ha indicato il 2029 come obiettivo, ma ha fornito meno dettagli sulle politiche che intende adottare. Il risultato del voto potrebbe quindi influenzare anche i rapporti con l’Unione europea, che considera il Brasile un partner strategico sul piano commerciale e climatico.

Le reazioni al risultato del primo turno delle elezioni del 5 ottobre

Il risultato del primo turno ha suscitato reazioni immediate tra i leader conservatori. Il presidente argentino Javier Milei si è congratulato con Bolsonaro, auspicando una collaborazione più stretta tra Argentina e Brasile. «La libertà avanza in Brasile. Congratulazioni caro amico Flávio Bolsonaro per questa storica elezione contro il comunista di Lula», ha scritto il presidente argentino sul suo account X.

Anche il presidente colombiano Abelardo de la Espriella ha commentato sul suo profilo X: «oggi il mio cuore è con il Brasile, che Dio abbia pietà del paese fratello come ha fatto con la Colombia. Il vero cambiamento è sconfiggere la sinistra».

Ma i commenti non arrivano solo dall’America Latina ma anche dal nostro continente. Lo stesso Matteo Salvini ha pubblicato una foto in cui abbraccia il candidato congratulandosi e augurandogli il meglio.

Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha scritto sul suo profilo ufficiale di X «Congratulazioni e buona fortuna per la finale», ha detto riferendosi al secondo turno del 25 ottobre.

Un’America Latina sempre più a destra

Il voto brasiliano si inserisce in una fase di rafforzamento delle destre latinoamericane. Dopo la cosiddetta pink tide, l’ondata progressista che aveva caratterizzato i primi anni Duemila, diversi Paesi della regione hanno attraversato una svolta conservatrice, alimentata dalle difficoltà economiche, dalle disuguaglianze e dalla crescente preoccupazione per la sicurezza. Il cambiamento ha iniziato a manifestarsi intorno al 2014, con il calo dei prezzi delle materie prime e le difficoltà dei governi progressisti. Dal 2015, la crisi di consenso della sinistra ha favorito il ritorno delle destre, a partire dall’Argentina di Mauricio Macri e, successivamente, dal Brasile di Jair Bolsonaro. Negli ultimi anni, la destra ha continuato ad allargare il suo consenso, facendo leva soprattutto sui temi della sicurezza e della critica ai governi in carica. In questo contesto, il Brasile rappresenta un passaggio decisivo.

leggi anche