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Evelina Sgarbi dopo la visita in ospedale dal padre: «Perché la situazione è molto grave». L’accusa dopo il ricovero: «Non si vergogna»

24 Ottobre 2026 - 10:57 Giulia Norvegno
Vittorio Sgarbi e la figlia Evelina
La figlia 26enne del critico d'arte è stata in ospedale al Gemelli di Roma, dove Vittorio Sgarbi è ricoverato in terapia intensiva. E sempre in quel reparto lo ha ritrovato: i sospetti sul business da tutelare e le voci degli ultimi giorni sulle sue condizioni di salute in miglioramento
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Evelina Sgarbi ha smentito le ultime voci su un miglioramento del padre, Vittorio Sgarbi, ricoverato da settimane ormai in terapia intensiva all’ospedale Gemelli di Roma. Ospite di «Suite 102.5» su Rtl 102.5, la figlia del critico d’arte ha spiegato: «La situazione è molto grave. Sto lottando per ottenere cose che dovrebbero essere normali, come ricevere informazioni al telefono».

La 26enne ha spiegato che vivendo a Milano non riesce a esserci tutti i giorni per suo padre in ospedale. Con lui c’è sempre la compagna Sabrina Colle, con cui Evelina Sgarbi è in scontro aperto. Al punto da chiedere la nomina di un amministratore legale per suo padre. Da qui l’attacco a quanto trapelato finora sulle condizioni di salute di Vittorio Sgarbi: «La comunicazione di questi giorni è volta a far pensare che lui stia molto meglio, ma purtroppo non è così». Evelina ha visto il padre due giorni prima, lo scorso 21 ottobre, e lo ha trovato ancora in terapia intensiva. Da qui l’invito alla cautela: «Starei attenta a parlare come se fosse successo un miracolo».

Cosa non torna nella versione sul ricovero di Vittorio Sgarbi

La figlia contesta anche il racconto del ricovero circolato sui social, anche attraverso la fidanzata del critico d’arte. Secondo Evelina, la ricostruzione non regge: «Il 29 settembre lui era a Palermo per un’intervista, quindi anche questa è l’ennesima balla». Poi l’accusa a chi lo circonda: far passare il messaggio che stia meglio «fa comodo», perché per queste persone Sgarbi «è come se fosse un prodotto, un brand».

E se si venisse a sapere che non è più in grado di fare ciò che faceva prima, aggiunge, «non sarebbe più un business». Evelina dice di aver chiesto a chi è con il padre in ospedale «di farsi un esame di coscienza e di vergognarsi», perché la situazione resta molto seria, mentre la narrazione non cambia. Si sente messa nella parte della «cattiva», come se si preoccupasse solo «di rompere le scatole». Il suo sfogo, in ogni caso, si chiude con una frase netta: «Sono stanca di lottare per cose che dovrebbero essere normali».