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Cecchini di Sarajevo, parla (a volto scoperto) l’ex cacciatore piemontese indagato: «Convivo male con l’accusa, ma non mi tocca»

19 Aprile 2026 - 17:14 Anna Clarissa Mendi
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Lucio Cavanna, 64 anni, ex dipendente del comune di Genova, in un'intervista in esclusiva al Tgr Piemonte ribadisce: «In Bosnia non ci sono mai andato»

«Convivo male non tanto per l’accusa, che non mi tocca, perché continuo a ribadire che lì non ci sono mai stato. Mi preoccupa piuttosto che per un’ingenuità e una leggerezza l’inchiesta possa trascinarsi a lungo». A dichiararlo, in un’intervista a volto scoperto al Tgr Piemonte, è uno dei presunti “cecchini del weekendindagato dalla procura di Milano per «omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti», per l’ipotesi di aver pagato per andare a uccidere, anche civili, nella Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci tra il ’92 e il ’95. Il 64enne, Lucio Cavanna, vive in provincia di Alessandria e ha scelto di comparire a volto scoperto, al contrario dell’intervista, sempre al Tg, di poco tempo fa, quando invece disse di essere stato in Bosnia come «volontario» con «un gruppo paramilitare serbo», negando, però, di aver partecipato a quei “safari” dell’orrore a pagamento. 

La testimonianza

«Frequentavo dei poligoni, sentivo racconti di persone che qualche anno addietro mi hanno detto “siamo stati là”, e li ascoltavo con venerazione, dico la verità», dice nell’intervista andata in onda oggi, domenica 19 aprile, ribadendo di fatto quanto già illustrato nella memoria depositata alla procura di Milano nei giorni scorsi. Ex dipendente comunale e di uffici giudiziari a Genova, è un ex cacciatore per hobby. Chi erano quelle persone? «Liberi professionisti – risponde – comunque sicuramente, non avevano i miei limiti di budget. Bastava vedere anche i veicoli con cui venivano ad allenarsi».

Non avrebbero raccontato di essere andati a Sarajevo per sparare ai civili, ma solo di aver combattuto. «Io non mi ricordo questi nomi, tanto meno cognomi, ma se me li ricordassi non li farei», ha concluso. Il 13 aprile scorso, l’uomo si era avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai giudici milanesi. Ma la sua difesa aveva successivamente depositato una memoria difensiva per smontare le pesanti ammissioni fatte dallo stesso 64enne in precedenti interviste.

Foto copertina: Tgr Piemonte | Screenshot intervista

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