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Youssef Siher, i legami sospetti col terrorismo e le mappe nel pc. Il suo ruolo dietro alla guerriglia di Milano: «È esponente di spicco dell’Islam politico»

25 Ottobre 2026 - 07:17 Giovanni Ruggiero
Youssef Siher e gli scontri a Milano
Il trentenne è stato arrestato con l'accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. I dubbi sui possibili complici e quale sarebbe stato il suo ruolo dietro alle devastazioni del 17 e 18 ottobre in centro a Milano
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Ha provato a fare il leader di una rivolta senza guida Youssef Siher, ma dopo la guerriglia del 17 e 18 ottobre e non prima. Lo dicono fonti di intelligence citate da Repubblica sul trentenne italo-marocchino considerato dagli inquirenti di Milano il “regista” dietro al Movimento 17 ottobre. La pm Francesca Crupi ipotizza il reato è istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall’uso di strumenti informatici, a cui si aggiunge l’articolo 420 bis del nuovo decreto legge, cioè la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Anche la moglie è indagata a piede libero per gli stessi reati. Ma sono ancora diversi i punti da chiarire sulla figura di Siher. A cominciare dalla rete a cui sarebbe stato legato, i suoi rapporti con l’estremismo islamico e se davvero non abbia saputo e potuto avere un ruolo prima che avvenissero i saccheggi e le devastazioni nel centro di Milano.

Come è stato rintracciato Youssef Siher

Il punto di partenza dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Siher, finora per lo più sconosciuto alle forze dell’ordine, è stata la ricostruzione delle sue attività online. L’Aisi, i servizi segreti interni, lo avrebbe individuato attraverso il tracciamento dei profili social. L’intelligence lo aveva già identificato quarantotto ore prima del blitz, secondo Repubblica. In più, gli investigatori di Polizia postale e Digos sono arrivati all’amministratore della pagina Instagram grazie alla collaborazione di Meta. La localizzazione del cellulare l’ha portato al Corvetto, ospite di un’amica attivista pro Pal, dove sarebbe sembrato anche sorpreso che la polizia lo stesse cercando. Le perquisizioni hanno interessato i genitori a Mazzano e Gavardo, nel Bresciano, dove sono stati sequestrati computer e dispositivi elettronici. Secondo il Corriere, gli agenti avrebbero trovato un file con tre luoghi di ritrovo per l’appuntamento successivo: piazza Cordusio, piazza Virgilio e largo Greppi. Nelle perquisizioni sono emersi anche manuali con indicazioni su come attaccare gli agenti. L’intervento è scattato quando la pagina ha annullato i punti di raccolta e ha deciso di comunicare le piazze all’ultimo minuto, per aggirare le forze dell’ordine.

Cosa ha studiato e dove ha lavorato Siher

Da gennaio Siher lavorava per Mercor, una startup americana che addestra sistemi di intelligenza artificiale. È probabilmente il primo lavoro stabile del trentenne, diplomato al liceo Fermi di Salò, laureato in Comunicazione, con la magistrale presa in Scienze politiche alla Statale di Milano. In via del Perdono i primi passi da aspirante leader, con l’elezione al Senato accademico e la creazione di un’associazione degli studenti musulmani. Ha lavorato come assistente di biblioteca e per qualche mese ha anche fatto il rider per Glovo.

Siher è stato descritto anche come giornalista freelance, ma non si sarebbe mai iscritto all’Albo. Di certo tutti i giornali con cui ha lavorato hanno di fatto preso le distanze da lui. Per il Foglio aveva scritto un articolo nel 2022. Per il sito del Fatto quotidiano ha collaborato dopo uno stage fino a meno di un anno fa, scrivendo una sessantina di pezzi, secondo il Corriere. È stato ricercatore con borsa di studio per l’Ispi nel 2024, ma «da allora non ha più collaborato con l’Istituto». Il Corriere cita anche una collaborazione con un canale satellitare «vicino ad Hezbollah», secondo Libero si tratterebbe di Al Mayadeen English.

Cos’è Alba nascente e cosa c’entra 2Generazione

Già nel 2024 gli apparati di sicurezza italiani avevano segnalato la nascita di Alba nascente, scrive Libero, di cui Siher risulta presidente e rappresentante legale. L’organizzazione sarebbe stata sospettata di diffondere nelle comunità musulmane europee propaganda riferibile a Hamas, al Fronte popolare per la liberazione della Palestina e alla Fratellanza musulmana. Repubblica racconta che Siher avrebbe frequentato i centri sociali prima di esserne allontanato per posizioni anticomuniste e antifemministe. Sarebbe considerato vicino alle posizioni iraniane e avrebbe avuto anche contatti con ambienti dell’intelligence algerina. Le stesse fonti a Repubblica escludono che ci possano essere legami tra questi suoi rapporti e la nascita del movimento 17 ottobre. Ma di certo, Siher è considerato «un esponente di spicco dell’Islam politico».

Secondo Libero, gli investigatori vedono dietro gli scontri anche 2Generazione, sigla rivolta ai giovani delle comunità immigrate con un manifesto social di 9 pagine, pubblicato in coincidenza con la chiusura dell’account Instagram personale di Siher. Il passaggio «Non vogliamo essere semplicemente rappresentati. Vogliamo rappresentarci da soli» richiamerebbe il suo articolo sul caso Fakir, e lo schema, dal disagio sociale alla formazione politica, fino alla mobilitazione organizzata, coinciderebbe con quello del suo saggio del 26 gennaio 2026.

Cosa scriveva Siher sui social e negli articoli

I quotidiani di centrodestra, a cominciare dal Giornale, lo descrivono come un «distinto propagandista dell’intifada globale». E citano un post dell’8 ottobre 2023 su Facebook, «Io sono palestinese», e un richiamo su X alla risoluzione Onu sulla «legittimità della lotta dei popoli per l’indipendenza», «con tutti i mezzi disponibili, inclusa la lotta armata». Nel 2024, commentando l’uccisione di un riservista italo-israeliano, avrebbe scritto «Alhamdulillah». Scrive poi slogan come «Intifada fino alla vittoria» e «Non ci arrendiamo, vinceremo o moriremo», oltre a un «AllahAkbar» in risposta a un tweet di Matteo Salvini e Antonio Tajani sull’attacco del 7 ottobre.

Su Miccia Mag, un suo pezzo definiva l’Operazione Diluvio al-Aqsa «un atto rivoluzionario di decolonizzazione». A luglio ha poi collegato le morti di Abderrahim Fakir, Abderrahim Mansour e Ramy Elgaml, denunciando «la parabola di un razzismo che da linguaggio politico è diventato legge, prassi securitaria e impunità istituzionale». Appena un anno fa, Siher scriveva dopo gli scontri in stazione Centrale a Milano tra polizia e ProPal: «Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete».

Siher ha fatto tutto da solo? Le piste aperte

Se Siher abbia agito senza complici o meno è ancora da chiarire. Le prime risultanze indicano che assieme a lui non ci fosse nessun altro: «Aveva sicuramente le competenze per farlo», osserva una fonte a conoscenza degli accertamenti, ma avrebbe trascurato la sicurezza informatica, lasciando tracce che un servizio straniero difficilmente gli avrebbe consentito. Come riportano su Repubblica Tiziana de Giorgio e Massimo Pisa, il profilo è compatibile con la guerra ibrida: qualcuno capace di inserirsi in una mobilitazione già esplosa, senza che questo dimostri una regia straniera. Si tende però a escludere che sia legato per esempio a Italia in piazza, che pure aveva invocato la mobilitazione negli scorsi weekend. Gli inquirenti stanno verificando se coordinasse una vera struttura.