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Serbia al voto, la carica degli studenti contro Vučić: «Dopo 14 anni finiranno mafia e menzogne» – Le interviste

23 Ottobre 2026 - 15:39 Alessandra Mancini
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Domenica le elezioni in Serbia: la Lista Studentesca senza leader riempie la piazza a Belgrado e dà l'avviso di sfratto al presidente: «La vittoria è certa», dicono a Open
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«La Serbia è a un passo dalla libertà, la vittoria chiama». Ne sono convinte le decine di migliaia di persone che giovedì 22 ottobre hanno raggiunto Belgrado da tutto il Paese, molte a piedi, alcune dopo sei giorni di cammino, per il gran finale della campagna elettorale della Lista Studentesca — Studentska lista, studenti pobeđuju, che domenica sfiderà Aleksandar Vučić alle elezioni parlamentari anticipate. È stata l’ultima mobilitazione prima del silenzio elettorale, scattato a mezzanotte, al termine di una corsa al voto così polarizzata da aver assorbito l’intero, tradizionale, sistema multipartitico serbo, praticamente scomparso. «Ci aspettiamo di vincere con un margine schiacciante», dice a Open Aleksandar, universitario di Novi Sad, della Lista degli studenti, presente ieri al comizio, al quale, secondo le stime, hanno partecipato circa 150mila persone. «Per una larga parte dell’elettorato è la prima volta che il voto viene percepito come uno strumento concreto di cambiamento. Due anni di mobilitazione nelle strade, nelle università e nelle piccole città trovano ora il loro compimento nelle urne. Il 25 ottobre non si voterà soltanto per un partito, ma per voltare pagina e mettere fine a un sistema segnato da paura, corruzione e menzogne». Per questo, prosegue, «il risultato sarà netto».

LAV BOKA | Il comizio conclusivo della Lista Studentesca a Belgrado, 22 ottobre 2026

Vučić e la Lista Studentesca — Gli studenti vincono!

A fine settembre Vučić, al potere dal 2014, e alla guida del Partito progressista serbo (SNS), si è dimesso dalla presidenza per candidarsi a primo ministro. L’ex capo di Stato e leader della coalizione Serbia Unita – Ujedinjena Srbija si presenta agli elettori come «uomo della continuità» e difensore della Serbia contro nemici pericolosi. «La battaglia è difficile», ha detto ai sostenitori durante l’evento conclusivo della sua campagna elettorale, organizzato al Palazzetto dello sport a Belgrado. A contendergli il potere non è un partito tradizionale, ma un listone di 250 candidati, tra cui professori, scienziati, attori e attivisti. Non nomine politiche, bensì civiche. Non c’è un leader, né un candidato premier: il capolista è un cardiochirurgo serbo, Ilija Srdanović. Invitato più volte a partecipare a duelli televisivi con Vučić, il medico ha sempre declinato. «Non sono il capopartito né il portavoce», ha più volte ribadito.

Tutte le decisioni della lista degli studenti, su candidati e programmi, sono state prese dalle assemblee studentesche nelle università. Uno «straordinario esperimento» di democrazia diretta, che ha trasformato il voto in un referendum su Vučić, nazionalista e conservatore. Si tratta di una scelta, per l’opposizione, tra «la Serbia o la mafia». «Siamo un movimento che, per oltre un anno, ha coinvolto centinaia di migliaia di persone, dalle cittadine più piccole fino a Belgrado e Novi Sad, e siamo riusciti a riportare alle urne chi aveva smesso da tempo di votare», ci spiegano gli studenti.

I sondaggi sul filo del rasoio e il peso degli indecisi

Gli ultimi sondaggi, spesso in contraddizione tra loro, mostrano un testa a testa tra le liste. L’unica rilevazione pubblicata a ottobre da New Serbian Political Thought (NSPM) assegna alla lista studentesca un lieve vantaggio: 44,5% contro il 42,7 di Serbia Unita. Determinante sarà anche la quota degli indecisi (tra l’11 e il 16%). Ipsos dà invece al 47% Vučić e gli studenti al 40%. Ma nessuna delle due formazioni sembrerebbe avere i numeri necessari per conquistare la maggioranza assoluta dei voti e, di conseguenza, dei seggi (250). L’affluenza è invece stimata sopra il 60%, un dato che la Serbia non raggiungeva da almeno vent’anni e superiore al 58,5 registrato alle elezioni del dicembre 2023, vinte nettamente dall’ex presidente e dai suoi alleati. «Gli studenti hanno sfidato la macchina del potere. E, per quanto possa sembrare sorprendente, potrebbero vincere», spiega l’accademico serbo Filip Balunović.

«Siamo ottimisti: i sondaggi danno in vantaggio la Lista degli studenti e, personalmente, credo che l’unico modo in cui l’attuale governo potrebbe cercare di vincere sia ricorrendo a qualche sistema elaborato per manipolare i risultati, oppure direttamente con la forza», ci dice Stefan, un altro universitario delle blokade. «Le preoccupazioni sono concrete: l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) ha già documentato pressioni sui dipendenti pubblici (da parte dell’Sns, ndr), forti squilibri nella copertura mediatica e problemi nelle liste elettorali. Saremo presenti in ogni seggio, in Serbia e all’estero, per verificare il voto, documentare eventuali irregolarità e presentare ricorso in tutti i casi necessari», aggiunge Aleksandar.

Dalla tragedia di Novi Sad alla piazza

Il movimento studentesco, che oggi raccoglie un consenso trasversale, non nasce dal nulla. Tutto è cominciato nel 2024, quando il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, la seconda città più grande della Serbia, ha causato la morte di 16 persone. Gli studenti sono scesi in piazza per chiedere che fossero accertate le responsabilità della tragedia. Da allora, manifestazioni, occupazioni delle università, blocchi stradali hanno progressivamente ampliato la portata della protesta, trasformandola in una mobilitazione contro il sistema di potere mettendo Vučić sulla difensiva. Una pressione talmente forte che ha costretto l’ormai ex capo di Stato a indire elezioni anticipate.

LAV BOKA | L’arrivo degli studenti al comizio conclusivo della Lista Studentesca a Belgrado, 22 ottobre 2026

Il programma in 11 punti degli studenti 

Il programma della Lista Studentesca parte da una domanda chiara: come impedire che si ripeta ciò contro cui abbiamo protestato? La soluzione va oltre il semplice ricambio al potere. «Servono istituzioni indipendenti dai partiti, una magistratura imparziale, finanze pubbliche trasparenti, istruzione e sanità accessibili, media liberi e amministrazioni locali in cui i cittadini possano incidere davvero sulle decisioni», dichiarano i promotori. Undici punti, che spaziano dall’abolizione delle nomine di partito, sostituite da concorsi pubblici ai libri di testo gratuiti per le scuole e alloggi accessibili, dai contratti a tempo indeterminato dopo 12 mesi (anziché 24) alla riforma dei media fino alla presenza di un medico in ogni villaggio. Poco spazio, però, alla politica estera. «Alla base di tutto – ci dice Aleksandar – c’è la possibilità di costruirsi una vita in Serbia, anziché essere costretti ad andarsene».

Quella della Lista studentesca è stata una campagna elettorale diversa, lontana dai media e presente invece capillarmente sul territorio, villaggio per villaggio, quartiere per quartiere, a contatto con la gente. Un tour elettorale itinerante, fatto anche in bicicletta, per incontrare direttamente i cittadini. «È stata una dimostrazione della nostra determinazione e della fiducia nella comunità», raccontano gli studenti. «Per il movimento, questo viaggio ha dimostrato quanto sia forte il desiderio di un cambiamento reale – dicono -. Ovunque siamo andati, abbiamo incontrato persone che chiedono giustizia, speranza e una classe dirigente competente e preparata. Il sostegno ricevuto ci ha dato una forza enorme e ci ha fatto capire che questa mobilitazione non è più soltanto un’iniziativa studentesca, ma uno sforzo collettivo che coinvolge l’intera società».

LAV BOKA | L’arrivo degli studenti al comizio conclusivo della Lista Studentesca a Belgrado, 22 ottobre 2026

Vučić e i suoi 12 anni al potere

Gli studenti non sfidano solo l’uomo, Vučić, ma l’intero sistema di potere di cui da 12 anni è il vertice indiscusso. «Per anni è sembrato che avesse una risposta a tutto», dice Balunović. Sul piano interno ha rivendicato i risultati economici del suo governo, dalla riduzione della disoccupazione all’aumento dei salari, mentre consolidava il controllo totale sui media e restringeva gli spazi di dissenso. In politica estera ha accolto Volodymyr Zelensky, senza aderire alle sanzioni contro Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina, consentito i funerali con tanto di onori militari al boia Ratko Mladić e inviato un rappresentante alle esequie della Guida suprema iraniana Ali Khamenei. Ha inoltre attirato ingenti investimenti stranieri, soprattutto dalla Cina, spesso però in modi poco trasparenti, e rivendicato rapporti con Vladimir Putin, ma mantenendo aperta la prospettiva dell’adesione all’Ue, nonostante il negoziato sia fermo.

ANSA/MARKO DJOKOVIC | Il leader del Partito Progressista Serbo (SNS) e candidato alla carica di primo ministro, Aleksandar Vučić 3 ottobre 2026

Il 25 ottobre potrebbe segnare la fine dell’era Vučić, com’era accaduto in Ungheria per quella di Orbán. Gli studenti hanno trasformato la rabbia in organizzazione e la protesta in una proposta politica. Resta da vedere se le urne confermeranno questa spinta. Ma c’è un aspetto che va oltre il risultato elettorale. «Dopo anni in cui il potere di Vučić è sembrato inattaccabile – concordano gli studenti -, una generazione che non si riconosce nel sistema ha rimesso in discussione i suoi equilibri». E, qualunque sia l’esito, la Serbia da domenica non sarà più la stessa.

Foto copertina: LAV BOKA | Il comizio finale della lista studentesca a Belgrado, 22 ottobre 2026

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