Suicidio assistito, anche l’Umbria fa da sola: cosa prevede la legge dedicata a Laura Santi. «E ora il Parlamento abbia un sussulto di libertà» – Il video
L’Umbria ha la sua legge sul fine vita. Si aggiunge a Toscana, Sardegna, Emilia Romagna e Veneto, per un totale di cinque Regioni con un provvedimento del genere. Il via libera è arrivato dall’Assemblea legislativa con 11 voti favorevoli dei consiglieri della maggioranza di centrosinistra, sei contrari e tre astenuti. A essere approvata è la proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio assistito intitolata «Liberi subito», sostenuta da 4.801 firme.
Chi era Laura Santi, a cui è dedicata la legge
La norma è stata votata nel ricordo di Laura Santi, la giornalista che aveva guidato la battaglia per il suo varo. Malata di sclerosi multipla, è morta il 21 luglio 2025 nella sua casa di Perugia, dopo essersi somministrata un farmaco. La sua figura ha attraversato tutta la discussione in aula, tra ricordi personali di alcuni consiglieri e momenti di commozione. Il relatore unico, Fabrizio Ricci (Avs), l’ha definita «la legge di Laura Santi», citando le parole che lei stessa aveva lasciato scritte: «Qualsiasi vita resta degna di essere vissuta anche nelle condizioni più estreme, ma siamo noi a dover scegliere». In uno dei suoi ultimi video Santi aveva detto: «Dicono che sia un tema divisivo ma in realtà non lo è».
Cosa prevede il testo approvato
Nella versione aggiornata dalla Terza commissione, la Regione dovrà disciplinare le modalità organizzative per accedere al procedimento di morte volontaria medicalmente assistita, tramite autosomministrazione di un farmaco letale. Ogni Azienda unità sanitaria locale dovrà istituire una commissione multidisciplinare permanente, incaricata di verificare che sussistano i requisiti richiesti. In aula ha pesato anche il tema parallelo delle cure palliative, indicate da diversi consiglieri come «una vera priorità». Per Bianca Maria Tagliaferri (Ud-Pp), «il servizio sanitario dovrebbe garantire le cure piuttosto che accompagnare alla morte».
Ti potrebbe interessare
Perché la presidente Proietti non ha votato
La presidente della Regione, Stefania Proietti, non ha partecipato al voto. Secondo lei il tema «è di una levatura tale» da dover essere affrontato «dal livello politico più alto di cui disponiamo che è il Parlamento, anche per garantire omogeneità». La sua astensione, ha precisato, va letta come un auspicio: che resti anche in futuro quel «profumo di rispetto» respirato in aula dopo la vicenda di Santi, seguita da lei per dovere istituzionale come assessore alla sanità. Proietti ha parlato di un «segnale importante» su un tema di «importanza etica assoluta». Il vicepresidente Tommaso Bori ha invece definito il voto «una conquista di civiltà, di libertà, di dignità».
La legge ferma in Parlamento
Ad assistere alla seduta c’erano il marito di Santi, Stefano Massoli, e un gruppo di attivisti dell’associazione Luca Coscioni. Tra loro Marco Cappato, che ha accusato le istituzioni nazionali: «Il governo italiano e il Parlamento sono completamente immobili e infilano la testa sotto la sabbia». Gli fa eco il senatore del Pd Walter Verini, segretario della Commissione Giustizia, il quale si augura che «prima che questa legislatura finisca, il Parlamento abbia un sussulto di libertà, votando una legge sul fine vita». L’approvazione umbra, scrive, è «un fatto di grande rilievo civile» che «fa onore all’Assemblea e alla memoria di Laura Santi».

